Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario

Popolare Bari. Ci accusarono di spargere fake news. Ma il buco supera i 3 mld.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-09.

2019-12-05__Banca Popolare Bari

Quando pubblicammo che erano state sospese le azioni e le obbligazioni della Banca Popolare di Bari fummo immediatamente accusati di voler spargere notizie false e tendenziose per turpi scopi elettorali.

Accuse che si moltiplicarono per numero  ed intensità quando dicemmo che il buco non era certo la manciata di milioni riportata dalla stampa dabbene.

Popolare di Bari. Sospese azioni ed obbligazioni.

Banca Popolare Bari. Commissariata ed il Governo litiga.

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«Il rapporto ispettivo del 2016 in cui si evidenziano “previsioni di perdita per 1,6 miliardi” e a cui non seguiranno azioni del Direttorio sugli Jacobini»

«Quel treno avviato in una folle corsa verso la distruzione, sotto la gestione “padronale” della famiglia Jacobini, andava fermato almeno 3 anni fa»

«A dirlo tra le righe è il rapporto degli stessi ispettori di Banca d’Italia che a giugno del 2016 si mettono a setacciare la banca con il preciso mandato di verificare il “governo e la gestione del credito”»

«Pezzi di quei verbali sono ora sotto l’occhio della Procura di Bari e alcuni stralci sono stati pubblicati ieri da Il Sole 24Ore»

«Il passaggio del verbale spiega che l’analisi di un campione di posizioni creditizie avrebbe fatto emergere “sofferenze per 1,9 miliardi, inadempienze probabili per 1,2 miliardi e previsioni di perdita per 1,6 miliardi”»

«Nel bilancio 2016 lo stesso anno dell’impietosa quantificazione del reale peso delle sofferenze, la Bari scrive che le sofferenze lorde sono poco più di 1,3 miliardi, le inadempienze attorno al miliardo per un totale di crediti deteriorati lordi a 2,6 miliardi»

«Una valanga che da sola vale il 25% dell’intero portafoglio prestiti»

«Per gli ispettori infatti i crediti malati supererebbero i 3 miliardi»

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In primo luogo, emerge il problema della sorveglianza che la Banca di Italia avrebbe dovuto fare e dei poteri costrittivi che le sono stati concessi. Se è del tutto comprensibile che la banca centrale si muova con grande prudenza, sarebbe altresì auspicabile che questa di erga a tutela dei clienti onesti della banca messa sotto indagini. In caso contrario, il suo operato a nulla servirebbe.

In secondo luogo, esiste ed è concreto il problema della magistratura, che sarebbe dovuta intervenire già nel 2016. Poi, quando è in ballo una certa quale parte politica, la magistratura agisce ad una velocità di gran lunga superiore a quella della luce: ma quando ad essere coinvolta è un’altra parte la velocità si riduce vicino lo zero.

In terzo luogo, si resta davvero perplessi che, in un’epoca ove la contabilità è tutta informatizzata, sia quasi impossibile ottenere in tempo reale una ragionevole chiusura dei conti. Stiamo assistendo ad un minuetto di cifre anche molto differenti, che molto difficilmente sono state pubblicizzate a caso.

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Popbari, buco da 1,6 miliardi già nel 2016. Ma Visco è stato a guardare

Il rapporto ispettivo del 2016 in cui si evidenziano “previsioni di perdita per 1,6 miliardi” e a cui non seguiranno azioni del Direttorio sugli Jacobini

Quel treno avviato in una folle corsa verso la distruzione, sotto la gestione “padronale” della famiglia Jacobini, andava fermato almeno 3 anni fa. E invece sulla Popolare di Bari si è traccheggiato. Ci si è affidati alla buona sorte, come se qualche magia potesse arrestare un dissesto conclamato già nel 2016. A dirlo tra le righe è il rapporto degli stessi ispettori di Banca d’Italia che a giugno del 2016 si mettono a setacciare la banca con il preciso mandato di verificare il “governo e la gestione del credito”. Devono cioè capire se e come la banca stima e classifica i prestiti tra quelli in bonis e quelli in sofferenza che si tramuteranno in perdite per l’istituto. Quel verbale ispettivo chiuso a novembre del 2016 era ovviamente all’attenzione del Direttorio di Banca d’Italia, ma non ha sortito effetti sostanziali. Pezzi di quei verbali sono ora sotto l’occhio della Procura di Bari e alcuni stralci sono stati pubblicati ieri da Il Sole 24Ore.

