Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. PD. Due nuovi segni prognostici negativi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-12.

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Un primo dato di fatto è che tra tre anni si terranno le prossime elezioni politiche: con l’aria che tira, nessuno le dia per scontate, ma sarebbero, diciamo, altamente probabili.

Se a tale evenienza il PD arrivasse con l’attuale propensione al voto attorno al 20% ed il M5S del 15% – 16%, la sconfitta del centrosinistra sarebbe inevitabile, e questo indipendentemente dalla legge elettorale.

Un secondo dato di fatto è il ridimensionamento elettorale del PD e del M5S. Dalle elezioni politiche che hanno generato l’attuale parlamento, Lega e cdx hanno vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria. Salvini è riuscito a conquistare il Trentino, regione storicamente rossa e cattocomunista, ed ha trionfato in Umbria con il 57.4%.

Un terzo dato di fatto, in occasione delle precedenti elezioni regionali i sondaggi elettorali hanno costantemente sottostimato la performance della lega e del centrodestra: in Umbria l’errore è stato di poco meno di 15% punti percentuali Nulla vieta di ipotizzare che questo fenomeno tenda a ripetersi per quanto riguarda le elezioni regionali da tenersi nel 2020.

Un quarto dato di fatto riguarda le elezioni regionali del prossimo anno. Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. Di queste, Liguria e Veneto hanno governatori e giunte di centrodestra, il rinnovo delle quali sembrerebbe essere scontato. Le altre sei hanno governatori del pd, il rinnovo dei quali appare molto problematico, specie ora che M5S avrebbe deciso di presentarsi alle elezioni con un sua propria lista. Sarebbe statisticamente errato ipotizzare che lega e centrodestra possano conquistare tutte ed otto le regioni in palio: sarebbe un evento epocale a bassa probabilità di realizzo. Ma se lega e centrodestra conquistassero anche solo cinque di queste regioni sarebbe una stupefacente vittoria.

Un quinto dato di fatto inerisce l’Emilia Romagna e la Toscana. Da circa sessanta anni queste regione, come d’altra parte anche era stata l’Umbria, erano più che feudi dei voivodati del partito democratico, che vi otteneva percentuali di consensi superiori al 70%. Il fatto stesso che lega e centrodestra siano adesso dati quasi alla pari con le sinistre sarebbe già un grande risultato per lega e centrodestra. Non lice accusare di non saper nuotare chi sappia camminare sulle acque. Chi mai cinque anni fa avrebbe saputo preventivare una lega partito maggioritario in Emilia Romagna?

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Stanno emergendo due eventi di entità prima non riscontrabile.

Il primo evento consiste in uno scollamento tra le propensioni al voto per i partiti e quelle per il candidato governatore.

In Emilia Romagna i sondaggi indicherebbero in testa l’uscente Governatore Bonaccini con circa il 48% delle intenzioni di voto contro la sfidante Bergonzoni con il 45%. La legge elettorale prevede un premio di maggioranza che garantirebbe il governo. Ma se si prendessero in considerazione le intenzioni di voto ai partiti, il PD si attesterebbe attorno al 30% ed il centrosinistra attorno al 36%, mentre la lega sarebbe proiettata al 35%. Il centrodestra assumerebbe il 45% delle intenzioni di voto. Se il meccanismo della legge elettorale consentirebbe una vittoria di Bonaccini, la débâcle del PD sarebbe altrettanto evidente. L’Emilia Romagna diventerebbe la regione del Governatore, non più quella del partito democratico.

Il secondo evento consiste nel sempre più evidente fenomeno per cui i candidati governatori non si riconoscono più nel partito democratico. Ma un partito democratico che non sappia imporre il proprio candidato etichettato in una regione ex-rossa è una formazione allo sfascio. È solo un cascame della storia.

«Ma i tempi sono cambiati, e il governatore che i media e la politica nazionale hanno eletto a ultimo bastione contro l’avanzata del centrodestra sovranista, lo sa bene. Cinquanta pullman e due treni speciali in arrivo da tutta l’Emilia-Romagna.

 La parola d’ordine lascia spazio al libero arbitrio, ma dagli ambienti vicini a Bonaccini viene fatta trapelare la sua preferenza per una piazza senza vessilli.

Gli slogan ufficiali, da qui al redde rationem del 26 gennaio prossimo, saranno «Io sto con Bonaccini»»

Una cosa è l’Emilia Romagna rossa, una cosa è l’Emilia Romagna di Bonaccini e dei suoi nuovi supporter: sono due realtà totalmente differenti. Quando un bel giorno Bonaccini uscirà di scena sarà evidente l’inconsistenza politica del partito democratico. E potrebbe anche uscire di scena quel fatidico 26 gennaio.

