Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Sardine. I nuovi centri sociali comandati da chi li finanzia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-03.

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Chiunque abbia buona memoria oppure si sia curato di studiar qualche rudimento di storia sa cosa siano stati, e siano tuttora, i ‘centri sociali’, antenati delle attuali sardine.

«Con il termine centri sociali ci si riferisce a delle strutture, gestite da organizzazioni o in autonomia, volte a dare servizi socialmente utili, ricreativi o culturali.

Il termine “centro sociale”, o anche il suo corrispettivo inglese Social Center, è spesso utilizzato in modo estensivo per riferirsi ad un particolare tipo di struttura autogestita e legata ad un network controculturale, spesso nata dopo l’occupazione di uno spazio pubblico, privato o abbandonato, volta a dare supporto a gruppi di minoranza come prigionieri o rifugiati, oppure a fornire attività ed iniziative disparate nei cosiddetti luoghi liberati: servizio bar, Freeshop, libero utilizzo di computer, graffiti, servizi collettivi e pernotto gratuito per viaggiatori. I servizi offerti da un centro sociale sono spesso determinati dalle necessità del quartiere e dalle possibilità e capacità offerte da chi vi partecipa.

I centri sociali rappresentano inoltre un fenomeno di aggregazione politica extraistituzionale nato nell’alveo culturale della sinistra extraparlamentare. I primi centri sociali, nati come luogo di aggregazione di militanti politici, nascono alla fine degli anni settanta sulla base dell’esperienza dei circoli del proletariato giovanile.

Il fenomeno è cresciuto nel corso degli anni ottanta e novanta tanto da divenire endemico su tutto il territorio nazionale ed identificativo del mondo della controcultura giovanile politicamente schierata. Prassi consuetudinaria dei centri sociali è quella della cosiddetta “riappropriazione (o liberazione) degli spazi”, che consiste nell’occupazione di stabili spesso dismessi. In tempi più recenti gli enti locali hanno cominciato a legalizzare alcuni centri sociali occupati affidandoli agli occupanti stessi (oppure ad assegnare stabili ad associazioni senza dimora che ne fanno uso), in modo da responsabilizzarne i “gestori”.

L’attivismo nato nell’area dei centri sociali di questo tipo si è conquistato nel tempo un certo peso sulla scena politica nazionale, tanto che la locuzione “centri sociali” è entrata a far parte del linguaggio politico corrente, in quanto identificativa della militanza di estrema sinistra riconducibile a queste realtà. Durante gli anni duemila, sebbene centri sociali politicamente posizionati dal centrodestra all’estrema destra esistano fin dagli anni ottanta, hanno cominciato ad acquisire peso politico anche i centri sociali di questa parte politica, grazie ad una maggiore capacità comunicativa ed all’abbassamento delle tensioni politiche proprie dei decenni precedenti.» [Fonte]

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Ogni azione umana ha un suo costo, ed i centri sociali avevano, ed hanno tuttora, dei costi elevati.

Chi finanzia i centri sociali?

«Spesso le tasse sugli incassi per attività e servizi non vengono pagati ed i Comuni si accollano le bollette. Poi c’è il 5 per mille ed i contributi pubblici. ….

Ma chi finanzia i centri sociali? Come fanno a mantenersi quei ragazzi all’interno di un edificio non proprio tirato a nuovo e come fanno a mantenere gli eventi ed i servizi proposti a chi frequenta le strutture? Chi paga la luce, il gas, l’acqua? Chi garantisce i pagamenti ai fornitori di cibo e bibite o agli artisti che si esibiscono ad un prezzo ragionevole? Forse la risposta non ti piacerà, ma il costo sostenuto per tenere in piedi un centro sociale è, direttamente ed indirettamente, a carico del contribuente. Anche di chi non sopporta o non frequenta i centri sociali. ….

Il cittadino, anche se non lo sa, finanzia i centri sociali in diversi modi. Pagando le tasse allo Stato, pagando i tributi comunali e, se frequenta quei locali, pagando le consumazioni, i corsi o le attività organizzate dai gestori. I quali, però, si ritrovano spesso a non sborsare un euro al Fisco, al Comune o alla Siae. Ma nemmeno ai fornitori di energia elettrica o del gas. ….

