Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. I senatori Grassi, Lucidi e Urraro passano alla Lega.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-13.

Fuga 001

E siamo solo agli inizi.

«I senatori Cinque Stelle Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro hanno formalizzato l’addio al Movimento aderendo al gruppo della Lega»

«La notizia è stata data con due distinte note, una stamattina e una in serata, dal partito di Matteo Salvini»

«Porte aperte per chi, con coerenza, competenza e serietà, ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd. Su riforma ed efficienza della giustizia e rilancio delle università italiane»

«Il punto e’ che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi. Oggi, forte di una reciproca stima costruita nei mesi appena trascorsi, la Lega, Partito sardo d’azione – Salvini premier mi offre, a fronte di un evidente fallimento della mia iniziale esperienza, una seconda opportunità per raggiungere quegli obiettivi» [Ugo Grassi]

«L’impossibilità di intervenire sulle ragioni strutturali della giustizia e sulle necessarie e non più rinviabili riforme nel settore mi ha indotto ad iniziare questo percorso con la Lega con cui si era avviata una proficua interlocuzione sui temi. [Francesco Urraro]

«Sono onorato di iniziare questo percorso politico sia a livello nazionale sia locale con i tanti colleghi umbri in regione e nei vari consigli comunali» [Stefano Lucidi]

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Mr Di Maio e Mr Zingaretti possono inveire a piacere con quelli che stanno abbandonando il movimento cinque stelle.

Stanno solo facendo quello che già hanno già fatto gli Elettori.

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M5s, i senatori Grassi, Lucidi e Urraro passano alla Lega

Salvini dà “il benvenuto” ai transfughi annunciando “porte aperte a chi non è succube del Pd”. Di Maio fuorioso: “Dicano quanto costa al kg un senatore” per il Carroccio.

I senatori Cinque Stelle Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro hanno formalizzato l’addio al Movimento aderendo al gruppo della Lega. La notizia è stata data con due distinte note, una stamattina e una in serata, dal partito di Matteo Salvini: “Porte aperte per chi, con coerenza, competenza e serietà, ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd. Su riforma ed efficienza della giustizia e rilancio delle università italiane”.

Grassi ha scritto una lettera in cui dice: “Il punto e’ che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi. Oggi, forte di una reciproca stima costruita nei mesi appena trascorsi, la Lega, Partito sardo d’azione – Salvini premier mi offre, a fronte di un evidente fallimento della mia iniziale esperienza, una seconda opportunità per raggiungere quegli obiettivi”.

Senato, Grassi lascia M5s per la Lega. Di Maio: ”Ci dicano quanto costa al chilo un senatore”

“L’impossibilità di intervenire sulle ragioni strutturali della giustizia e sulle necessarie e non più rinviabili riforme nel settore mi ha indotto ad iniziare questo percorso con la Lega – dice Urraro – con cui si era avviata una proficua interlocuzione sui temi”. “Sono onorato di iniziare questo percorso politico – dice Lucidi – sia a livello nazionale sia locale con i tanti colleghi umbri in regione e nei vari consigli comunali”.

Immediata e durissima la reazione del leader del Movimento 5 stelle: “Se queste persone vogliono lasciare il M5S – tuona Luigi Di Maio – perché pensano che non ne avranno abbastanza potere, allora passino alla Lega ma non raccontino balle ai cittadini. Il tema” del loro addio “non è il Mes, gli hanno promesso qualcosa, un seggio o altro. Dicano quanto costa al kg un senatore per la Lega. Questa è la solita dinamica dei voltagabbana degli ultimi 20 anni e che noi, come M5S, abbiamo sempre combattuto”.

“Se ci sono senatori come Grassi, che è appena passato alla Lega, – aggiunge DI Maio – evitino di utilizzare una cosa non vera come il Mes: consegnino una bella lettera al presidente del Senato e dicano semplicemente che vogliono cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini gli hanno dato. Non c’è nulla di male. Ma vadano a casa, altrimenti a quella lettera alleghino anche un listino prezzi sul mercato delle vacche”.

