Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Damler annuncia altri 10,000 licenziamenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-01.

Queste misure erano nell’aria.

Automotive. In arrivo raffiche di licenziamenti, anche in Italia.

«Daimler, the German carmaker that owns Mercedes-Benz, has said it will shed at least 10,000 jobs worldwide as it seeks to fund the switch to electric cars»

«Daimler personnel chief Wilfried Porth told journalists the number of jobs lost would be “in the five figures”»

«The move comes days after rival Audi said it would cut 9,500 of its 61,000 jobs in Germany for similar reasons»

«The development towards CO2-neutral mobility requires large investments»

«Part of this programme is to reduce staff costs by around €1.4bn by the end of 2022 and, among other things, to reduce the number of management positions worldwide by 10%.»

«Daimler, which has a global workforce of nearly 300,000 and factories in 17 countries, said it would reduce costs and employment “in a socially responsible manner”, including the use of “natural fluctuation”»

«At the same time, they have been suffering falling demand in China, while the trade war between Washington and Bejing has also dented growth»

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Le emissioni dei motori diesel sono entrate nel collimatore degli ecologisti, come se anche la scomparsa di tale tipo di trazione in Germania possa risolvere un problema a livello mondiale.

Tutto il comparto automotive, una volta fiore all’occhiello tedesco, è entrato in crisi. Il calo delle vendite e, soprattutto, i ricavi, sono in profondo rosso.

Governo e media acclamano le automobili elettriche, che al momento hanno il piccolo neo di non essere disponibili sul mercato di massa a prezzi accessibili.

Per fare poi buon peso, la Germania ha preso rigide posizioni nei confronti della Cina, accusata di non rispettare quelli che i tedeschi al momento al governo indicano come ‘diritti umani’. La conseguenza è evidente:

«they have been suffering falling demand in China».

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Bene,

Ci si prepari, perché si è solo agli inizi.

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Bbc. 2019-11-30. Mercedes-Benz owner Daimler to cut 10,000 jobs worldwide

Daimler, the German carmaker that owns Mercedes-Benz, has said it will shed at least 10,000 jobs worldwide as it seeks to fund the switch to electric cars.

Daimler personnel chief Wilfried Porth told journalists the number of jobs lost would be “in the five figures”.

The move comes days after rival Audi said it would cut 9,500 of its 61,000 jobs in Germany for similar reasons.

Daimler said the car industry was going through “the biggest transformation in its history”.

“The development towards CO2-neutral mobility requires large investments, which is why Daimler announced in the middle of November that it would launch a programme to increase competitiveness, innovation and investment strength,” the firm said.

“Part of this programme is to reduce staff costs by around €1.4bn by the end of 2022 and, among other things, to reduce the number of management positions worldwide by 10%.”

Electric cars

Daimler, which has a global workforce of nearly 300,000 and factories in 17 countries, said it would reduce costs and employment “in a socially responsible manner”, including the use of “natural fluctuation”.

“In addition, the possibilities for part-time retirement will be expanded and a severance programme will be offered in Germany in order to reduce jobs in the administration,” it added.

Daimler said its plans had been agreed with the firm’s works council, which includes union representation.

German carmakers have been slow to adapt to new technological trends, including self-driving cars and electric vehicles.

At the same time, they have been suffering falling demand in China, while the trade war between Washington and Bejing has also dented growth.

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Sole 24 Ore. 2019-11-29. Daimler taglia 10mila posti. Così l’auto alla spina mette in crisi il lavoro

La casa automobilistica di Stoccarda punta a ridurre l’organico di 10mila posti nei prossimi due anni per finanziare la transizione elettrica. Mentre l’Europarlamento chiede limiti ancora più stringenti alle emissioni.

I mille manager a casa annunciati a metà novembre diventano 10mila posti in meno entro la fine del 2022. Daimler torna in primo piano e lega la sua decisione al piano per finanziare la costosa transizione elettrica. L’intervento, come ha specificato il capo del personale di Daimler, Wilfried Porth, sarà di almeno 10mila posti di lavoro in meno entro il 2022.

Alcune delle uscite avverranno tramite mancate sostituzioni, altre tramite un programma di prepensionamento, mentre per altri il produttore della Mercedez Benz proporrà uscite volontarie. Le misure di razionalizzazione previste includono l’eliminazione, già annunciata, di circa il 10% delle funzioni di gestione, ha aggiunto il gruppo, che nei giorni scorsi aveva

Proprio nei giorni scorsi anche Audi ha annunciato un piano di tagli straordinario, di almeno 9.500 posti, sempre in Germania. Il produttore di pneumatici Continental in settembre ha comunicato un piano di tagli da 20mila posti.

Il totale quest’anno è di circa 50mila, una cifra che dà l’dea della crisi in cui versa il settore. Addirittura il manifatturiero tedesco, secondo dati Bloomberg si appresta a perdere 100mila posti di lavoro. La Germania avrà anche aver evitato d’un soffio la recessione nel terzo trimestre, ma la pressione sui campioni industriali del paese resta altissima.

E se per il quadro generale va messa nel conto una fase di forti tensioni sul fronte del commercio internazionale, con la guerra Usa-Cina a produrre ingenti danni collaterali, per l’auto vale quello che si sa da tempo ma che addirittura potrebbe peggiorare.

Non è un caso che l’annuncio di Daimler arrivi il giorno dopo l’approvazione all’Europarlamento di una risoluzione di un inasprimento sui limiti alle emissioni di CO2 che stanno costringendo l’industria automobilistica continentale a una costosa e dolorosa transizione dai motori termici a quelli elettrici (con relative ricadute, appunto, sull’occupazione, dato che l’elettrificazione porta a un prosciugamento della forza lavoro)

Cosa dice la risoluzione? Che l’Unione europea dovrebbe ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 per diventare climaticamente neutrale entro il 2050; anche trasporti marittimi e aerei devono ridurre le emissioni. Gli eurodeputati hanno chiesto alla Ue di impegnarsi alla conferenza delle Nazioni Unite COP25 che si volge a Madrid dal 2 al 13 dicembre per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.. L’obiettivo attuale della Ue è di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, ma già dal 2012 pioveranno multe miliardarie sulle case automobilistiche che sforeranno i limiti consentiti

Tornando alla Germania, mentre il tasso di disoccupazione del paese, al 5%, rimane vicino al suo minimo storico, il numero di liberi professionisti è in aumento e il lavoro a breve termine è salito dall’anno scorso. Ma sono proprio le aziende automobilistiche a dovere alleggerire, e tanto, i loro costi. Sotto la guida (da maggio) del cinquantenne svedese Ola Källenius, arrivato in un momento storico e molto critico per l’industria, al tramonto dell’era del diesel e dopo il regno ventennale di Dieter Zetsche, la Casa della stella a tre punte si è impegnata a risparmiare un totale di almeno 1,4 miliardi di euro in spese del personale.

Ma l’effetto completo dei tagli – che interessano anche le filiali delle società tedesche all’estero – potrebbe non essere avvertito immediatamente. Le leggi sul lavoro e i sindacati rendono più difficili i licenziamenti. In molte grandi aziende sono in vigore accordi che non consentono forzature. Questo significa che i programmi possono durare anni. Qui sorge il problema: la potente industria automobilistica tedesca, alla quale il governo Merkel sta andando incontro con un robusto piano di incentivi per l’acquisto di auto alla spina, ha messo sul piatto decine di miliardi di euro in investimenti per l’auto elettrica può permettersi di perdere tempo?

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