Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

La questione meridionale si ripropone nella sua drammaticità. La mafia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-31.

Scacciapensieri 001

Dopo decenni durante i quali la questione meridionale era stata riproposta in tutte le sue varianti, da un po’ di tempo quasi non se ne parla più, come se il Mezzogiorno di Italia non esistesse ovvero fosse emerso ad un sistema socio – economico florido.

La realtà dei fatti è completamente differente.

Istat. Nel Mezzogiorno il 46.9% della popolazione è a rischio povertà.

«Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione».

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Il reddito mediano delle persone sole ammonta nel Meridione a 16,115 euro l’anno, 1,343 euro al mese: ciò significa che metà di questa popolazione gode di un reddito inferiore a tale cifra.

Il reddito mediano delle famiglie italiane ammonta a 25,328 euro l’anno, 2,111 euro al mese: ciò significa che la metà delle famiglie gode di un reddito inferiore a tale cifra.

I giovani intraprendenti, e nel Mezzogiorno ce ne sono molti, sono costretti ad emigrare: infatti il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%, in larga quota in posizioni di dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Nel Meridione non si generano posti di lavoro.

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La retorica imperante impone di additare le cause di simile sfacelo alla mancanza di investimenti nel comparto produttivo e reclama un incremento della presenza dello stato.

In altri termini, si vorrebbe curare questa situazione utilizzando proprio quegli strumenti che la hanno determinata.

Nessuno si fida ad imprendere nel Mezzogiorno. Oltre a tutte le note situazioni che lo controindicano, dalla tassazione eccessiva al carico burocratico alienante, chi imprendesse nel Mezzogiorno avrebbe la certezza assoluta che dovrebbe fare i conti con la mafia.

Tutto il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è governato dalla mafia: dal rilascio dei permessi, alla assunzione del personale, alla gestione degli affari, alla ‘ripartizione‘ degli utili.

Lo stato, questo stato, è del tutto impotente nei confronti delle organizzazioni malavitose, anche perché esse hanno infiltrato magistratura e politica.

Sarebbe impossibile e velleitario parlare di rinascita economica del Mezzogiorno senza prima aver eliminato la mafia nelle sue diverse articolazioni. Gli investimenti originariamente concepiti per ravvivare la produzione finirebbero inevitabilmente nelle tasche dei malavitosi.

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La lotta alla mafia è una guerra, che come tale dovrebbe essere combattuta con l’intelligence e con le armi. Essa infatti le usa, come attestano, per esempio, gli omicidi di Falcone e Borsellino.

I mafiosi, e con essi tutto lo sterminato esercito dei collusi, reclamano a gran voce che lo stato sia garantista nei loro confronti. Che li tratti come persone dabbene. Siamo chiari: chi professi il garantismo in questa situazione o è incardinato nella mafia oppure ne è uno spalleggiatore.

A suo tempo, grazie al preciso ed inequivocabile mandato politico, l’allora Prefetto Cesare Mori inferse colpi durissimi alla mafia siciliana: ricordiamo tra tutti l’assedio di Gangi e l’arresto e relativa condanna al’ergastolo di Vito Cascio Ferro, il boss della mafia siciliana e americana, che aveva fatto assassinar Joe Petrosino.

Basta volerlo, e lo stato può sconfiggere la mafia.

Ma senza aver debellato questa organizzazione malavitosa, parlare di rianimare il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è solo una presa in giro.

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Mezzogiorno, Confindustria: “Rischia spirale recessiva”

Secondo il report di Confindustria e SRM, il Sud Italia rischia la recessione. La crescita si è arrestata dopo 4 anni.

Il Sud Italia sull’orlo di una recessione. A fine 2019 si ferma – dopo 4 anni – la crescita delle Regioni meridionali. Questo è quanto rivela il report di Dicembre 2019 del Check-up Mezzogiorno, curato dall’Area Politiche Regionali e per la coesione territoriale di Confindustria e da SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

Sud, Pil si ferma dopo 4 anni

Dopo 4 anni di crescita, l’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale è tornato a calare, a 30 punti al di sotto dei livelli pre-crisi. Sul risultato pesa soprattutto l’andamento del Pil, che rallenta in maniera più forte proprio al Sud. Le previsioni Svimez – confermate da Banca d’Italia – individuano nel territorio una mini-recessione a -0,2%.

Il quadro delineato dal rapporto è alquanto desolante, perché molti sono gli indicatori che qualcosa non stia andando nel verso giusto. I ricercatori del Check-up Mezzogiorno hanno registrato un deterioramento nella fiducia delle imprese, specialmente in quelle del manifatturiero.

Le brutte prospettive si riflettono sul numero di aziende operanti, diminuito nel terzo quarto del 2019, e strumenti come il Credito d’Imposta Investimenti Sud “sono solo serviti a limitare i danni”.

Mezzogiorno, meno di 1 giovane su 4 è occupato

Un segnale particolarmente allarmante viene dal tasso di occupazione, che nel 2019 ha registrato un aumento minimo (+0,4%). E la domanda che cresce è soltanto quella relativa a lavori part-time e poco qualificati. La realtà del Mezzogiorno d’Italia è particolarmente svantaggiosa per giovani e per coloro che hanno un’educazione di alto livello. Il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%.

Nonostante il rinnovato dibattito politico sulla questione meridionale, lo studio di Confindustria evidenzia come la spesa pubblica per gli investimenti al Sud sia la più bassa da 15 anni a questa parte: nel 2018 è di 10.3 miliardi.

Per il rapporto, il Mezzogiorno si appresta ad affrontare un punto critico. “Il rallentamento di molti fattori di sviluppo e la persistente debolezza della spesa pubblica negli investimenti rischiano di metterlo in una spirale recessiva”.

La Legge di Bilancio 2020, afferma il report, mette in campo alcune risorse importanti per il Sud, ma queste possono essere soltanto “la prima reazione a un trend economico negativo”.

Confindustria stila quali sono gli elementi che dovrebbero essere al centro del Piano per il Sud, di recente annunciato dal ministro Giuseppe Provenzano. “Adesso è essenziale implementare questa azione per rafforzare la competitività delle imprese, espandere gli investimenti pubblici e potenziare la pubblica amministrazione”.