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Governo, Conte ai delusi del M5s: “Chi va con Salvini aspetterà anni”

Conte: “Auguro al senatore Ugo Grassi di avere più fortuna di me. Io ci ho lavorato con Salvini e non è che abbia ottenuto grandi risultati”

Conte ai delusi del M5s: “Non scommetterei su Salvini”

Dal Consiglio europeo di Bruxelles Giuseppe Conte lancia un messaggio ai tre senatori fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle: “Non scommetterei su Salvini”. “Auguro al senatore Ugo Grassi di avere più fortuna di me. Io ci ho lavorato con Salvini e non è che abbia ottenuto grandi risultati”. In un’intervista a La Stampa di Torino, rilasciata a Bruxelles tra la prima sessione del Consiglio europeo e la cena con gli altri leader, il premier Giuseppe Conte commenta così l’immagine dello sfaldamento del M5s, attenendosi “ ai riscontri numerici che ci sono stati alla Camera e in Senato…”.
Dal fronte dell’opposizione moderata, tra gli eletti di Forza Italia, vengono lanciati aperti segnali di disponibilità su un gruppo di soccorso alla governo. “Se si dichiarano responsabili e si comportano da responsabili farò delle valutazioni conseguenti”, dice il premier. “Ma vedremo se e quando si profilerà un’ipotesi del genere”. Tuttavia Conte ammonisce in questo modo i transfughi: “Chi scommette su Salvini deve mettere in conto che dovrà aspettare molto di più per dare il proprio contributo. Con questo governo invece può già lavorare. Non voglio giudicare le singole scelte dei parlamentari come Grassi”.

Nel colloquio con il quotidiano torinese, Conte fa “un ragionamento politico” che è rivolto “a tutti quanti”, e cioè “a chi forse fino a oggi ha sentito di non essere riuscito a dare un contributo, come avrebbe voluto”. E promette: “Da qui al 2023 vogliamo riformare il Paese. In cantiere c’è il Green New Deal, la giustizia in tutti i suoi pilastri, la riduzione della burocrazia che attraverserà qualunque settore. Si tratta di un grande progetto riformatore in cui tutte le competenze e tutte le sensibilità potranno trovare ascolto”, assicura lusingando le aspettative di ciascun deputato o senatore dubbioso.
Quindi il premier lancia un affondo “sulla sensibilità istituzionale di Salvini”, sulla quale precisa “mi sono già pronunciato tante volte” per poi aggiungere: “Mi limito a osservare che ce la sta mettendo tutta, fossi in lui non disperderei ogni energia, ne conserverei qualcuna…”, riferendosi ai segnali lanciati di voler accogliere tra le fila della Lega i tentennanti dei 5Stelle, e augurandosi nello stesso tempo “che le attuali forze della maggioranza si dividano ulteriormente…”.
Quanto al discorso pronunciato ieri da Matteo Renzi in Senato sulle modalità e le necessità di finanziamento della politica, Conte si limita a dire che “non tornerei al passato, a forme di finanziamento diretto e considero giusto rendere trasparente ogni tipo di sostegno economico che arriva a un partito, anche attraverso fondazioni collegate”. Detto ciò, il premier si fida o no di Renzi? Risposta: “Fino a prova contraria, mi fido di tutti quelli che stanno lavorando con me, con atteggiamento coinvolgente”. 

Manovra, Conte sulle tasse: “Dobbiamo tagliare, tagliare, tagliare”

Giuseppe Conte ​torna sulla esigenza di ridurre le tasse: “Dobbiamo tagliare, tagliare, tagliare”, dice in un colloquio con il quotidiano La Stampa realizzato a Bruxelles tra la prima sessione del Consiglio europeo e la cena con gli altri leader. Sul tema degli investimenti, Conte dice “non sono per nulla soddisfatto, dobbiamo fare di più”. Il premier a Bruxelles è riuscito a strappare sul Mes all’Europa uno slittamento fino a marzo e forse un altro fino a giugno. Ma sul punto preferisce dire “non ci diamo un tempo stabilito” optando per la soluzione che “quando avremo ottenuto tutte le garanzie necessarie, in un quadro di insieme con le altre riforme, procederemo”.

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Zingaretti avverte Di Maio e Renzi: “Alleati leali o finisce la pazienza”

Il segretario del Pd: “Conte guidi la cordata”

Governo: Zingaretti, Conte proponga agenda condivisa – “Al premier Conte chiediamo di proporre un’agenda condivisa”, da portare avanti “non solo con le forze di maggioranza ma anche con le forze sociali, del lavoro e del mondo produttivo”. Lo ha detto Nicola Zingaretti aprendo la Direzione del Pd. “Abbiamo chiesto con spirito costruttivo una nuova agenda condivisa, un appello che è stato raccolto da Conte – ha poi ricordato il leader dem – facciamolo nascere questo patto, anche con le forze sociali, con gli amministratori, le imprese, il terzo settore”.