Uno dei modi per finanziarsi non spendendo è quello di risparmiare sulle utenze. Accade quando il Comune dà in gestione uno spazio occupato di sua proprietà in modo da renderlo utile alla collettività (almeno nelle intenzioni). Così, l’amministrazione locale si ritrova a pagare le bollette dell’acqua, della luce e del gas senza che i gestori dei locali spendano un euro. ….

Altre volte, il Municipio finanzia i centri sociali attraverso dei contributi del fondo sociale regionale amministrato proprio dai Comuni oppure tramite i contributi urbanizzativi secondari. Non per forza consegnando questi aiuti al centro ma anche ad un’associazione che sostiene quel determinato centro sociale. Considera che i contributi urbanizzativi sono destinati alla realizzazione di scuole, asili, chiese, centri civici, parchi, impianti sportivi o parcheggi pubblici. Ecco, anche da qui si attinge per finanziare i centri sociali. ….»

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Ma questo non basta. Tutte le amministrazioni di sinistra si sono fatte parte attiva nel finanziare direttamente i centri sociali. Eccone uno dei tanti esempi.

Centri sociali, ecco come ottenere i finanziamenti pubblici

«Pubblicato il bando per la zona sociale 8 ….

Pubblicato dal Comune di Foligno, l’avviso pubblico per il finanziamento di attività ed interventi dei centri sociali e delle università della terza età. Si potrà presentare domanda entro le 12 del 28 novembre. Il Comune di Foligno, in qualità di capofila della zona sociale 8, in applicazione della deliberazione di giunta regionale 1048 del 19/09/2016 che prevede il vincolo di destinazione di parte delle risorse del Fondo Sociale Regionale al finanziamento di attività ed interventi dei centri sociali e delle università della terza età, intende finanziare le suddette attività ….»

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Ricalcando le procedure di finanziamento delle ngo – ong – si costituisce un ‘centro sociale’, ufficialmente spontaneo, finanziato interamente con denaro pubblico, ossia quello del Contribuente.

La delibera della giunta regionale pidiina n. 1048 del 19/09/2016 è un caso da manuale, così come la Determinazione Dirigenziale n. 1329 del 27/10/2016 del comune di Foligno, su citato.

È una marea di denaro pubblico che, adeguatamente ripartito in tanti piccoli rivoli mimetizzati al meglio, si riversa sui centri sociali, che se li gestiscono in accordo con i loro ‘santi patroni’.

Sono nei fatti un piccolo ma efficiente esercito personale del partito democratico, identico nella sostanza allo squadrismo fascista, che consistette nell’uso di squadre d’azione paramilitari armate che avevano lo scopo d’intimidire e reprimere violentemente gli avversari politici.

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Alla luce di quanto detto, dovrebbe essere evidente e chiaro l’estremo interesse che il partito democratico ha nel mantenere il controllo politico di regioni, provincia e comuni per garantire la sopravvivenza economica dei centri sociali e dei loro succedanei.

Firenze, i centri sociali manifestano contro Salvini

«Anche i centri sociali in piazza a Firenze per una manifestazione slegata e successiva a quella delle sardine. Corteo nei pressi del Tuscany Hall dove si svolge l’evento della Lega.»

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Salvini: chiuderemo tutti i centri sociali, sono utili come i campi rom

«”Chiuderemo tutti i centri sociali: l’utilità sociale di quei centri è pari a quelli dei campi Rom”. Lo ha detto dal palco a Pavia Matteo Salvini. Il vicepremier leghista ha aggiunto: “Da ministro sono stanco di vedere le forze dell’ordine che rischiano la vita per arrestare gli spacciatori e poi se li ritrovano in giro il giorno dopo.»

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Ricapitoliamo, in estrema sintesi.

Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. Di queste, Liguria e Veneto hanno governatori e giunte di centrodestra, il rinnovo delle quali sembrerebbe essere scontato. Le altre sei hanno governatori del pd, il rinnovo dei quali appare molto problematico, specie ora che M5S avrebbe deciso di presentarsi alle elezioni con una sua propria lista.

