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Renzi – Open. 6.7 milioni oppure almeno 35 miliardi in Lussemburgo? Malelingue.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-29.

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Le indagini sulla Fondazione Open e su Matteo Renzi proseguono e stanno aprendo un nuovo filone lussemburghese.

«Un archivio custodito da Alberto Bianchi e sfuggito ai militari nella perquisizione dello scorso settembre. L’elenco dei finanziatori della Fondazione Open è stato ritrovato dagli uomini della Guardia di Finanza tre giorni fa, quando sono tornati nello studio dell’avvocato ed ex presidente di Open, per acquisire materiale sulle donazioni e l’impiego dei soldi»

«Accanto a ogni cifra e al nome dell’imprenditore, l’indicazione di chi avesse reperito il finanziatore»

«Di fatto i finanziamenti diretti sono arrivati per via bancaria, ma gli inquirenti puntano a fare chiarezza su due fronti: l’ipotesi che alcune donazioni siano passate per vie traverse, come le parcelle e gli incarichi a Bianchi e una società lussemburghese fondata da Carrai e poi che per i donatori più generosi ci siano stati favori in cambio»

«È L’Espresso a riportare, ad esempio, che tra questi c’è Gianfranco Librandi, con 800mila euro, poi candidato nelle politiche del 2018 nelle liste del Pd e da poco passato a Italia viva, il nuovo partito di Matteo Renzi»

«Attraverso due società, la Tci Telecomunicazioni Italia e la Tci Elettromeccanica, Librandi versa su un conto di Open gestito da Bianchi una cospicua parte del milione e 700mila euro finiti tra il 2017 e il 2018 sul deposito bancario»

«Da un primo esame del materiale sequestrato emerge invece come Marco Carrai, imprenditore e amico personale di Renzi, ex componente del cda della fondazione e indagato per finanziamento illecito dei partiti, usasse chat criptate o che si autoeliminavano»

«Intanto, le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal pm Antonio Nastasi, sono arrivate fino in Lussemburgo»

«Perché è lì che, nel 2012, anno della candidatura alle primarie di Renzi e della nascita di Open, Carrai ha fondato la Wadi Ventures management capital sarl. E, nel tempo, alcuni dei finanziatori più generosi della fondazione renziana, sono entrati nella compagine societaria»

«L’ipotesi è che i finanziamenti alla fondazione non siano stati diretti, ma siano passati attraverso incarichi legali affidati a Bianchi che, poi, avrebbe girato i soldi a Open»

«Carrai …. risulta essere tra i soci della Wadi Ventures management capital sarl, società che ha sede in Lussemburgo e che ha come oggetto la detenzione di partecipazioni societarie»

«A destare i sospetti degli inquirenti è il fatto che negli anni alcuni dei finanziatori di Open siano anche entrati nella società estera. Il primo è il finanziere Davide Serra, uno dei donatori perquisiti martedì che, nel 2012, versa 50mila euro nella Wadi Ventures»

«E ancora tra i soci esteri, Fabrizio Landi, finanziatore di Open, nominato nel cda di Finmeccanica da Renzi.»

«Nel 2014, Landi compra 75 mila euro di azioni della Wadi. Poi Michele Pizzarotti, il costruttore perquisito martedì, nel 2014 versa 100 mila euro nella Wadi Ventures. Diventando anche lui socio»

«Intanto il Gruppo Toto segnala come «pretestuose e fuorvianti» le ricostruzioni giornalistiche che chiamano in causa la controllata Strada dei Parchi SpA, concessionaria delle Autostrade A24 e A25, come beneficiaria di favori da parte del governo di Matteo Renzi»

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Tu mi finanzi ed io ti aiuto.

Le indagini sulla Wadi Ventures potrebbe far scaturire sorprese da mille ed una notte.

Le solite malelingue, i detrattori cronici, maligni quanto falsi e bugiardi, stanno sussurrando in modo tale farsi ben sentire cose fantasmagoriche, che certo non raccoglieremo, dato che siamo alieni ai pettegolezzi malevoli da sacrestia degenerata.

