Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Regno Unito. Trionfo di Johnson, ma débâcle per i liberal socialisti europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-13.

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Sicuramente Mr Johnson ha ottenuto un trionfo elettorale, specie poi se lo si volesse confrontare con lo sconfortante risultato ottenuto a suo tempo da Mrs May, che fu la vergogna del Regno Unito. Un Premier che piange non serve proprio agli inglesi.

È stato un referendum plebiscitario sia nei confronti di Mr Johnson, sia a favore della Brexit: comme d’habitude, i laburisti e tutti i liberal socialisti europei si affannavano a dire che gli inglesi non avrebbero voluto la Brexit, ma anche questa volta gli Elettori li hanno sbugiardati alla grande. Si deve credere vero solo l’opposto di quanto sostengano.

Così, Mr Johnson ha stravinto nonostante la turpe campagna mediatica svolta contro di lui e contro la Brexit.

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Mr Corbyn ha subito una severa débâcle: così severa che lo ha ridotto ai minimi termini.

Elezioni Uk 2019, processo a Corbyn nei Labour. Swinson si dimette nei Lib Dem

«Uno shock” è la parola più ricorrente tra le fila dei laburisti in questa lunga notte elettorale britannica. …. rischiano di andare perdute anche alcune roccaforti, per esempio nell’Inghilterra del Nord e in Galles …. si sente già un forte rumore di fondo da resa dei conti: sul banco degli imputati, ovviamente, c’è Jeremy Corbyn. …. #CorbynOut, via Corbyn, animato dagli stessi laburisti, tra le cui fila brucia forte il fatto di aver messo a segno il peggior risultato dal 1935.»

«E’ colpa di un solo uomo, della sua campagna, del suo manifesto, della sua leadership …. Non ho mai immaginato che potessimo scendere sotto i 200 seggi. Questo è Corbyn …. Paese non ha apprezzato fino in fondo il “libretto rosso” di Corbyn: la nazionalizzazione dell’energia, della rete idrica, delle poste e delle ferrovie, quella grande “riforma radicale” che a molti è suonato come la sinistra dei tempi che furono …. alle prossime elezioni non sarà a guida del Partito»

«Non abbiamo voluto capire che tanti dei nostri che avevano votato Leave meritavano di essere ascoltati”»

Già.

È una caratteristica tipica dei liberal socialisti, nella loro smisurata superbia, credersi i sommi depositari della verità al punto tale che sarebbe del tutto inutile chiedere alla gente comune cosa mai pensasse. Poi, però, alle elezioni la gente comune vota, e li bastona. Allora iniziano a lamentarsi che il popolo non li avrebbe capiti.

Ma se Mr Corbyn non scherza, Mrs Ursula von der Leyen mica che gli sarrebe da meno.

Elezioni Gb, Von der Leyen: “Pronti a negoziare”

«Siamo pronti “a negoziare quanto necessario”. Ursula Von der Leyen accoglie in questi termini il risultato delle elezioni celebrate nel Regno Unito. Da Bruxelles, la nuova presidente della Commissione Europea annuncia di aspettarsi oggi dai leader Ue un mandato chiaro “sui prossimi passi”.

Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha preannunciato “un messaggio forte” in arrivo da Bruxelles: “Siamo pronti per i prossimi passi, vedremo se è possibile per il parlamento britannico accettare l’accordo di uscita e se così è saremo disposti a compiere il prossimo passo”. Michel si è quindi congratulato con Johnson e ha invocato una rapida ratifica dell’accordo di divorzio da Bruxelles. “Attendiamo prima possibile il voto del parlamento britannico sull’accordo di uscita. E’ importante avere chiarezza prima possibile”.»

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«se è possibile per il parlamento britannico accettare l’accordo di uscita»?

Il parlamento inglese impone, non accetta.

Ben venga una hard Brexit.

Già gli industriali francesi e tedeschi iniziano a piangere lacrime di acido muriatico.

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Borse volano con Dazi e Uk. Piazza Affari apre in rialzo

Borsa: apre in rialzo, Ftse Mib a +1,22%

La Borsa di Milano apre in rialzo, dopo il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’allentarsi delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. L’indice Ftse Mib sale dell’1,22% a 23.679,43 punti.

