Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Istat. Lavoro. 8.498 milioni di femmine inattive non avranno la pensione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

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Il quadro si presenta relativamente stabile rispetto al passato prossimo.

Vi sono tuttavia due elementi sui quali sarebbe opportuno ragionare a fondo.

Dipendenti a tempo parziale.

I dipendenti a tempo parziale sono 4.409 milioni.

Per definizione, al rapporto a tempo parziale corrisponde uno stipendio ridotto. Ma allo stipendio ridotto corrisponde di conseguenza una minor quota di versamenti i contributi pensionistici.

Bene.

Questi 4.409 milioni di persone potranno godere di una pensione minimale, ben al di sotto della soglia di povertà e miseria.

Inattivi tra i 15 – 64 anni.

Gli inattivi tra i 15-64 sono un totale di 13,268 milioni di persone, delle quali 8,498 sono femmine.

Molte le motivazioni, ma l’esito finale è che giunte all’età pensionabile non avranno fatto versamenti di contributi pensionistici. Non solo, ma data la dinamica della formazione delle famiglie, larga quota delle femmine non potrà godere nemmeno di una sia pur minima pensione di reversibilità.

Ci si pensi bene: otto milioni e mezzo di persone che, se all’epoca ci saranno ancora risorse disponibili, potranno al massimo usufruire di un contributo sociale, diciamo tra i 400 ed i 600 euro netti mensili.

Anche ammettendo un contributo di 600 euro mensili, la somma totale a carico dello stato sarebbe 95.529 miliardi.

Conclusioni.

Nulla in Italia è più definitivo del provvisorio.

La soluzione del part-time è eccellente nel permettere di lavorare anche a persone che altrimenti non avrebbero potuto farlo, per una congerie di motivi.

Tuttavia, per sua intrinseca natura, dovrebbe essere una soluzione temporanea, provvisoria, anche tenendo conto della difficoltà di ottenere una posizione a tempo pieno in età matura.

Si è perfettamente consci di quanti e di quale portata siano i problemi odierni, così come si capisce benissimo che il problema posto diventerà severo nei decenni.

Però a nostro sommesso parere il futuro problema pensionistico si prospetta essere ancor più severo di quello attuale, e soluzioni graduate nel tempo potrebbero ridurne l’impatto.

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Istat ha pubblicato il Report sul mercato del lavoro. Versione pdf.

Nel terzo trimestre 2019 l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una crescita su base sia congiunturale (+0,4%) sia tendenziale (+0,5%). Contestualmente, l’occupazione rimane pressoché invariata rispetto al trimestre precedente, in un contesto di calo della disoccupazione e dell’inattività. Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase persistente di debole crescita dei livelli di attività economica, confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale dello 0,1% del Pil.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2019 il numero di persone occupate rimane sostanzialmente invariato in termini congiunturali, a sintesi dell’aumento dei dipendenti – soprattutto a termine –  e del calo degli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti). Nei dati mensili più recenti (ottobre 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati mostrano una crescita rispetto al mese precedente.

Nell’andamento tendenziale prosegue la crescita del numero di occupati (+0,6%, +151 mila in un anno), dovuta ai dipendenti permanenti a fronte del calo di quelli a termine e degli indipendenti; l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 17,6% (-0,3 punti in un anno). Dopo il rallentamento della crescita negli ultimi tre trimestri, gli occupati a tempo pieno tornano a diminuire mentre prosegue più intenso l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stabile al 64,0% dei lavoratori a tempo parziale. Nel terzo trimestre 2019, tra i giovani 15-34 anni tornano a crescere l’occupazione e il relativo tasso, in termini tendenziali e congiunturali.

Nel confronto annuo, con minore intensità, per il decimo trimestre consecutivo continua la riduzione del numero di disoccupati (-61 mila in un anno, -2,5%) che coinvolge solo gli individui in cerca di prima occupazione a fronte del lieve aumento di quanti avevano precedenti esperienze di lavoro. Dopo l’aumento dello scorso trimestre, torna a diminuire il numero di inattivi di 15-64 anni (-199 mila in un anno, -1,5%).

Il tasso di disoccupazione è in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima; tale andamento si associa alla stabilità congiunturale e alla diminuzione tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Nei dati mensili di ottobre 2019 il tasso di disoccupazione è in diminuzione in confronto a settembre 2019 e quello di inattività in lieve crescita.

Nei dati di flusso – a distanza di 12 mesi – aumenta la permanenza nell’occupazione, in particolare tra le donne e tra i giovani di 15-34 anni. Tra i dipendenti a termine la maggiore permanenza nell’occupazione è dovuta al cospicuo aumento delle transizioni verso il tempo indeterminato (+9,5 punti).

Dal lato delle imprese, prosegue la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. L’aumento delle posizioni lavorative è associato ad un aumento delle ore lavorate per dipendente pari allo 0,2% su base congiunturale e ad una diminuzione dello 0,4% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione positiva. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato sia su base congiunturale sia su base annua. Il costo del lavoro cresce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento, sia su base congiunturale sia su base annua, delle retribuzioni (rispettivamente +0,1% e +1,4%) e di una lieve riduzione congiunturale degli oneri sociali (-0,1%) accompagnata da un proseguimento di crescita su base annua (+3,0%).

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