Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Di Maio scarica Casaleggio. E il prossimo sarà …..

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

Fossa dei Serpenti

Alla luce di quanto sta succedendo appare ben chiaro perché mai ad agosto Salvini abbia fatto cadere il governo: movimento cinque stelle ed il suo boss, Luigi Di Maio, sono inaffidabili.

Agiscono prima di pensare, ed il loro pensiero dura al più qualche ora. Vogliono tutto e l’opposto di quel tutto. Non si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Ma questo sarebbe anche il meno.

Pugnalano alla schiena gli ex-amici con la facilità con la quale un pizzaiolo provetto manipola l’impasto della pizza.

«Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato»

«il ministro degli Esteri sarebbe pronto a smarcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.»

«alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale»

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Tutti i processi putrefattivi sono particolarmente repellenti.

Mr Di Maio non è immorale: è amorale.

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M5S, Di Maio si smarca da Casaleggio: mossa del leader per uscire dall’angolo

«Smarcarsi dalla Casaleggio Associati. Arginare il potere di «influenza» di Davide fino ad arrivare a un clamoroso divorzio nella gestione del blog delle stelle, il sito del M5S. Luigi Di Maio in queste ore di assedio sta maturando un’unica convinzione: basta fare il «parafulmine» delle scelte prese a Milano, spostandosi così verso Beppe Grillo, anche lui autonomo sul web. Obiettivo: scrollarsi di dosso i sospetti di conflitto d’interessi che periodicamente spuntano fuori quando si parla della società privata di consulenza. ….

I deputati e i ministri a lui più vicini gli ricordano gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno. A dicembre la decisione di nominare Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il centrale ruolo di responsabile dell’organizzazione, è stato motivo di scontro – mai emerso – tra Davide e Luigi. Ma il figlio di Gianroberto ha avuto la meglio, mentre al capo politico sono arrivate solo le critiche per aver nominato una dirigente «poco riconosciuta dalla base». Per non parlare delle polemiche di quando sempre Casaleggio andò a parlare all’Onu, per l’Italia, di democrazia digitale. Fatti che ritornano in mente a Di Maio e che ora «per salvarsi» e rimanere alla guida del Movimento lo costringeranno a una svolta. D’altronde il documento dei senatori pentastellati, oltre a dividere i ruoli di partito da quelli di governo, mette alla berlina proprio il sistema Rousseau: dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma.»

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Caos M5s, la clamorosa mossa di Di Maio per placare le rivolte interne

«Il capo politico del M5s Luigi Di Maio starebbe studiando l’ipotesi di separarsi dalla gestione del “Blog delle stelle” per allontanare i sospetti di conflitto d’interessi.

Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, il ministro degli Esteri sarebbe pronto a marcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.

L’obiettivo di Di Maio sarebbe quello di rendersi autonomo sul web così da scrollarsi di dosso tutti i sospetti di conflitto d’interessi che spesso saltano fuori quando si parla della società privata di consulenza. I parlamentari e i ministri vicini al capo politico del M5s ricordano allo stesso Giggino gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno tra cui la nomina avvenuta lo scorso dicembre di Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il ruolo di responsabile dell’organizzazione. In quell’occasione Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, ha avuto la meglio mentre Di Maio fu pesantemente attaccato per aver scelto una dirigente “poco riconosciuta dalla base”.

La rivolta del mondo pentastellato contro la piattaforma Rousseau è sempre più forte. Basti pensare al documento dei senatori 5s presentato all’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari lo scorso giovedì: oltre a chiedere la suddivisione dei ruoli di partito da quelli di governo, nel testo si critica il sistema Rousseau, dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’ obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma. Un attacco frontale che fino a qualche mese fa era difficile da ipotizzare. Un primo segnale in questa direzione è già arrivato: i disavanzi delle restituzioni non andranno più all’associazione.

Ma staccarsi dalla Casaleggio Associati potrebbe non bastare a Di Maio a salvarsi. Il malcontento in casa M5s, per un motivo o per un altro, è sempre più palpabile e gli addii non sono più casi isolati legati a singoli parlamentari. Nelle scorse ore, poi, a gettare ulteriore scompiglio nel campo pentastellato ci ha pensato il senatore Gianluigi Paragone, espulso pochi giorni fa dal MoVimento, che ha annunciato di avere l’intenzione di fare un qualcosa con Alessandro Di Battista, magari in ambito culturale. Un modo, questo, per ricompattare l’area dei grillini ortodossi e anti-sistema delusi dall’indirizzo politico seguito soprattutto in questi ultimi mesi dal M5s.»

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Luigi Di Maio verso l’addio alla guida del M5s: l’indiscrezione del Fatto, guerra con Travaglio

«Luigi Di Maio questa volta è davvero pronto per l’addio. Probabilmente prima del voto del 26 gennaio in Emilia Romagna, dove è previsto un crollo totale del Movimento 5 stelle, potrebbe lasciare il suo ruolo di capo politico. Si parla del 20-21 del mese, rivela Il Fatto quotidiano, non appena saranno eletti i nuovi facilitatori regionali del M5s. Una indiscrezione smentita categoricamente dallo staff di Di Maio.  

Secondo quanto riporta il giornale di Marco Travaglio, alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale. E Di Maio sarebbe imputato del flop. Quindi meglio togliersi un problema visto che le rogne non gli mancano, tra battaglie interne e fughe nel gruppo Misto. E quelli che gli chiedono di mollare.

Un pressing che si fa sempre più pesante. “Lo vogliono spingere verso la porta”, confida un fedelissimo. La carica dura cinque anni, rinnovabile per un altro mandato. Ma Di Maio lascerà, assicurano dal Fatto, non prima di lasciare al M5S una nuova, definitiva organizzazione, con la scelta dei facilitatori regionali.»