Borse europee: avvio in rialzo dopo vittoria Johnson

Le Borse europee aprono in rialzo dopo la vittoria di Boris Johnson alle elezioni britanniche e l’allentarsi delle tensioni commerciali tra Usa e Cina.A Parigi, l’indice Cac sale dell’1,44% a 5.968,86 punti, ai massimi dal 24 luglio 2007. A Francoforte, l’indice Dax cresce dell’1,22% a 13.383,26 punti. A Milano l’indice Ftse Mib ha aperto a +1,22%. ​A Londra l’indice ​Ftse 100 guadagna lo 0,96% a 7,343.40 punti, dopo un’iniziale flessione dello 0,6%. 

BORSA: TOKYO CHIUDE A +2,55%, AI PIU’ ALTI LIVELLI DA 14 MESI

Chiude in netto rialzo la borsa di  Tokyo con l’indice giapponese che guadagna il 2,55% ai piu’ alti  livelli da 14 mesi sulla scia della vittoria del leader conservatore  Boris Johnson alle elezioni britanniche e dei report della stampa Usa  di una imminente firma di un accordo commerciale tra Washington e  Pechino. L’indice Nikkei chiude a 24,023.1 punti mentre il più ampio  indice Topix chiude in rialzo dell’1,59% a 1.739,98 punti.

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Elezioni Uk 2019, Brexit: tappe forzate per gennaio. Possibile voto a Natale

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit.

Elezioni Uk 2019: l’agenda, tappe forzate per Brexit 31 gennaio

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit e che passerà alla Camera dei Lord tra Natale e Capodanno. Ma ecco il cronoprogramma che porterà alla realizzazione della Brexit.

13 dicembre: nuovo governo. Se dovesse confermata la maggioranza, Johnson si recherà a Buckingham Palace per essere ufficialmente nominato premier dalla regina Elisabetta II.

17 dicembre: il Parlamento riprende l’attività. I parlamentari neoeletti sceglieranno uno speaker della Camera dei Comuni e probabilmente riconfermeranno Lindsay Hoyle, che è stato eletto il 4 novembre scorso. I 650 parlamentari fanno quindi il giuramento.

– 19 dicembre: il discorso della regina. Johnson punta a muoversi rapidamente per definire l’agenda legislativa del suo governo. La regina leggerà l’elenco delle azioni che il premier spera di portare a termine in una cerimonia nella Camera dei Lord. 

31 gennaio: giorno della Brexit. La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione europea il 31 gennaio, la quarta scadenza dal referendum del 2016.Johnson con la vittoria schiacciante cercherà di fare approvare a Westminster i termini di uscita che ha concordato con Bruxelles.

1 luglio: scadenza trattative commerciali. Se andrà in porto la Brexit, la Gran Bretagna entrerà in una fase di transizione in cui le sue relazioni con l’Ue rimarranno le stesse fino al 31 dicembre 2020. Ciò con lo scopo di concedere alle due parti il ​​tempo di concordare un nuovo partenariato commerciale e di sicurezza.    

La Gran Bretagna può chiedere di prorogare il periodo di uno o due anni, ma dovrà informare l’Ue della sua richiesta entro il primo luglio. In seguito, non vi saranno ulteriori opportunità di proroga.

– 31 dicembre 2020: la transizione termina. La data in cui le relazioni esistenti tra la Gran Bretagna e l’Ue verranno definitivamente interrotte. Senza un nuovo accordo o un’estensione del periodo di transizione, il commercio transnazionale, i trasporti e una tanti altri legami rischiano di essere

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Elezioni Uk 2019, Brexit: tappe forzate per gennaio. Possibile voto a Natale

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit.

Elezioni Uk 2019: l’agenda, tappe forzate per Brexit 31 gennaio

Con la maggioranza schiacciante prospettata per Boris Johnson, è possibile che già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà l’accordo della Brexit e che passerà alla Camera dei Lord tra Natale e Capodanno. Ma ecco il cronoprogramma che porterà alla realizzazione della Brexit.

13 dicembre: nuovo governo. Se dovesse confermata la maggioranza, Johnson si recherà a Buckingham Palace per essere ufficialmente nominato premier dalla regina Elisabetta II.

17 dicembre: il Parlamento riprende l’attività. I parlamentari neoeletti sceglieranno uno speaker della Camera dei Comuni e probabilmente riconfermeranno Lindsay Hoyle, che è stato eletto il 4 novembre scorso. I 650 parlamentari fanno quindi il giuramento.

– 19 dicembre: il discorso della regina. Johnson punta a muoversi rapidamente per definire l’agenda legislativa del suo governo. La regina leggerà l’elenco delle azioni che il premier spera di portare a termine in una cerimonia nella Camera dei Lord. 