Lega e cdx hanno vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria.

Entro sei mesi si terranno ben otto elezioni regionali: due regioni sono al momento a guida cdx, Veneto e Liguria, le restanti sono a guida pidiina.

La perdita anche di queste regioni non sarebbe soltanto un enorme smacco politico per un già traballante partito democratico, ma determinerebbe la cessazione dei finanziamenti con denari pubblici delle sue organizzazioni paramilitari.

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Le ‘sardine’ sono un succedaneo dei centri sociali, si comportano a tutti gli effetti come un partito politico e sono davvero molto costose. Da qualche parte dovranno ben uscir fuori fiumi di denaro.

Sardine. Qualcuno inizia a mandarle al diavolo. Anversa.

«Le sardine avrebbero voluto andarsene in trasferta ad Anversa per poter contestare in loco Mr Matteo Salvini, colui che definiscono essere il loro arcinemico.

Ma spedire 6,000 sardine ad Anversa avrebbe anche avuto un suo costo. In ogni caso Anversa non li degna nemmeno di una risposta.

Difficile pensare a meno di 1,200 euro a testa, tra biglietti aerei, due pernottamenti, ed un minimo di vitto ed un qualche argent de poches.

Conto totale 7.2 milioni di euro.

Possibile che a nessun giudice di avanguardia non sia venuto in mente di indagare donde provenga sì tale dovizia di liquidi? Forse che questo non sarebbe un finanziamento illecito ad una formazione politica?»

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L’invasione delle sardine, ormai e’ boom da Nord a Sud

«A Napoli le ‘sardine’ si contano: siamo 10 mila. Cantano Bella Ciao e Napul’è di Pino Daniele, ‘citano’ Eduardo e la sua pernacchia, amplificandola in migliaia di pernacchie in Piazza Dante. A Firenze per gli organizzatori le sardine sono invece in 40 mila. “Ci avete battatuto di brutto”, fa chapeau Mattia Santori, uno dei quattro ideatori della prima reunion a Bologna. Centinaia di sardine anche Cosenza, in piazza Santa Teresa. E a Pesaro, in Piazzale Lazzarini. Sardine ovunque, anche all’isola d’Elba dove aspettano Matteo Salvini.

“Sardine a Napoli, ora. Sono contento quando vedo piazze piene di persone in movimento per i diritti e le libertà. Piazze di ossigeno democratico, senza sponsor e padroni”. Lo scrive in un tweet il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che aggiunge: “Io ci sto, invisibile, con la forza di chi cerca di fare, da sindaco, la rivoluzione governando”.

Di certo ci sono piazza della Repubblica stracolma e le vie limitrofe affollate. Così a parte il centro storico di Firenze per la manifestazione delle Sardine, organizzata in concomitanza della cena organizzata nel capoluogo toscano con Matteo Salvini. Sui numeri dei partecipanti della manifestazione in piazza gli organizzatori al microfoni hanno affermato: “Siamo in 40mila”. In base al numero fornito al momento dalla questura la stima si aggira sui 10.000 partecipanti, comunque arrivati anche da altre città toscane.»

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«comunque arrivati anche da altre città toscane»

Sono di conseguenza persone che possono muoversi liberamente, quindi senza fisso lavoro: ma le trasferte costano, ed anche molto. I trasporti non sono gratuiti, i pasti non sono gratis, i pernottamenti non sono in regalo.

Mobilizzare 40,000 persone, stimando spese di 300 euro mediamente a testa, significa aver speso dodici milioni di euro.

Partito democratico e movimento cinque stelle sono arrivati alla disperazione: sanno più che bene che alle prossime elezioni politiche, sempre poi che le si tengano, sono destinati a scomparire e sono terrorizzati da quelli che si preannunciano essere i responsi elettorali regionali. Sono come i tedeschi nel ’44: sapevano che la guerra era persa e quindi si imbestialivano di rabbia impotente.

Riproponiamo quindi la domanda già fatta:

«Possibile che a nessun giudice di avanguardia non sia venuto in mente di indagare donde provenga sì tale dovizia di liquidi? Forse che questo non sarebbe un finanziamento illecito ad una formazione politica?»