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«Le sardine mobilitano e scaldano senz’altro l’elettorato, ma anche lo polarizzano, spingendo così la campagna elettorale dove vuole la Lega»

Nel volgere di sei mesi il quadro regionale potrebbe contemplare quindici regioni a governo lega e centro destra, con al massimo le sole tre regioni residue, Lazio, Emilia Romagna e Toscana in mano all’altra componente.

Sarebbe una svolta epocale.

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Bonaccini in piazza senza maglia pd Emilia-Romagna, regione dai 2 volti

Sabato il lancio del candidato dem in piazza Maggiore, lì dove hanno spopolato le Sardine. Lo studio dell’Istituto Cattaneo: qui alle Europee si preferisce il centrodestra, alle Amministrative i sindaci della sinistra.

Guardate la fontana del Nettuno. Se la folla sarà ammassata anche dietro al Zigànt, così viene soprannominato nel dialetto locale per via della statura, la manifestazione che apre la campagna elettorale in splendida e deliberata solitudine di Stefano Bonaccini verrà ricordata come un successo.

Piazza Maggiore non è solo il luogo dove finiscono le strade di Bologna, è davvero il centro di tutto, di una città e di una Regione. È il posto dove si è scritta la storia piccola e grande dell’Emilia-Romagna. Tutto come una volta, o almeno fingere che sia ancora così. La sfida del presidente uscente, a Salvini, allo spirito dei tempi, alla debolezza del suo centrosinistra, si apre ufficialmente sabato pomeriggio con un forte richiamo identitario. A cominciare dalla toponomastica, per poi proseguire con gli ospiti che oggi pomeriggio a partire dalle 16 e prima dell’intervento finale si alterneranno sul palco. Tra gli altri, l’orchestra Casadei, lo scrittore Carlo Lucarelli, Beppe Carletti dei Nomadi, Alberto Bertoli, figlio del compianto Pierangelo, cantautore militante. Tutti nomi che evocano una certa idea di nostalgia emiliano-romagnola.

Ma i tempi sono cambiati, e il governatore che i media e la politica nazionale hanno eletto a ultimo bastione contro l’avanzata del centrodestra sovranista, lo sa bene. Cinquanta pullman e due treni speciali in arrivo da tutta l’Emilia-Romagna, una asticella minima fissata nei 4mila radunati al PalaDozza da Salvini e Lucia Borgonzoni. Le bandiere rosse non ci sono più da una vita, e non ci saranno neppure altre bandiere, comprese quelle del suo Pd. La parola d’ordine lascia spazio al libero arbitrio, ma dagli ambienti vicini a Bonaccini viene fatta trapelare la sua preferenza per una piazza senza vessilli. L’unico simbolo sarà lui, inteso come il suo logo, che esordisce per l’occasione. Gli occhiali e la barba divenuti suoi segni particolari sono riprodotti in verde su uno sfondo bianco, e saranno stampati su magliette, spille e braccialetti. Gli slogan ufficiali, da qui al redde rationemdel 26 gennaio prossimo, saranno «Io sto con Bonaccini» e «Un passo avanti». Quel passo l’attuale presidente intende farlo da solo. Niente foto di gruppo, niente commistioni con la politica nazionale e con la nazionalizzazione del voto sulle Regionali. Una buona dose di orgoglio locale, la conoscenza del territorio, i risultati della sua amministrazione. La ricetta per opporsi al tentativo di trasformare il voto in una resa dei conti per l’attuale governo giallorosso è questa. Chissà se basterà.

Marco Valbruzzi, docente universitario e coordinatore dell’Istituto Cattaneo che da queste parti funziona spesso da bussola, è convinto che alla fine il vento per una campagna «nazionale» spirerà così forte che sarà difficile limitarsi alla retorica del buon mediano. Ognuno dei due contendenti ha comunque una mappa sulla quale sperare e dove specchiarsi. Sono entrambe contenute in un ebook curato da Valbruzzi e di prossima uscita, Allerta rossa per l’onda verde, titolo che è anche una buona sintesi della vicenda. La prima rappresenta i 206 sindaci che hanno dato il loro appoggio al presidente uscente. La seconda illustra lo sfondamento operato dalla Lega durante le elezioni europee del maggio scorso. «Se si vota come alle Amministrative, vince Bonaccini. Se si vota come alle ultime Europee, vincono Salvini-Borgonzoni».

Le Sardine, che saranno presenti con una loro delegazione, sono alleate di Bonaccini, ma a modo loro rappresentano anche per lui un terzo incomodo, in quanto sarà inevitabile fare confronti tra la loro manifestazione in piazza Maggioree quella odierna. Sostiene Valbruzzi che per paradosso non dispiacciono neppure a Salvini. «Mobilitano e scaldano senz’altro l’elettorato, ma anche lo polarizzano, spingendo così la campagna elettorale dove vuole la Lega». Occhio al Nettuno, quindi. Ma quella delle urne sarà un’altra partita, come sempre.