31 gennaio: giorno della Brexit. La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione europea il 31 gennaio, la quarta scadenza dal referendum del 2016.Johnson con la vittoria schiacciante cercherà di fare approvare a Westminster i termini di uscita che ha concordato con Bruxelles.

1 luglio: scadenza trattative commerciali. Se andrà in porto la Brexit, la Gran Bretagna entrerà in una fase di transizione in cui le sue relazioni con l’Ue rimarranno le stesse fino al 31 dicembre 2020. Ciò con lo scopo di concedere alle due parti il ​​tempo di concordare un nuovo partenariato commerciale e di sicurezza.    

La Gran Bretagna può chiedere di prorogare il periodo di uno o due anni, ma dovrà informare l’Ue della sua richiesta entro il primo luglio. In seguito, non vi saranno ulteriori opportunità di proroga.

– 31 dicembre 2020: la transizione termina.La data in cui le relazioni esistenti tra la Gran Bretagna e l’Ue verranno definitivamente interrotte. Senza un nuovo accordo o un’estensione del periodo di transizione, il commercio transnazionale, i trasporti e una tanti altri legami rischiano di essere interrotti. 

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Elezioni Uk 2019 risultati: trionfa Boris Johnson, Corbyn ko. Brexit a gennaio

I Tory di Boris Johnson conquistano la maggioranza assoluta. Dura sconfitta per i Labour di Corbyn. Brexit a gennaio 2020. La Scozia chiederà nuovo referendum.

Lo tsunami Boris Johnson è stato implacabile: i Tory, aggiudicandosi la maggioranza assoluta con oltre 360 seggi (secondo le ultime proiezioni), hanno riportato una vittoria schiacciante e regalato al premier conservatore “un mandato forte per andare fino in fondo con la Brexit”. I Tory hanno subito una sconfitta umiliante che ha costretto il leader, Jeremy Corbyn, ad annunciare che “alle prossime elezioni non sarà a guida del Partito”.

festeggia il Partito nazionale scozzese (Nsp), guidato dalla premier Nicola Sturgeon, che punta a 55 seggi, e già rivendica un secondo referendum per l’indipendenza. I LibDem vanno peggio del previsto (le proiezioni li danno a 13 seggi al massimo) e la loro leader a Westminster, Jo Swinson, non viene rieletta. Così com’è stato bocciato anche il leader dei Dup, gli unionisti nordirlandesi, nel collegio di Belfast. Sono due delle vittime eccellenti di una notte che ha ridisegnato la mappa politica della Gran Bretagna e ha aperto le porte ai conservatori nelle roccaforti laburiste. “Pare sia una grande vittoria per Boris”, ha twittato il capo della Casa Bianca, Donald Trump, da sempre grande sostenitore dell’ex sindaco di Londra. E lo è. “Sembra che ai tories sia stato assegnato un nuovo mandato elettorale molto forte per portare a termine la Brexit e unire questo Paese e portarlo avanti”, ha dichiarato BoJo celebrando anche la sua vittoria al collegio di Uxbridge-South Ruislip appena riconquistato. Al partito si fanno avanti le prime ipotesi per l’approvazione dell’accordo Brexit raggiunto da Johnson con Bruxelles: alla Camera dei Comuni il voto potrebbe essere calendarizzato già prima di Natale. E’ il miglior risultato dai tempi della Thatcher e rende ancora più amara la debacle del Partito di Corbyn che si ferma, nelle migliori delle proiezioni, a 199 seggi, il peggior dato dal 1935. La resa dei conti è già in corso. “E’ colpa di un solo uomo, della sua campagna, del suo manifesto, della sua leadership”, twitta Siobhan McDonagh, una candidata laburista. E l’ex ministro dell’Interno laburista, Alan Johnson, deputato uscente, rincara: “Non ho mai immaginato che potessimo scendere sotto i 200 seggi. Questo è Corbyn”. E pensare che sono passati solo due anni da quando Jeremy Corbyn veniva festeggiato come una rockstar. Certo hanno pesato molto le accuse di antisemitismo rivolte al suo partito, e certamente anche le critiche reiterate – che il premier Boris Johnson non ha mai mancato di rinfacciargli – di non esser mai stato sufficientemente netto proprio sulla madre di tutte le battaglie, in Gran Bretagna, ossia la Brexit.