Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Forza Italia. Un partito alla deriva si riunirà il 18 gennaio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-06.

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Silvio Berlusconi è nato il 29 settembre 1936: ad oggi ha 84 anni.

Gli si deve rendere atto che nel 1994 sia stato l’unico a comprendere come l’Italia e gli italiani non fossero ‘di sinistra’, organizzando nel breve volgere di tre mesi una formazione politica che ha vinto le elezioni politiche.

Gli si rende altresì merito di aver genialmente bloccato quella che il partito comunista di allora riteneva fosse una marcia trionfale verso il potere.

Aver salvato l’Italia dal partito comunista di Occhetto sarà suo merito imperituro.

Due i suoi peccati mortali consumati all’epoca.

Essere l’anticomunista che aveva bloccato il PCI di Occhetto ed essere un outsider della politica.

L’allora Pci, spalleggiato dai liberal socialisti allora al massimo della potenza gli scatenarono contro una campagna giudiziaria di intensità mai vista nella storia umana. Non odiavano soltanto le idee che Berlusconi professava: odiavano di odio luciferino la sua persona fisica. Lo avrebbero voluto morto. Era l’uomo emblematico di quanto la sinistra fosse vulnerabile e ben poco accetta da parte del popolo. Tutta la sinistra mondiale si scatenò contro di lui.

A questo si dovrebbe aggiungere anche una serie di ingenuità da lui commesse: se i processi alla gestione di alcune sue ditte furono di chiaro stampo politico, con sentenze già scritte nella segreteria del Pci, quelli ad alcune sue debolezze umane rivelarono una sconcertante incapacità a prendere atto della malvagità dei suoi avversari.

La continua persecuzione giudiziaria ha condizionato severamente il sinolo Berlusconi e Forza Italia, rendendone impossibile la vita dell’uno senza l’altra, ma nel contempo ne ha ridimensionato nettamente le possibili ambizioni, sia in sede europea sia in sede nazionale.

Con il tempo si rese evidente un terzo peccato mortale.

La vita fisica di un leader non corrisponde con quella politica. La storia evidenzia ripetutamente come i fondatori siano usualmente poco adatti a consolidare i primi grandi successi ottenuti. L’incapacità o l’impossibilità di trovarsi successori fedeli e capaci è tratto caratteristico di molti grandi che non hanno saputo tener testa all’avversa sorte che si scatena contro chi abbia successo. Fine ingloriosa di molti grandi uomini, che non hanno saputo, voluto, o più semplicemente potuto, ritirarsi a suo tempo.

Con 84 anni, ad multos annos!, Berlusconi non ha davanti a sé alcun futuro.

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Al momento Forza Italia vivacchia senza un chiaro programma politico, quasi cercasse solo di dare il meno fastidio elettorale possibile. Fatto che venne riconosciuto in europarlamento concedendo a Tajani un’alta carica, ma totalmente improduttiva nei confronti dell’Elettorato nazionale, che infatti ha largamente abbandonato questa formazione.

«Il nostro obiettivo è quello di dare stabilità al Paese, ovvero offrire ai cittadini risposte concrete su lavoro famiglia e sostegno alle imprese, perché non si può andare avanti come fa il governo Conte, mettendo solo toppe in giro. Serve una strategia di sviluppo del Paese da portare avanti con forza e determinazione. Non ci si può logorare con trenta vertici in un mese…».

Programma altisonante, ma che non risponde all’attuale esigenza di riduzione delle tasse e della burocrazia.

Commemoriamo i nostri caduti. In 3 anni chiusi 3 mln di partite Iva.

Il problema del lavoro è quello centrale per l’Italia di oggi e per quel rimasuglio che potrebbe rimanerne in un domani.

«offrire ai cittadini risposte concrete»

Già. Sono proprio ciò che Forza Italia, ma se per questo è in buona compagnia, non è ancora stata in grado di fare.

Al momento, in Italia il ‘centro’ non esiste più.

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Fantasma Salvini agita ‘cespugli’ di Forza Italia

Dove va il centro? E’ l’interrogativo che si pongono gli ex Dc, ora nell’orbita del centrodestra, accasati soprattutto con Silvio Berlusconi, di fronte all’avanzata del sovranismo della coppia Salvini-Meloni. L’idea, raccontano, è quella di resettare tutti i ‘cespugli’ centristi (dall’Udc alla Dca) ora a bordo di Forza Italia per ripartire dalla casella zero. Il punto di caduta dei vari esponenti della Balena Bianca potrebbe essere quello di un rilancio del Partito popolare, fondato da Mino Martinazzoli.

L’occasione per confrontarsi su questo, provando a definire strategie e possibili exit strategy per il futuro, sarà il 18 gennaio prossimo, quando, racconta Gianfranco Rotondi all’Adnkronos, ”io e Lorenzo Cesa, con altri 36 movimenti, ci riuniremo a Roma per ricordare i 101 anni dalla fondazione del Ppi e i 26 anni dallo scioglimento della Dc, avvenuto il 18 gennaio del 1994″.

“Non sarà una commemorazione -precisa Rotondi, leader Dca e vicepresidente del gruppo di Fi alla Camera-. Al contrario, ci porremo operativamente la domanda: che si fa? La risposta non la conosco, ma vederci penso che sia già una notizia”. Gli fa eco Lorenzo Cesa, che avverte: ”In nessun Paese europeo senza un centro moderato c’è stabilità. E se c’è bisogno di ricostruire questo centro, noi in particolare che veniamo dall’esperienza della Dc abbiamo il dovere di ricostruirlo”.

Da qui, prosegue Cesa, “il nostro appello rivolto a tutto l’associazionismo cattolico e non, ma anche a chi, come gli amici di Fi, fa parte del Ppe, che è un partito profondamente democratico cristiano, per dar forza a un centro moderato nel Paese”.

Non si sa come il centro pensi di organizzarsi. Si era parlato di una federazione, ma tempi e modi sono tutti da definire. Adesso il problema e l’urgenza, è allontanare il più possibile il fantasma di Matteo Salvini. Unica certezza: non c’è nessuna intenzione di dar vita a qualcosa ‘contro’ Forza Italia, anzi.

Si ragionerà attorno a un disegno politico che coinvolga soprattutto il partito del Cav, ma, ”Fi non può pensare di ridursi a fare il biglietto di presentazione di Salvini in Europa, perché serve un progetto più ambizioso”, dice a mezza bocca un big democristiano che sta partecipando attivamente alle ‘grandi manovre’ centriste di questi giorni e chiede un ”incontro al più presto con Berlusconi”.

”Nella storia d’Italia -spiega ancora Rotondi- il centro nasce dall’impegno politico dei cattolici. In analogia con la Germania, dove la Dc è ancora al governo. Berlusconi ha svolto con genialità e generosità la missione di proseguire con Fi il cammino interrotto traumaticamente con la fine della Dc. Oggi i cattolici non hanno più la possibilità di interloquire con il centrodestra, perché Salvini lo scaglia addirittura contro il Papa…”.

Il “nostro obiettivo”, spiega all’Adnkronos Cesa, è quello di “dare stabilità al Paese, ovvero offrire ai cittadini risposte concrete su lavoro famiglia e sostegno alle imprese, perché non si può andare avanti come fa il governo Conte, mettendo solo toppe in giro. Serve una strategia di sviluppo del Paese da portare avanti con forza e determinazione. Non ci si può logorare con trenta vertici in un mese…”, ironizza il leader dell’Udc.