Figuratevi cosa stanno propalando in giro su quei galantuomini! Calunniano dicendo che nella Wadi sarebbero transitate decine di miliardi in cambio di favori politici.

Ma chi mai, chi mai potrebbe credere a cosa del genere?

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Renzi, spunta la lista dei finanziatori di Open: usate chat criptate che si autodistruggevano

Un archivio custodito da Alberto Bianchi e sfuggito ai militari nella perquisizione dello scorso settembre. L’elenco dei finanziatori della Fondazione Open è stato ritrovato dagli uomini della Guardia di Finanza tre giorni fa, quando sono tornati nello studio dell’avvocato ed ex presidente di Open, per acquisire materiale sulle donazioni e l’impiego dei soldi. Accanto a ogni cifra e al nome dell’imprenditore, l’indicazione di chi avesse reperito il finanziatore. Di fatto i finanziamenti diretti sono arrivati per via bancaria, ma gli inquirenti puntano a fare chiarezza su due fronti: l’ipotesi che alcune donazioni siano passate per vie traverse, come le parcelle e gli incarichi a Bianchi e una società lussemburghese fondata da Carrai e poi che per i donatori più generosi ci siano stati favori in cambio.

È L’Espresso a riportare, ad esempio, che tra questi c’è Gianfranco Librandi, con 800mila euro, poi candidato nelle politiche del 2018 nelle liste del Pd e da poco passato a Italia viva, il nuovo partito di Matteo Renzi. Attraverso due società, la Tci Telecomunicazioni Italia e la Tci Elettromeccanica, Librandi versa su un conto di Open gestito da Bianchi una cospicua parte del milione e 700mila euro finiti tra il 2017 e il 2018 sul deposito bancario. La lista non è segreta, ma agli inquirenti interessa anche stabilire quale sia poi stato l’impiego del denaro.

Da un primo esame del materiale sequestrato emerge invece come Marco Carrai, imprenditore e amico personale di Renzi, ex componente del cda della fondazione e indagato per finanziamento illecito dei partiti, usasse chat criptate o che si autoeliminavano. Il nome di Carrai è finito anche in una segnalazione dell’Ufficio Antiriciclaggio di Bankitalia, per un prestito di 20mila euro a Matteo Renzi, proprio alla vigilia dell’acquisto della casa da 1,3 milioni, assicurato anche da un altro prestito quello degli imprenditori Maestrelli.

Intanto, le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal pm Antonio Nastasi, sono arrivate fino in Lussemburgo. Perché è lì che, nel 2012, anno della candidatura alle primarie di Renzi e della nascita di Open, Carrai ha fondato la Wadi Ventures management capital sarl. E, nel tempo, alcuni dei finanziatori più generosi della fondazione renziana, sono entrati nella compagine societaria. Da Davide Serra a Pizzarotti di Parma, entrambi perquisiti martedì scorso.

L’ARCHIVIO
Un lungo elenco di nomi, accanto le cifre e il politico o il fedelissimo del giglio magico che aveva procacciato il finanziatore. Gli elenchi sequestrati nello studio legale di Bianchi sono adesso all’esame della Guardia di finanza. Il sospetto degli inquirenti è che alcuni di quei finanziatori abbiano ricevuto qualcosa in cambio, come incarichi o vantaggi di altro tipo. Un archivio che racconta l’attività della fondazione e molto sui 6,7 milioni incassati. Secondo una prima ricostruzione un ruolo centrale lo avrebbe avuto proprio Carrai. Insieme all’amico di Renzi, che annuncia il ricorso al Tribunale del Riesame contro i sequestri, e a Bianchi, sul registro degli indagati sono stati i scritti anche i nomi dell’imprenditore Patrizio Donnini, della moglie, Lilian Mammoliti, e dell’ad di Renexia (gruppo Toto) Lino Bergonzi. L’ipotesi è che i finanziamenti alla fondazione non siano stati diretti, ma siano passati attraverso incarichi legali affidati a Bianchi che, poi, avrebbe girato i soldi a Open.