IL J’ACCUSE SUL BUCO NASCOSTO DELLA BARI

Ebbene c’è un passaggio che oggi suona inquietante con il senno di poi e la dice lunga sull’inazione dei vertici di palazzo Koch. Il passaggio del verbale spiega che l’analisi di un campione di posizioni creditizie avrebbe fatto emergere “sofferenze per 1,9 miliardi, inadempienze probabili per 1,2 miliardi e previsioni di perdita per 1,6 miliardi”. E il rapporto prosegue: “Non sono stati sviluppati strumenti e metodologie per indirizzare l’erogazione del credito secondo criteri di redditività corretti per il rischio”. Affermazioni molto gravi che avrebbero dovuto lanciare più di un’allerta sulla gestione disinvolta del credito da parte dei vertici della Bari. E invece nulla accade. Nel bilancio 2016 lo stesso anno dell’impietosa quantificazione del reale peso delle sofferenze, la Bari scrive che le sofferenze lorde sono poco più di 1,3 miliardi, le inadempienze attorno al miliardo per un totale di crediti deteriorati lordi a 2,6 miliardi. Una valanga che da sola vale il 25% dell’intero portafoglio prestiti. In realtà secondo gli ispettori di Bankitalia sottostimati di almeno mezzo miliardo. Per gli ispettori infatti i crediti malati supererebbero i 3 miliardi. Ma il dato choc è nella previsione che formulano i detective di Visco.

SE AVESSE FATTO PULIZIA BARI SENZA PIU’ CAPITALE GIA 3 ANNI FA

Da quella montagna di crediti senza ritorno c’è da aspettarsi un buco futuro di 1,6 miliardi. Il che vorrebbe dire che la Bari di fatto non aveva più patrimonio. Il patrimonio netto in quel lontano 2016 è di 1 miliardo e il capitale di base quello vero che conta ai fini dei requisiti di Vigilanza supera a malapena gli 850 milioni. Se però la banca dovendo prima o poi svalutare almeno la metà di quei 3 miliardi ha in pancia perdite future per 1,6 miliardi ecco che la distruzione di tutto il patrimonio della banca pugliese è nell’ordine delle cose. Di fatto se la banca avesse fatto pulizia vera sarebbe fallita già tre anni fa. Difficile poterselo permettere però. Solo 2 anni prima Bari si era sacrificata nel salvataggio di Tercas. E un nuovo crac nel pieno della crisi dei crac bancari italiani doveva risultare intollerabile.

LA BEFFA DEGLI JACOBINI AI RILIEVI DI BANKITALIA

La beffa è che la banca si fa beffe della Vigilanza. Non solo fa spallucce rispetto alla sottostima delle sofferenze ma addirittura negli anni 2016 -2017 riduce ai minimi termini la svalutazione dei crediti malati. Nel 2016 le rettifiche sono solo di 81 milioni, noccioline rispetto alla mole di 1,55 miliardi di crediti malati netti. Nel 2017 pur con la zavorra di oltre 2,55 miliardi di prestiti malati lordi (sottostimati rispetto alle evidenze degli ispettori) le rettifiche sui crediti sono addirittura più basse, solo 66 milioni. Se questo vuol dire attenersi alle indicazioni della Vigilanza? Quasi uno schiaffo in faccia a Visco.

IL BALLETTO E LA MELINA

E poi ecco il balletto tutto formale. Arriva il rapporto con gli ammonimenti cui segue la solita melina. Con la banca che riceve il rapporto ispettivo, manda le sue controdeduzioni alla Vigilanza e poi spiega a bilancio che ha tenuto conto delle osservazioni e ha messo in campo le idonee misure per ottemperare alle richieste etc etc…. è la parte più surreale dell’intera vicenda.

I POTERI DI BANKITALIA

Già vista altre volte in tutti i casi di banche fallite. La Vigilanza ci racconta che è dal 2010 che tiene sotto stretta osservazione la banca pugliese. Il clou è quel rapporto ispettivo del 2016 che di fatto mostra come la situazione sia sull’orlo del baratro. E invece passeranno altri tre lunghi anni prima che giunga finalmente il defenestramento degli Jacobini. Con in più lo smacco dell’arrocco della famiglia che nei fatti fa spallucce ai rilievi di Bankitalia. La difesa dell’Authority è che non ha poteri di polizia giudiziaria.

Per quelli c’è la magistratura che infatti nelle sue indagini si avvale anche dei rapporti ispettivi della Vigilanza. Ma messo così l’assetto dei controlli sul sistema bancario fa acqua da tutte le parti. Prima che si intervenga a recidere il bubbone malato finisce che trascorrono anni rispetto a episodi conclamati di malagestio. E quando si interviene finisce che ormai è troppo tardi. Per i soci che a Bari dovranno mettere in conto perdite per 1,5 miliardi in valore azionario; per il sistema bancario che tramite il Fitd finisce per dover staccare assegni sempre più copiosi e per il contribuente che tramite il Tesoro deve metter quattrini per evitare il fallimento. Film troppe volte visto in Italia.