Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Zingaretti. Lettera a La Repubblica.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-06.

Diavolo

Pubblichiamo in extenso la lettera inviata a La Repubblica da Mr Zingaretti, segretario del Partito democratico.

«non possiamo sottovalutare in alcun modo il rischio che la maggioranza di governo tra distinguo, liti e sgambetti si allontani sempre più da i bisogni e dalla voglia di riscatto del Paese»

«Continuano a esplodere drammatiche crisi aziendali che dovrebbero molto di più influenzare l’agenda politica in primo luogo della maggioranza»

«Lo abbiamo detto dal primo giorno. Accettiamo la sfida del Governo solo a condizione che produca una svolta in grado di fermare la destra e realizzare un cambiamento reale, economico e sociale»

«Non si può governare insieme se ci si sente avversari e senza una comunanza sulla visione comune del futuro»

«Il Paese non vive solo una difficoltà economica e sociale, ma un vero sfilacciamento di legami antichi e un’assenza di punti di riferimento che gettano le persone nella solitudine»

«Non sono più le piazze della rabbia o dell’antipolitica che si sono riempite negli anni passati. Le nuove piazze reclamano una bella politica»

«La scarsa generosità di alcune insensate polemiche nella maggioranza, di una ricerca ossessiva e quotidiana di visibilità, la paura tra gli alleati di abbracciare una solidarietà aperta e leale sono i segni di un vecchio modo di intendere la politica»

«Tanto più dannoso di fronte a una destra nuova risorgente e pericolosa»

«Il Pd combatterà per questo. Con le sue liste a viso aperto e con spirito unitario sarà presente in tutte le Regioni che andranno al voto per fermare il pericolo delle destre»

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Solo un commento dovrebbe essere fatto.

Con ripetitiva insistenza, Mr Zingaretti enuncia la ragion d’essere del partito democratico:

«per fermare il pericolo delle destre».

In altri termini: se non ci fosse la destra, il partito democratico non avrebbe ragione di esistere.

È un’ammissione che lascia molto pensosi.

Ma poi. quale sarebbe il ‘pericolo delle destre‘?

Quello di vincere le elezioni e pensionare tutti gli ex-parlamentari del PD?

Allora il pericolo non è per l’Italia, ma per il partito democratico.

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Lega e cdx hanno già vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria. In questa ultima regione il cdx ha ottenuto il 57.4% dei voti.

Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. La lega potrebbe fare cappotto.

La verità non è che le destre siano un pericolo nazionale, bensì il fatto gli Elettori italiani danno loro il proprio voto.

Mr Zingaretti vuole demonizzare centrodestra e lega? Indicarli come il peggiore dei peggiori vessiliferi di una qualche orrifica visione politica?

Perfetto.

Pensi allora che gli Elettori preferiscono votare centrodestra e lega al partito democratico, che evidentemente è percepito essere ben peggio. Già: il PD sarebbe ben peggio della lega. Faccia Lui.

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Zingaretti: “Polemiche insensate, così non si governa”

La lettera del segretario del Partito democratico a Repubblica.

Caro direttore,

non possiamo sottovalutare in alcun modo il rischio che la maggioranza di governo tra distinguo, liti e sgambetti si allontani sempre più da i bisogni e dalla voglia di riscatto del Paese. Continuano a esplodere drammatiche crisi aziendali che dovrebbero molto di più influenzare l’agenda politica in primo luogo della maggioranza.

Lo abbiamo detto dal primo giorno. Accettiamo la sfida del Governo solo a condizione che produca una svolta in grado di fermare la destra e realizzare un cambiamento reale, economico e sociale. E in grado di rispondere alla cultura dell’odio con la costruzione di una speranza. Già nelle prime settimane di vita dell’esecutivo Conte il Pd si è prodigato per richiamare tutti alla responsabilità. Non si può governare insieme se ci si sente avversari e senza una comunanza sulla visione comune del futuro. Il Paese non vive solo una difficoltà economica e sociale, ma un vero sfilacciamento di legami antichi e un’assenza di punti di riferimento che gettano le persone nella solitudine.