LUSSEMBURGO

«Carrai – si legge nel decreto di perquisizione notificato tre giorni fa a uno degli uomini più vicini a Matteo Renzi – risulta essere tra i soci della Wadi Ventures management capital sarl, società che ha sede in Lussemburgo e che ha come oggetto la detenzione di partecipazioni societarie». A destare i sospetti degli inquirenti è il fatto che negli anni alcuni dei finanziatori di Open siano anche entrati nella società estera. Il primo è il finanziere Davide Serra, uno dei donatori perquisiti martedì che, nel 2012, versa 50mila euro nella Wadi Ventures.

Nel 2013 arriva anche Francesco Valli, fino all’anno prima a capo della British American Tobacco Italy. Nella società lussemburghese investe 150mila euro. La società del tabacco (anche questa perquisita) nel 2014 dona, invece, a Open 100mila euro. E ancora tra i soci esteri, Fabrizio Landi, finanziatore di Open, nominato nel cda di Finmeccanica da Renzi.

Nel 2014, Landi compra 75 mila euro di azioni della Wadi. Poi Michele Pizzarotti, il costruttore perquisito martedì, nel 2014 versa 100 mila euro nella Wadi Ventures. Diventando anche lui socio.

Intanto il Gruppo Toto segnala come «pretestuose e fuorvianti» le ricostruzioni giornalistiche che chiamano in causa la controllata Strada dei Parchi SpA, concessionaria delle Autostrade A24 e A25, come beneficiaria di favori da parte del governo di Matteo Renzi. Mentre l’imprenditore Alfredo Romeo precisa: «Nessuna perquisizione è stata effettuata in alcuno degli uffici delle società del Gruppo Romeo, né tanto meno in una mia abitazione».

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Open, Librandi: “C’è chi compra barca o quadro, io finanzio politica”

“No non son pentito per niente perché ho condiviso un progetto con Renzi e andrò avanti a condividerlo”. Lo dice Gianfranco Librandi di Italia Viva all’Adnkronos in merito al finanziamento di 800mila euro alla Fondazione Open.

 “Un imprenditore può decidere di comprare una barca o un’opera d’arte. Io credo nel Paese e credo che sia un cosa importante per cui lottare e dato che negli ultimi anni la situazione è complicata e difficile per gli imprenditori che chiedono stabilità alla politica e l’unico che questa stabilità l’ha garantita, almeno nella XVII legislatura, è stato Matteo Renzi. Quindi sto con lui e condivido il suo progetto”. E sottolinea: “Sono soldi regolari, trasparenti, tracciabili, non scaricati dalle tasse della mia azienda ma sudati e guadagnati con estremo sudore”.

“Quel finanziamento a Open per ‘comprarmi’ il seggio? Io ho fatto per 8 anni il consigliere comunale e poi per 5 anni sono stato deputato. Io ero già deputato non avevo bisogno di comprarmi un bel niente…”, dice ancora Librandi. Questa vicenda sarà un danno per Italia Viva? “Da un lato la mette in evidenza, dall’altro se uno non ha la possibilità di spiegarla bene, può essere un danno

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Carrai e i soci in Lussemburgo, l’intreccio con i finanziatori di Open.

Nell’elenco anche Davide Serra. Trovato l’archivio segreto dell’avvocato Bianchi, il presidente della fondazione renziana.

Un archivio segreto con l’elenco degli imprenditori e accanto i nomi di politici e consiglieri di amministrazione che li avevano convinti a finanziare Open. Era nella disponibilità dell’avvocato Alberto Bianchi, il presidente della Fondazione indagato per traffico d’influenze, riciclaggio e finanziamento illecito. Gli investigatori della Guardia di Finanza lo hanno trovato nel corso della seconda perquisizione compiuta tre giorni fa e adesso la lista dovrà essere ricontrollata per verificare se chi ha versato denaro «per sostenere l’attività politica di Matteo Renzi» abbia ottenuto vantaggi per le proprie aziende o incarichi nelle istituzioni. I magistrati ritengono che un ruolo chiave in questa partita lo abbia avuto Marco Carrai, fedelissimo dell’ex premier che aveva un posto nel cda, ma soprattutto gestiva una serie di società — anche all’estero — che avevano tra i soci proprio alcuni soggetti poi comparsi tra i beneficiari della Open. E per questo gli specialisti della Finanza indagheranno anche su chat e mail rintracciate nei suoi telefonini e computer. Un lavoro che non si preannuncia affatto semplice, anche perché Carrai utilizzava un sistema per criptare le telefonate prevedendo «l’autodistruzione» dei messaggi inviati e ricevuti.