Zingaretti ad alleati, Pd leale a Conte ma pazienza ha limite – “Siamo leali al premier ma agli alleati chiediamo la stessa lealtà”. Lo ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, aprendo la Direzione del partito. Una lealtà che, per il leader dem, va “ricostruita senza concedere nulla alla propaganda” e avendo ben presente che “la pazienza ha un limite, quello della sopportazione”. E’ necessario “andare aventi” ma senza “restare fermi in un eterno presente”, altrimenti il rischio è di “camminare nel vuoto”.

Zingaretti: non minaccio crisi ma alleati non avversari – “Non sarò io ad alimentare distinguo o minacciare crisi ma basta scaricare sulla maggioranza crisi interne ai partiti. Una coalizione è una alleanza tra diversi, rispettiamo le diversità ma” si deve essere “alleati e non avversari, una coalizione è anche espressione pubblica di comunità di intenti che vogliamo costruire insieme”. Lo ha detto Nicola Zingaretti aprendo la Direzione del Pd.

Zingaretti: non minaccio crisi ma alleati non avversari – “Non sarò io ad alimentare distinguo o minacciare crisi ma basta scaricare sulla maggioranza crisi interne ai partiti. Una coalizione è una alleanza tra diversi, rispettiamo le diversità ma” si deve essere “alleati e non avversari, una coalizione è anche espressione pubblica di comunità di intenti che vogliamo costruire insieme”. Lo ha detto Nicola Zingaretti aprendo la Direzione del Pd.

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Pd, Zingaretti ‘bacchetta’ gli alleati

“Non sono io ad alimentare i distinguo o a minacciare crisi, ma devo essere chiaro sulla posizione del Pd, e agli alleati dico: bisogna smetterla di scaricare sulla maggioranza i problemi interni”. Nicola Zingaretti ‘bacchetta’ gli alleati nel corso della Direzione del Pd. Il governo, spiega ancora, deve ora “alzare l’asticella, convincere gli italiani che siamo in grado di dare una risposta strategica ai loro problemi”. Sulla manovra, tuona, “se di fronte all’impegno del Pd le altre forze della maggioranza avessero avuto analogo stile e impegno, una buona dose di polemiche ce le saremmo risparmiate e ci sarebbe stato tempo per tutti i passaggi parlamentari”. No, quindi, “a ricatti, ultimatum o scambi ma trasparenza di chi assume le proprie responsabilità indicando una strada maestra per un governo che deve essere tale”. “Non sono un esperto – continua -, ma una cordata scala una parete se procede insieme e per le forze politiche vale la stessa cosa, il premier deve guidare questa cordata. Noi saremo i più leali ma la stessa lealtà la chiediamo ai nostri alleati”.

“Lasciamo perdere la riedizione di contratti, sanno di film in bianco e nero”, servono “pochi traguardi, pochi provvedimenti che giudichiamo fondamentali per imprimere alla legislatura un scatto necessario”, dice, parlando dell’agenda 2020 di governo. In ogni caso, spiega ancora Zingaretti, “continuiamo a credere nell’impianto politico di questa maggioranza, non un contratto ma un accordo politico-programmatico tra forze diverse ma alleate che devono dare certezze all’Italia”.

Serve, spiega ancora Zingaretti, una “alternativa a questa legge elettorale che giudico pessima perché non da alcuna garanzia e può portare a gravi squilibri”. Bisogna fare una “riforma elettore non per danneggiare gli avversari e in tempi brevi, prima del giudizio della Consulta sul referendum Calderoli”, ha premesso il segretario del Pd che ha riassunto i passaggi dell’intesa raggiunta nella maggioranza. “Dobbiamo cercare un punto intesa ampio in Parlamento”, ha sollecitato Zingaretti chiedendo tra l’altro “il diritto di voto ai fuori sede”.

E per quanto riguarda il Pd, il partito deve “iniziare l’anno politico con un appuntamento di confronto e una discussione con i gruppi dirigenti, la delegazione di governo, i gruppi parlamentari, gli amministratori per costruire la nostra proposta del 2020”.

La Direzione del Pd si è conclusa approvando all’unanimità la relazione del segretario.