Ecco perché spetta a noi dare un segno di unità, sobrietà, disinteresse nell’impegno e nel fare bene al Paese, un’attenzione etica nel costruire piuttosto che distruggere. D’altra parte le piazze di queste settimane, nella loro irrinunciabile autonomia, ci dicono questo: è ora di mettere alle nostre spalle ogni egoismo, ogni tatticismo, ogni chiusura in noi stessi, per rimettere al centro un cammino delle persone, delle singole persone, nell’esercizio della loro responsabilità politica e civile. Non sono più le piazze della rabbia o dell’antipolitica che si sono riempite negli anni passati. Le nuove piazze reclamano una bella politica. Una politica non urlata, ma ragionata. Una politica non leaderistica, ma collettiva. Una politica piena di idee, sogni realizzabili con la passione, la pazienza del fare quotidiano

Questo è lo sforzo che con determinazione in questi mesi abbiamo compiuto come Pd. Il cammino comune per essere all’altezza è ancora lungo, per iniziarlo occorre immediatamente, e con urgenza, cambiare passo. Non solo l’Italia, ma l’Europa ha bisogno di giustizia e di uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Il Governo Conte è nato con l’ambizione di realizzare una rigenerazione democratica. La manovra economica che si sta approvando, pur partendo da condizioni molto difficili, rappresenta un’inversione di tendenza. Ora fondamentale è ricostruire la fiducia nel Paese.

La scarsa generosità di alcune insensate polemiche nella maggioranza, di una ricerca ossessiva e quotidiana di visibilità, la paura tra gli alleati di abbracciare una solidarietà aperta e leale sono i segni di un vecchio modo di intendere la politica. Tanto più dannoso di fronte a una destra nuova risorgente e pericolosa. Il Partito Democratico è altro da tutto questo. Vuole essere il costruttore, insieme a tanti altri, di una proposta civile per l’Italia: per creare lavoro e sviluppo, per scommettere sulla rivoluzione verde, per investire sulla scuola e l’università, per semplificare la vita degli italiani, per nuove politiche industriali, per infrastrutture utili, per sostenere la rivoluzione digitale.

Il Pd combatterà per questo. Con le sue liste a viso aperto e con spirito unitario sarà presente in tutte le Regioni che andranno al voto per fermare il pericolo delle destre. Auspichiamo di poterlo fare dentro una alleanza larga che sarà vincente solo se capace di dimostrare di essere utile all’Italia, a sostegno di un governo che ha un senso solo a condizione che interpreti questo sentimento positivo e di riscatto che sta crescendo nel Paese.

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Conte Bis, alta tensione e ipotesi crisi: lettera di Zingaretti

Il leader Pd ha scritto una lettera a La Repubblica per esprimere il suo punto di vista sulle tensioni interne all’esecutivo.

Il leader del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha scritto e inviato una lettera al quotidiano ‘La Repubblica’ per commentare le recenti tensioni interne al governo Conte Bis, che hanno alimentato le voci su una possibile nuova crisi dell’esecutivo con conseguenti elezioni anticipate. Nella lettera, Zingaretti afferma: “Non possiamo sottovalutare in alcun modo il rischio che la maggioranza di governo tra distinguo, liti e sgambetti si allontani sempre più da i bisogni e dalla voglia di riscatto del Paese”.

Ancora il leader Pd: “Lo abbiamo detto dal primo giorno. Accettiamo la sfida del Governo solo a condizione che produca una svolta in grado di fermare la destra e realizzare un cambiamento reale, economico e sociale. E in grado di rispondere alla cultura dell’odio con la costruzione di una speranza”.

Poi, il monito: “Non si può governare insieme se ci si sente avversari e senza una comunanza sulla visione comune del futuro”.

Nella lettera si legge ancora: “La scarsa generosità di alcune insensate polemiche nella maggioranza, di una ricerca ossessiva e quotidiana di visibilità, la paura tra gli alleati di abbracciare una solidarietà aperta e leale sono i segni di un vecchio modo di intendere la politica. Tanto più dannoso di fronte a una destra nuova risorgente e pericolosa”.

Zingaretti, al termine della missiva, scrive che il governo “ha senso solo a condizione che interpreti questo sentimento positivo e di riscatto che sta crescendo nel Paese”.