Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regioni. Ad oggi 10 di cdx ed 8 di csn. Ma tra sei mesi potrebbe essere ben diverso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-27.

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Delle diciotto regioni a statuto ordinario ad oggi dieci hanno governatore e giunta di centrodestra ed otto invece hanno governatore e giunta di centrosinistra, tutte rette dal partito democratico.

Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. Di queste, Liguria e Veneto hanno governatori e giunte di centrodestra, il rinnovo delle quali sembrerebbe essere scontato. Le altre sei hanno governatori del pd, il rinnovo dei quali appare molto problematico, specie ora che M5S avrebbe deciso di presentarsi alle elezioni con un sua propria lista.

Lega e cdx hanno vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria.

Entro sei mesi si terranno ben otto elezioni regionali: due regioni sono al momento a guida cdx, Veneto e Liguria, le restanti sono a guida pidiina.

La mappetta allegata dovrebbe essere eloquente.

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Elezioni regionali. Riepilogo. 2017 – 2020.

Emilia Romagna. Renzi. Campagna regionale a valenza nazionale. I dati.

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Emilia Romagna, Toscana e Marche sono storicamente voivodati del partito democratico, che vi governa ininterrottamente da oltre cinquanta anni. Ma di questi tempi il partito democratico deve giocare in difesa anche in quelle che furono le sue classiche roccaforti, con lo spauracchio che possa ripetersi quel fattaccio brutto dell’Umbria, ove la lega ha stravinto con il 57.4%, ferita tuttora saniosa e sanguinante.

Le altre cinque regioni saranno altrettanto combattute, ma dai sondaggi disponibili una vittoria della lega e del centrodestra apparirebbe essere molto verosimile.

Mettiamo anche che il partito democratico riesca in una qualche maniera a conservare il potere in Emilia Romagna, Toscana e Marche, ma perda le restanti cinque regioni.

Ben difficilmente, in tale evenienza, l’attuale segreteria del PD potrebbe esimersi dal trarne le conseguenze, anche con le relative conseguenze sull’attuale governo rosso-giallo.

Se lega e centrodestra riuscissero in questa operazione, tra sei mesi potrebbero avere il governo di ben quindici regioni, in opposizione ad un governo centrale debole e traballante.

Se ben coordinato, questo blocco di quindici regioni potrebbe rendere davvero dura la vita di un governo di sinistra, la cui credibilità sarebbe anche fortemente sottominata.

Nel caso, potrebbero utilizzare in modo estensivo quanto prescritto dall’art. 75 della Costituzione:

«È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.»

Sarebbe un gioco al massacro paralizzante.

Ma soprattutto, il partito democratico perderebbe quella accademia politica costituita dalle giunte regionali, con severe ripercussioni sui suoi quadri dirigenti.

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Le 8 elezioni regionali che fanno tremare il governo

Il centrosinistra guidato dal Pd al momento governa 7 regioni italiane: Emilia Romagna, Lazio, Marche, Toscana, Campania e Calabria. E tra queste possiamo inserire anche la Puglia: il governatore Michele Emiliano è uscito dal Pd, ma quando ha vinto le elezioni lo ha fatto con il Pd. Nel conteggio non vanno inserite Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Il motivo è semplice: sono guidate da esponenti di partiti locali. Il primo è un caso unico: non vengono fatte elezioni regionali, ma i consiglieri regionali sono i consiglieri delle province di Trento e di Bolzano. L’incarico di governatore viene ricoperto a turno da presidente delle due province. Al momento è Arno Kompatscher del Südtiroler Volkspartei. Il presidente della Val d’Aosta, invece, è Antonio Fosson di Union Valdôtaine. E’ un partito di ispirazione autonomista che ufficialmente non fa parte di nessuna coalizione, ma in passato ha fatto parte di coalizioni di centrosinistra.

Elezioni regionali in Emilia Romagna

Si vota domenica 26 gennaio. Alle ultime elezioni europee la Lega qui ha ottenuto proprio 760mila voti contro i 700mila raccolti dal Pd. Non solo: il leghista Alan Fabbri, dopo aver perso contro Stefano Bonaccini (l’attuale governatore e prossimo candidato del Pd) nelle ultime elezioni regionali ha strappato al Pd la rossa Ferrara. Per questi motivi, se fino a qualche anno fa una vittoria del centrosinistra nella rossa Emilia Romagna, adesso non lo è più. E’ l’unica regione in cui si è già stabilito quando si vota e le elezioni regionali sono fissate per domenica 26 gennaio. I due principali schieramenti hanno già annunciato i loro candidati. Il centrosinistra ha scelto il presidente di regione uscente, Stefano Bonaccini del Pd, mentre il centrodestra sosterrà la senatrice leghista Lucia Borgonzoni.

E ci sarà anche il Movimento 5 Stelle, anche se Di Maio non aveva nascosto la volontà di lasciar perdere. Per la prima volta nella storia del Movimento 5 Stelle, infatti, la base degli attivisti ha sconfessato una decisione dei vertici. La piattaforma Rousseau ha bocciato la proposta di Luigi Di Maio di prendersi una “pausa elettorale” in vista delle elezioni regionali dei 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria.

Elezioni regionali in Calabria, Campania e Puglia

Sono le tre regioni del Sud Italia rimaste in mano al centrosinistra. La prima che avrà le elezioni sarà la Calabria: saranno entro la fine di gennaio, ma la data ancora non è stata fissata. Il presidente uscente è Mario Oliverio del Pd e il M5S è alle stelle è all’opposizione. Ma un’alleanza sul modello umbro appare poco probabile. Qui, però, il M5S alle ultime europee è stato il partito più votato con il 26% dei consensi.

Anche in Campania il Movimento 5 Stelle parte come favorito per essere il primo partito, considerando che alle europee ha conquistato il 34% dei voti. E, pure qui, resta la possibilità di un’alleanza Pd-M5S, anche se il presidente uscente Vincenzo De Luca ha sempre escluso questa eventualità. Ci sarà, comunque, più tempo rispetto alla Calabria: si vota in primavera, molto probabilmente a maggio. E anche in Puglia si voterà in primavera. Il presidente uscente, Michele Emiliano, è uscito dal Pd ma punta ad avere il supporto di tutto il centrosinistra.

Elezioni regionali in Toscana, Marche, Veneto e Liguria

Qui si vota tra maggio e giugno. Toscana e Marche sono le due roccaforti rosse. Sia il toscano Enrico Rossi che il marchigiano Enrico Ceriscoli sono diventati presidenti delle due regioni con un successo netto. Nel frattempo, però, gli altri partiti, in particolare quelli del centrodestra, sono cresciuti a ritmi alti elezione dopo elezione. Diverso è il discorso che si può fare per Veneto e Liguria. Nella prima Luca Zaia sta per chiudere il secondo mandato, ma ci potrebbe essere anche la possibilità di un terzo mandato. In Liguria il presidente uscente, Enrico Toti, ha fondato un suo partito, Cambiamo!, ma potrebbe essere il candidato del centrodestra.

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