Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. Ordine dei medici si ribella a regione e magistrati.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-01.

Bologna 001

«Ambulanze senza medici»

«Terremoto nella sanità Emiliana»

«Chi decide sulla salute delle persone? I politici, i magistrati o i medici?»

«La questione, aggiungiamo noi, è decisiva per le elezioni del governatore dell’Emilia Romagna che continui a governare Stefano Bonaccini del Pd o vinca Lucia Borgonzoni della Lega»

«Il quesito emerge dalla “Lettera aperta” che il presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna Giancarlo Pizza invierà nelle prossime ore a tutti gli Ordini dei medici italiani dopo il “caso Venturi” che sta segnando la sanità regionale»

«La vicenda nasce dalla decisione nel 2016 dell’assessore alla sanità e medico, della giunta Pd dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi di proporre e approvare una delibera per impiegare infermieri nelle ambulanze dei 118, senza medici»

«A fine 2018 Venturi viene radiato dall’Ordine dei medici di Bologna»

«La Regione Emilia Romagna presenta un’opposizione davanti alla Corte costituzionale e questa valuta come illegittima la scelta dell’Ordine dei Medici di Bologna»

«Contemporaneamente la Procura di Bologna iscrive i 9 medici della commissione disciplinare che hanno radiato Venturi nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio»

«Il presidente Pizza ha in seguito denunciato alla Procura di Ancona, competente per i reati eventualmente commessi dai magistrati del Foro bolognese, il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato e il pm Flavio Lazzarini che hanno aperto l’inchiesta contro i dottori»

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Depurato dalla sua sovrastruttura politica e dagli interessi leciti ma di bottega, il problema sarebbe stato semplice da definirsi a da risolversi.

Il medico a bordo delle ambulanze ordinarie svolge una ben scarna utilità diagnostica e/o terapeutica, non per incompetenza, quanto piuttosto per impossibilità materiale di esplicare allo stato dell’arte la professione.

Già le ambulanze sono solitamente sovraccariche di strumentazioni utili o necessarie in una ristretta quota di casi. Il defibrillatore, per esempio, è più di scena che di reale utilità.

Il discorso sarebbe molto differente se si considerassero le ambulanze dedicate alla raccolta e trasporto di pazienti specifici. Per esempio, prestando soccorso di un poli infartuato, poter disporre di una ambulanza particolarmente attrezzata e con un cardiologo a bordo sarebbe cosa ottimale. Ma non esistono solo le patologie cardiologiche: mutatis mutandis, lo stesso potrebbe essere detto per il coma etanolico oppure per quello diabetico, per i polifratturati da incidente automobilistico, e così via.

In sintesi, l’avere o meno un medico a bordo delle ambulanze dovrebbe essere un tema di dibattito tecnico, da condursi avendo prima accuratamente raccolto ampia documentazione.

Un discorso a parte circa il problema medico sarebbe quello dell’allocamento delle risorse disponibili.

Dando la priorità all’essenziale, la scelta dovrebbe cadere ragionando su di una scala di utilità effettiva.

Nessuno intende negare alla classe politica, specie poi se vidimata dal suffragio elettorale a maggioranza governativa, il diritto/dovere di stabilire normative in campo sanitario, detenendone l’ultima responsabilità finale.

Tuttavia, a parer nostro, quando un politico legifera in materia sanitaria, più in generale su materie molto specifiche, sarebbe mandatorio che prima consulti con cura e pazienza tutte le persone fisiche e giuridiche coinvolte nella potenziale decisione.

Con questo nessuno intende che il politico debba seguire pedissequamente quanto suggerito dai tecnici, ma la decisione finale dovrebbe essere logicamente motivata.

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Circa il caso Venturi la decisione sembrerebbe essere stata presa senza una adeguata informativa. Nessuno intende entrare nel merito della liceità della decisione: si constata soltanto la scorrettezza e la illogicità delle procedure seguite.

Corretta la decisione dell’Ordine dei Medici di radiare il Venturi, corretta la sentenza resa dalla Corte costituzionale, ma tutti questi comportamenti altro hanno fatto che irrigidire ulteriormente le posizioni spostando il problema da un aspetto tecnico gestionale ad uno amministrativo e politico, financo personale.

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Se poi si considerasse che l’Emilia Romagna è prossima alle elezioni regionali, si dovrebbe constatare come questo clima sia del tutto controproducente ad un discorso sereno e pacato.