Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Agenzia delle Entrate Kaputt. Esautorati 2,600 capisquadra.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

Agenzia Entrate

«Emergenza per il funzionamento dell’Agenzia delle entrate»

«Il vertice è decaduto da dicembre»

«Inoltre da gennaio 2.600 capisquadra — figure intermedie che si caricavano dell’operatività quotidiana dell’agenzia — non sono stati confermati. Di conseguenza non possono più firmare gli atti a cui stavano lavorando, a partire dai più semplici accertamenti»

«Il direttore, Antonino Maggiore, è «scaduto» da dicembre, assieme a quelli delle agenzie del Demanio e delle Dogane»

«Al momento a guidare l’Agenzia è il vicedirettore, Aldo Polito. Il problema è che Polito dal primo febbraio sarà in pensione»

«La situazione è aggravata dal fatto che il comitato di gestione (a cui spetta la ratifica delle decisioni prese dal direttore) è anch’esso scaduto dalla primavera scorsa»

«Veniamo alla situazione dei capisquadra. Fino a ieri questi guadagnavano tra i 1.600 e i 1.900 euro netti al mese. Per organizzare il lavoro, assegnare le pratiche, dare indicazioni sugli accertamenti più complessi. A giugno il sindacato aveva firmato un accordo con l’Agenzia per conferire loro un aumento. Circa 4 milioni di euro avrebbero consentito di aggiungere alle retribuzioni di ciascuno dai 190 euro lordi ai 230 euro lordi al mese»

«Per i 2.600 capi squadra al posto dell’aumento di stipendio arriverà un taglio alla retribuzione. Si parla di circa 415 euro lordi al mese in meno (circa 300 netti se si considera un’aliquota del 27%, 257 in meno per chi è tassato al 38%).»

«Il paradosso è che tutto ciò avviene proprio mentre il governo promette una più efficace lotta all’evasione fiscale»

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L’Agenzia delle Entrate giace sotto i macigni della burocrazia e dell’incuria governativa.

Non aggiungiamo altri commenti per non incorrere nei rigori del codice penale.

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Agenzia delle entrate in stallo: esautorati 2.600 capisquadra (con taglio dello stipendio)

Emergenza per il funzionamento dell’Agenzia delle entrate. Il vertice è decaduto da dicembre. Inoltre da gennaio 2.600 capisquadra — figure intermedie che si caricavano dell’operatività quotidiana dell’agenzia — non sono stati confermati. Di conseguenza non possono più firmare gli atti a cui stavano lavorando, a partire dai più semplici accertamenti.

Ma andiamo con ordine. Il direttore, Antonino Maggiore, è «scaduto» da dicembre, assieme a quelli delle agenzie del Demanio e delle Dogane. Al momento a guidare l’Agenzia è il vicedirettore, Aldo Polito. Il problema è che Polito dal primo febbraio sarà in pensione. Da notare: l’iter burocratico per la nomina del nuovo direttore dell’Agenzia richiede almeno un mese di tempo. Morale: l’Agenzia delle entrate rischia di restare a breve senza una guida. La situazione è aggravata dal fatto che il comitato di gestione (a cui spetta la ratifica delle decisioni prese dal direttore) è anch’esso scaduto dalla primavera scorsa.

Veniamo alla situazione dei capisquadra. Fino a ieri questi guadagnavano tra i 1.600 e i 1.900 euro netti al mese. Per organizzare il lavoro, assegnare le pratiche, dare indicazioni sugli accertamenti più complessi. A giugno il sindacato aveva firmato un accordo con l’Agenzia per conferire loro un aumento. Circa 4 milioni di euro avrebbero consentito di aggiungere alle retribuzioni di ciascuno dai 190 euro lordi ai 230 euro lordi al mese.

L’accordo, però, non è stato raggiunto entro la data prevista: il 31 dicembre scorso. Per i 2.600 capi squadra al posto dell’aumento di stipendio arriverà un taglio alla retribuzione. Si parla di circa 415 euro lordi al mese in meno (circa 300 netti se si considera un’aliquota del 27%, 257 in meno per chi è tassato al 38%). Nonostante ciò l’amministrazione sta chiedendo a ciascuno di continuare a firmare gli atti, con le responsabilità che ciò comporta. «I capi squadra sono figure chiave per gli uffici e devono essere remunerati in relazione ai loro compiti — dicono Cgil, Cisl, Uil, Flp e Unsa —. L’Agenzia avrebbe potuto emanare un atto unilaterale per prolungare di tre mesi la trattativa e nel frattempo permettere ai capi squadra di continuare a lavorare. Non capiamo perché questo non sia stato fatto».

Il paradosso è che tutto ciò avviene proprio mentre il governo promette una più efficace lotta all’evasione fiscale. E con un’ulteriore spada di Damocle sul futuro dell’Agenzia: la sentenza della Corte Costituzionale attesa a febbraio sulla legittimità dell’individuazione di 1.500 addetti ad «alta responsabilità» che stanno sopperendo alla decapitazione nel 2015 di 1.500 dirigenti «rei» di essere stati nominati tra chi era già interno all’agenzia e di non essere entrati tramite concorso.