Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fondo Ue di transizione verde. Italia pagherà per la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-15.

Unione Europea

È inutile abolire l’Unione Europea: nei fatti non conta più nulla.


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Frau Ursula von der Leyen aveva paragonato il Green Deal al progetto americano di sbarco sulla luna.  Avrebbe dovuto diventare una ‘pietra miliare’ nella storia dello sviluppo umano.

Mai il mondo avrebbe visto un progetto più grandioso, ad immortale gloria delle mente che lo avevano concepito.

«Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato»

«La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027»

«A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+)»

«Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”»

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Cerchiamo di ragionare.

Herr Timmermans aveva a suo tempo richiesto 1,300 (milletrecento) miliardi per il Green Deal. Era la cifra considerata quella minima per far transitare l’Unione Europea ad una felice isola verde nell’universo.

Il piano del budget settennale di Herr Timmermans fu clamorosamente bocciato. L’Unione Europea non ha denaro alcuno e Mrs Lagard aveva messo le mani avanti dichiarando che l’Ecb non c’entra nulla con il Green Deal: ci pensassero i singoli stati.

E così il Green Deal si trovò ad essere finanziato con 7.5 miliardi in sette anni, ossia con poco pi di un miliardo ogni anno. Ma essendo 27 gli stati efferenti l’Unione, sarebbero in termini medi poco più di trenta milioni all’anno per ogni singolo stato. Un po’ poco per sbarcare sulla luna, e ben poco per sanare il territorio ex Ilva.

Ma da quel guazzabuglio di parola emergerebbe che gli stati avrebbero la possibilità di stornare fondi ad altro scopo attribuiti sul Green Deal. Parole suadenti come la mela offerta a Biancaneve. La Germania ne farebbe la parte del leone, seguita dalla famelica Francia.

Risultato: l’Italia paga e la Germania intasca.

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Green deal: Ue apre ad aiuti per casi come l’Ilva.

Martedì arriva la proposta per il Fondo Ue di transizione verde.

Il nuovo Fondo europeo per la transizione verso un’economia verde partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” – come potrebbe essere per l’ex Ilva – senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato. E’ quanto emerge dalla bozza delle proposte che la Commissione europea presenterà martedì prossimo di cui l’ANSA ha preso visione. 

La Commissione Ue propone che il nuovo fondo (Fte) sia accessibile “a tutti gli Stati membri” e rientri all’interno delle politiche di coesione. Il fondo potrà contare su 7,5 miliardi di euro di risorse fresche per il 2021-2027. A questo stanziamento si aggiungeranno i cofinanziamenti nazionali e le risorse che gli Stati dovranno trasferire dai fondi per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse+). Il meccanismo alla base della proposta prevede che per ogni euro ricevuto dal Fte, i Paesi trasferiscano “da un minimo di 1,5 a un massimo di 3 euro” provenienti dagli altri fondi Ue. Secondo l’esecutivo europeo, grazie a questo meccanismo in sette anni potranno essere mobilitati fondi pubblici “fra i 30 e i 50 miliardi”. Lo strumento rientrerà in un più ampio Meccanismo per la transizione verde che ambisce ad attirare investimenti pubblici e privati per 100 miliardi. La Commissione chiede che siano i Paesi a “identificare i territori” bisognosi del sostegno del Fte, che in Italia coincideranno con le Province (categorizzate tecnicamente come NUTS 3), e a redigere piani di transizione territoriale ad hoc. Il Fte potrà finanziare anche “investimenti produttivi in aziende diverse dalle Pmi”, quando “sono necessari per l’attuazione dei piani di transizione territoriali”.