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Senato. Posto ideale per le imboscate politiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-11.

2019-12-08__Senato 001

In Italia vige un sistema parlamentare a bicameralismo perfetto. Una legge si considera essere approvata quanto raggiunge la maggioranza sia alla camera sia al senato. Usualmente, le votazioni sono a maggioranza semplice.

Quindi, tutte le leggi approvate dalla camera dovrebbero ricevere voto favorevole anche dal senato.

La maggioranza semplice è conseguita dall’opzione che raggiunge un quorum funzionale fissato in più della metà dei votanti. Coloro che non hanno esercitato il diritto al voto non contano ai fini della maggioranza semplice, ma fanno anche abbassare il quorum.

Le votazioni sono regolate dall’articolo 64, comma 3°, della Costituzione:

«Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale»

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Le elezioni del 4 marzo 2017 hanno dato l’esito riportato nella grafica.

L’attuale Governo rosso-giallo avrebbe sulla carta 177 senatori, mentre l’opposizione dispone di 142 seggi.

Nell’ipotesi che tutti i senatori fossero presenti, il quorum di maggioranza sarebbe 161 voti: il Governo rosso-giallo disporrebbe quindi di 16 voti di maggioranza: un margine apparentemente ragionevole, sotto però la condizione che tutte le formazioni politiche votasseo in modo coerente e compatto.

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Tranne casi rari, è ben difficile che tutti i senatori siano simultaneamente presenti in aula: vuoi perché assenti per motivi istituzionali, vuoi, per esempio, per malattia. Abbassando il numero dei presenti, risulta essere abbassato il quorum. Usualmente, le assenze sono più frequenti nella compagine governativa, i cui membri devono anche svolgere compiti istituzionali. Tuttavia, se le assenze fossero tra le file del Governo in carica, gli verrebbero a mancare voti a favore.

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Ma la vita parlamentare ammonisce che non sempre i senatori seguono le direttive del partito: talora si astengono, talora votano contro. Questi ultimi sono spesso identificati come ‘franchi tiratori’.

Al momento appare poco chiaro come possano votare i senatori confluiti nell’Italia Viva. Le attuali vicissitudini di Matteo Renzi potrebbero far sorgere la legittima suspicione che su taluni provvedimento critici. In tale evenienza.

Se, per esempio, IV votasse contro un provvedimento, il Governo rosso-giallo residuerebbe un maggioranza di 160 voti contro i 159 dell’opposizione. Un margine minimo, ma sufficiente a far passare il provvedimento.

Ma la legittima suspicione grava anche su molti senatori del M5S, i quali, almeno a parole, non condividono la posizione governativa e che potrebbero far sentire la propria voce al momento delle elezioni. Basterebbe anche uno sparuto manipolo di franchi tiratori ed il Governo perderebbe la maggioranza.

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A nostro sommesso parere, quelle evidenziate sembrerebbero essere situazioni estreme, e di conseguenza ben poco probabili. Tuttavia la storia parlamentare ci insegna che anche le situazioni statisticamente del tutto improbabili siano nei fatti possibili.

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