La sigla dei «reclutatori»

L’indagine coordinata dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo riguarda i versamenti oltre i 50mila euro. È lungo l’elenco di chi ha elargito denaro tra il 2012 e il 2018. Nella maggior parte dei casi sono stati i componenti del «giglio magico» a trovare sponsor per la Fondazione e il loro impegno veniva riconosciuto con una sigla apposta accanto al nominativo e alla cifra versata. Luca Lotti, Maria Elena Boschi, lo stesso Bianchi e altri politici vicini a Renzi si sono impegnati affinché Open ricevesse finanziamenti e alla fine la Fondazione ha ottenuto oltre 7 milioni di euro. Nel 2018, quando si è deciso di chiuderla dopo le dimissioni di Renzi da capo del governo, Bianchi ha dichiarato di avere una perdita di circa un milione di euro. Entrate e uscite che la Finanza sta ricostruendo partendo dal sospetto che in realtà una buona parte dei soldi fossero un vero e proprio finanziamento illecito alla corrente del Pd che faceva capo a Renzi.

La Wadi e i soldi in Lussemburgo

Per questo l’indagine si concentra sulle società di Carrai con un’attenzione particolare alla Wadi. Nel decreto di perquisizione che ipotizza il finanziamento illecito si sottolinea che «Carrai risulta essere tra i soci della Wadi Ventures Management, società che ha sede in Lussemburgo e che ha come oggetto la detenzione di partecipazioni societarie». Le verifiche già svolte hanno dimostrato che alcuni soci dell’azienda risultano anche tra i finanziatori di Open e dunque bisognerà scoprire se in realtà la Wadi possa essere stata utilizzata anche per trasferire fondi all’estero. Nel 2012 il finanziere Davide Serra — che tre giorni fa ha subito la perquisizione — ha versato 50mila euro nelle casse della Wadi per diventarne socio, dopo aver finanziato la Fondazione Big Bang di Renzi. Interessante per gli inquirenti è anche il ruolo di Francesco Valli, fino al 2012 capo della British American Tobacco Italy. Nel 2014 ha elargito 100mila euro a Open. Ma l’anno prima è diventato socio della Wadi versando 50mila euro. Percorso analogo a quello compiuto un anno dopo dal costruttore Michele Pizzarotti che ha deciso di entrare nell’azienda lussemburghese con 100mila euro e adesso ha ricevuto la «visita» dei finanzieri. Obiettivo: svelare quali siano i reali interessi che si celano dietro questo intreccio di nomi e aziende. E soprattutto quali affari siano stati realizzati.

Chat e messaggi criptati

Per scoprirlo saranno analizzati i documenti sequestrati negli uffici di Carrai — che gode di una particolare immunità visto che dal 4 ottobre è stato nominato console di Israele — ma anche telefoni e computer. È noto che Carrai, grande esperto di cybersicurezza tanto che Renzi voleva nominarlo consulente del suo governo per quel settore, utilizza applicazioni criptate per parlare e mandare messaggi quindi non sarà facile ricostruire contatti e conversazioni. L’obiettivo rimane comunque quello di svelare la sua «rete» italiana ed estera proprio per individuare eventuali canali paralleli di finanziamento. Per questo si controllerà anche tutta la movimentazione dei conti correnti e le spese effettuate con carte di credito e bancomat messe a disposizione da Open. Una veniva utilizzata da Luca Lotti che nega di averla utilizzata per l’attività politica: «Esistono soltanto semplici e regolari indennizzi delle spese che ho sostenuto nello svolgimento del mio ruolo di membro del cda della Fondazione Open. Tutto, ribadisco, si è sempre svolto nell’assoluta trasparenza, tutti i costi sono tracciati, dettagliati e messi nero su bianco, oltre ad essere indicati nei bilanci della Fondazione stessa e per questo vagliati dai sindaci revisori».