Pubblicato in: Armamenti, Unione Europea

Unione Europea. Austria, cyber-attacco al ministero degli Esteri.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-05.

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«Austria suspects a foreign country is behind a serious cyberattack on information systems at its Foreign Ministry that continued on Sunday»

«Given the type and seriousness of the attack we assume this probably concerns a state actor and not criminals»

«He declined to give technical details about the assault or speculate on who might be behind it»

«The Austrian government reported the attack late on Saturday, noting other European countries have also been targeted for similar attacks in the past»

«The attack came on the same day the environmentalist Greens party backed forming a coalition government with Sebastian Kurz’s conservatives»

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Le nazioni tecnologicamente evolute presentanto un elevato grado di complessità, ove ogni elemento deve essere perfettamente funzionante per garantire l’efficienza del tutto. Basta una inezia per bloccare tutto.

In Austria, come peraltro anche in Italia, solo per fare un esempio, sarebbero sufficienti sei attacchi simultanei alla rete di distribuzione dell’energia elettrica per generare un duraturo black out su tutto il territorio nazionale. Tutte le telecomunicazioni ne risulterebbero interrotte, e tutti i meccanismi che funzionassero a corrente sarebbe fermi, ascensori in primis. I gruppi elettrogeni degli ospedali usualmente garantiscono al massimo una dozzina di ore di erogazione. Dopo di che, kaputt.

Il conseguente chaos sarebbe causa primaria di crisi di panico su larga scala.

Già. Questa tecnologica Unione Europa è altamente vulnerabile, al punto tale da rendere persino inutile un attacco atomico: basterebbero sei miserabili missili di crociera del costo di una manciata di dollari.

Il cyber-attacco sarebbe un mezzo ancor più sofisticato e selettivo, ma il risultato finale sarebbe sempre lo stesso.

E si tenga anche presente che un simile attacco fatto da parte di uno stato straniero potrebbe anche avvalersi non solo della perizia elettronica ma anche dei frutti dell’intelligence, che potrebbe aver fornito, per esempio, le password.

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Si resta davvero molto sconcertati che i vari governi nulla abbiano fatto per garantire la sicurezza delle proprie nazioni.

A guai fatti, non ci sarebbe nemmeno modo di rimediare.

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Austria suspects foreign state behind cyberattack on ministry

Austria suspects a foreign country is behind a serious cyberattack on information systems at its Foreign Ministry that continued on Sunday, the ministry said.

“Given the type and seriousness of the attack we assume this probably concerns a state actor and not criminals,” a ministry spokesman said.

He declined to give technical details about the assault or speculate on who might be behind it. “Experts have informed us that these things can last several days,” he added.

The Austrian government reported the attack late on Saturday, noting other European countries have also been targeted for similar attacks in the past.

The attack came on the same day the environmentalist Greens party backed forming a coalition government with Sebastian Kurz’s conservatives.

The ministry said “countermeasures” were in place while an inter-agency task force reviewed the situation. Services such as travel information were still available on its website.

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Austria, cyber-attacco al ministero degli Esteri

Il portavoce del governo: «Non possiamo escludere che si tratti di un attacco mirato da parte di un altro Stato»

Un cyber-attacco ha colpito sabato sera la rete informatica del ministero degli Esteri austriaco. «L’offensiva è ancora in corso», precisa il portavoce ministeriale Peter Guschelbauer, secondo il quale «data la gravità e la modalità» dell’offensiva informatica «non si può escludere che si tratti di un attacco mirato da parte di un altro Stato». Attacco, ha aggiunto Guschelbauer, che «è stato comunque subito individuato e sono state prese rapidamente delle contromisure».

Il quotidiano austriaco Der Standard ha sottolineato, nella sua versione on line, che «in passato diversi altri Paesi europei sono stati vittime di simili attacchi». In almeno due occasioni, per esempio, era stata colpita la rete informatica del Bundestag tedesco. Gli esperti di sicurezza austriaci ricordano le difficoltà nell’individuare gli autori di simili incursioni, dato che vi sono molte possibilità per «dissimulare le proprie tracce e di lasciare dietro di sé falsi indizi». Peraltro non sono stati forniti dettagli circa la natura del cyber-attacco.

A quanto affermano i media austriaci, le possibilità vanno dal cosiddetto «Distributed denial of service» (Ddos), nel quale i vari sistemi vengono messi in ginocchio da un gran numero di richieste contemporanee d’accesso, ad un tentativo mirato di penetrare la rete del ministero, nel qual caso si suppone che l’obiettivo sia quello dello spionaggio.

Sempre a quanto scrive lo Standard, la homepage del ministero stesso non sembra mostrare i segni dell’attacco, dato che è rimasta sempre accessibile, così come sono sempre rimasti disponibili come per esempio le informazioni per i viaggiatori e similari.

Per prevenire e affrontare situazioni del genere, le autorità viennesi avevano messo in piedi una speciale «commissione di coordinamento» che anche in questo caso si è immediatamente attivata per monitorare «a tutti i livelli» le strutture informatiche del governo in tutto il Paese.

Non è la prima volta che l’Austria è vittima di cyber-offensive. Lo scorso settembre, subito prima delle elezioni nazionali, il partito popolare guidato da Sebastian Kurz (Oevp) ha segnalato «un attacco mirato» alla struttura informatica del proprio quartier generale: sin dalla fine di luglio qualcuno era riuscito a penetrare la rete dell’Oevp riuscendo ad «esfiltrare» entro la fine di settembre ben 1,3 terabyte di dati. In questo caso, le tracce portano in Francia, visto che i dati erano stati trasferiti da un server transalpino. Un episodio simile si era registrato anche prima delle elezioni parlamentari del 2017, sempre a danno dell’Oevp. L’anno precedente ad esser stati presi di mira erano stati i siti del Parlamento austriaco e di diversi ministeri: in quel caso si trattava appunto di attacchi Ddos (Distributed denial of service). Nel luglio del 2011, gli hacker colpirono i siti web della Spoe, il partito socialdemocratico, e dell’Fpoe, la formazione di ultradestra: sulle rispettive homepage era apparso per ore il logo del gruppo «Anonymous».