Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Fisco e Tasse

Italia. Famiglie. Ricchezza finanziaria a 4,218 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-07.

Rembrandt. Il Cambiavalute.

Per meglio comprendere i risultati forniti dal Rapporto Aipb-Censis sarebbe utile aver presente alcuni dati forniti dall’Istat.

Calcolo della soglia di povertà assoluta

«La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.»

Si prenda in considerazione un nucleo familiare che viva al nord in un’area metropolitana.

Per un single di età tra i 18 ed i 59 anni la soglia è 834.66 euro, ossia 10,015.92 euro/anno.

Per una famiglia di due genitori ed un figlio la soglia è 1,404.06 euro, ossia 16,848.72 euro/anno.

Per una famiglia di due genitori e due figli la soglia è 1,668.35 euro, ossia 20,020.20 euro/anno.

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«Secondo il Rapporto Aipb-Censis, nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa»

«E il 35,3% investirebbe in infrastrutture.»

«Sono 500 mila le famiglie italiane che detengono patrimoni finanziari superiori a mezzo milione di euro (circa il 2,5% delle famiglie).»

«E ammonta a circa 850 miliardi di euro il portafoglio di risparmi per investimenti affidati al private banking»

«Molta la ricchezza ereditata dal passato, poca la nuova aggiunta di recente»

«Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie degli italiani vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa»

«Boom anche delle riserve assicurative, pari al 23,7% del portafoglio, con un aumento del 44,6% in dieci anni»

«Crollano invece titoli obbligazionari (pesano per il 6,9% del portafoglio, erano pari al 21% dieci anni fa) e azioni (-12,4% dal 2008)»

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Ancor più interessanti delle cifre sono le motivazioni.

«la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie …. ammontava a 4.218 miliardi di euro»

«Secondo il 76,8% degli italiani, contante, soldi tenuti fermi sui conti correnti bancari e investimenti finanziari non devono essere tassati»

«una predilezione per il contante: amatissimo strumento contro l’insicurezza»

«il 61,2% degli italiani non utilizzerebbe i propri risparmi per acquistare Bot, Btp o altri titoli del debito pubblico. È la fine dei «Bot people»»

«Ponte di Genova, Tav, grandi catastrofi naturali, traffico intasato, trasporti locali inefficienti rendono prioritari gli investimenti in infrastrutture. Per l’89,3% degli italiani si tratta di investimenti strategici»

«Se in Italia le infrastrutture si annunciano e poi non si portano a termine, per il 57,9% degli italiani ciò dipende dalla corruzione, per il 54,1% da regole eccessive e burocrazia lenta, per il 33,7% da controlli insufficienti sulle imprese che realizzano i lavori, per il 31,7% dalla politica che cambia idea sulle opere da realizzare»

«Se l’economia reale vuole attirare risparmio deve rendersi allettante, e non per effetto di una tassazione aggiuntiva sulla liquidità»

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Vi sarebbero davvero molte considerazione da trarne.

– 500,000 euro sono una gran bella cifra, sia ben chiaro, ma ad oggi non rende in termini medi più di 10,000 euro all’anno, cifra ben al di sotto della più severa soglia di povertà. Chi li detenesse, non potrebbe certo vivere di rendita.

– Anche con l’ultima manovra finanziaria, peraltro bocciata dall’Unione Europea, il Governo si è accanito contro la classe produttiva e contro la detenzione di liquidità. Il tutto per ricavarne una manciata di miliardi.

– Nel contempo, gli italiani dispongono di 4,2018 miliardi di euro tenuti lì, alla belle meglio in ragione dei tempi, che si riverserebbero come investimenti produttivi se solo il Governo eliminasse la corruzione che è al suo interno, le regole eccessive e la burocrazia lenta, e facesse controlli degni di tal nome.

– Gli italiani non sono più disponibili a comprare titoli di stato: che il Governo si cerchi altrove gli acquirenti.

Ma questo è un concetto che né PD né M5S riuscirebbero mai a comprendere. Le ideologie offuscano le menti.

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Risparmio, non si ferma la corsa alla liquidità degli italiani

Secondo il Rapporto Aipb-Censis, nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa. E il 35,3% investirebbe in infrastrutture.

Sono 500 mila le famiglie italiane che detengono patrimoni finanziari superiori a mezzo milione di euro (circa il 2,5% delle famiglie). E ammonta a circa 850 miliardi di euro il portafoglio di risparmi per investimenti affidati al private banking.
Come rileva il 2° Rapporto Aipb-Censis «Gli italiani e la ricchezza. Affidarsi al futuro, ripartire dalle infrastrutture», realizzato dal Censis per Aipb (Associazione Italiana Private Banking) e presentato oggi a Roma, non si ferma la corsa alla liquidità degli italiani, anche se la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie non è ancora tornata ai livelli pre-crisi. Alla fine del 2018 ammontava a 4.218 miliardi di euro: -0,4% in termini reali rispetto al 2008. Molta la ricchezza ereditata dal passato, poca la nuova aggiunta di recente.

Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie degli italiani vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa. Boom anche delle riserve assicurative, pari al 23,7% del portafoglio, con un aumento del 44,6% in dieci anni. Crollano invece titoli obbligazionari (pesano per il 6,9% del portafoglio, erano pari al 21% dieci anni fa) e azioni (-12,4% dal 2008).

Secondo il 76,8% degli italiani, contante, soldi tenuti fermi sui conti correnti bancari e investimenti finanziari non devono essere tassati in misura maggiore delle risorse che invece vengono investite nell’economia reale. Le idee degli italiani sul risparmio prevedono una difesa intransigente della libertà di scelta del risparmiatore e ancora una predilezione per il contante: amatissimo strumento contro l’insicurezza. Tra i risparmiatori vince poi una crescente diffidenza verso lo Stato: il 61,2% degli italiani non utilizzerebbe i propri risparmi per acquistare Bot, Btp o altri titoli del debito pubblico. È la fine dei «Bot people».

Ponte di Genova, Tav, grandi catastrofi naturali, traffico intasato, trasporti locali inefficienti rendono prioritari gli investimenti in infrastrutture. Per l’89,3% degli italiani si tratta di investimenti strategici. Per il 50,7% bisogna investire nella messa in sicurezza del territorio contro frane, inondazioni e terremoti, per il 39,3% nelle energie alternative, per il 33,2% nella ristrutturazione di monumenti, chiese, opere d’arte, siti archeologici, per il 22,5% nelle ferrovie e nei treni locali, per il 22% in collegamenti stradali e ferroviari tra il Tirreno e l’Adriatico, per il 20,8% nella connessione internet veloce ovunque e per il 20% nei trasporti pubblici delle grandi città. Se in Italia le infrastrutture si annunciano e poi non si portano a termine, per il 57,9% degli italiani ciò dipende dalla corruzione, per il 54,1% da regole eccessive e burocrazia lenta, per il 33,7% da controlli insufficienti sulle imprese che realizzano i lavori, per il 31,7% dalla politica che cambia idea sulle opere da realizzare. Proprio le ragioni che bloccano o rallentano i cantieri dissuadono gli italiani dall’obiettivo di investire i propri soldi negli strumenti di finanziamento delle infrastrutture. Anche tra i clienti del private banking il 56,7% opta per altri investimenti dai rendimenti più sicuri e il 55,7% teme ritardi o blocchi delle opere. Nonostante tutto ciò, il 35,3% investirebbe in infrastrutture.

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Per gli italiani prima di tutto contante e depositi bancari. Fine dei ‘Bot people’

Non si ferma la corsa alla liquidità per gli italiani, nonostante il governo sia alle prese proprio in questo periodo con la lotta contro il cash. Questo uno dei punti salienti che emerge dal secondo Rapporto Aipb-Censis «Gli italiani e la ricchezza. Affidarsi al futuro, ripartire dalle infrastrutture», realizzato dal Censis per Aipb (Associazione Italiana Private Banking), presentato oggi a Roma da Giorgio De Rita, segretario generale del Censis.

Vince la voce contante e depositi bancari, italiani lontani da obbligazioni e azioni

Quando si parla di italiani e risparmi una prima considerazione da fare è che molta la ricchezza ereditata dal passato, poca la nuova aggiunta di recente. A conti fatti, alla fine del 2018 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ammontava a 4.218 miliardi di euro: -0,4% in termini reali rispetto al 2008. Guardando poi nel dettaglio alla composizione del portafoglio delle attività finanziarie degli italiani vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa. Gettonate anche le riserve assicurative, pari al 23,7% del portafoglio, con un aumento del 44,6% in dieci anni. Un approccio completamente diverso quando si parla di titoli obbligazionari (pesano per il 6,9% del portafoglio, erano pari al 21% dieci anni fa) e azioni (-12,4% dal 2008). In questo quadro, sono 500.000 le famiglie italiane che detengono patrimoni finanziari superiori a mezzo milione di euro (circa il 2,5% delle famiglie). E ammonta a circa 850 miliardi di euro il portafoglio di risparmi per investimenti affidati al private banking.

E’ la fine dei ‘Bot people’

Secondo il 76,8% degli italiani, contante, soldi tenuti fermi sui conti correnti bancari e investimenti finanziari non devono essere tassati in misura maggiore delle risorse che invece vengono investite nell’economia reale. Il rapporto firmato da Aipb e Censis mette inoltre in luce che le idee degli italiani sul risparmio prevedono una difesa intransigente della libertà di scelta del risparmiatore e ancora una predilezione per il contante: amatissimo strumento contro l’insicurezza. Se l’economia reale vuole attirare risparmio deve rendersi allettante, e non per effetto di una tassazione aggiuntiva sulla liquidità.

C’è poi un’altra questione che si fa largo tra i risparmiatori: ovvero una crescente diffidenza verso lo Stato che si traduce in una percentuale pari al 61,2% di italiani che non utilizzerebbe i propri risparmi per acquistare Bot, Btp o altri titoli del debito pubblico. È la fine dei «Bot people», quando il risparmio privato alimentava una esplosiva spesa pubblica, che a sua volta foraggiava redditi privati e un sistema di welfare pubblico molto generoso