Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Autostrade. Nessuno controlla i 7,317 impianti. Agenzia di controllo non è attiva.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-27.

Ponte Sant'Angelo. Fatto nel 134 d.C.

Ponte Sant’Angelo. Costruito nel 134 d.C. da Demetriano per l’Imperatore Adriano.


Viaggiare sulle autostrade italiane costa un occhio della testa ed i cospicui proventi levati con i pedaggi sono investiti all’estero da parte dei gestori, che si mettono tutto in tasca: nemmeno briociolette piccole piccole sono devolute per la manutenzione.

Ma chi viaggia in autostrada mette a repentaglio la propria vita. Nel prezzo del biglietto dovrebbe essere compresa una assicurazione caso morte.

Così, dopo il crollo del ponte Benetton, gestito dalla società Autostrade con signorile noncuranza dei 43 morti assassinati, adesso crollano ponti e si aprono voragini nelle autostrade gestite dal Gruppo Gavio.

Stato assassino e Gavio correi. Crollato un altro ponte autostradale.

Voragine si apre sulla A21 Torino – Brescia. Gruppo Gavio è un recidivo.

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Questo stato iperburocratizzato stile Unione Sovietica ha disposto una pletora di enti di controllo, i dipendenti dei quali prendono lauti stipendi ma non fanno proprio nulla. E da quanto sta emergendo dalle indagini sul crollo del ponte Benetton, di norma i ministeriali sarebbero in combutta con i gestori.

«Non esiste una mappa dei rischi dei 7.317 ponti e gallerie italiani»

«Toninelli aveva lanciato l’agenzia per monitorarli ma al momento non è attiva.»

«Maltempo Liguria, crollo viadotto A6: l’emergenza sicurezza non si ferma e non è ancora chiaro a chi spetti il compito di monitorare gli oltre 7mila impianti sparsi per l’Italia»

«Alla fine di settembre scorso, dal ponte Bisagno dell’autostrada A12, si è staccato un pluviale, un tubo per lo scolo dell’acqua piovana, che è precipitato in mezzo a una strada della periferia di Genova»

«L’ex ministro Danilo Toninelli aveva annunciato, a margine del crollo del Ponte Morandi, il passaggio dalla logica dell’emergenza delle infrastrutture a quello della prevenzione con l’istituzione dell’Ansfisa, acronimo di Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e avrebbe dovuto superare la vecchia e poco utilizzata Direzione generale per la vigilanza sui concessionari, ente pubblico con limitate risorse e ancor meno potere, impossibilitata com’era a operare veri controlli sui 7.317 ponti, viadotti e tunnel che rientrano nelle concessioni dei 19 gestori autostradali in teoria monitorati dall’Anac»

«Adesso cambia tutto” aveva detto Toninelli»

«Ma l’Ansfisa è in attesa del parere del Consiglio di Stato su un regolamento attuativo scritto solo nel luglio 2019, un anno dopo l’annuncio dell’ex ministro. Dovevano essere assunti o spostati nella nuova struttura almeno 500 tra ispettori e dirigenti»

«C’è un organigramma con vertici già nominati, che in forma ufficiosa parlano di «almeno un anno» per la partenza.»

«In Italia non è mai esistita una mappatura delle infrastrutture a rischio, autostradali o meno»

«Il nostro sistema di infrastrutture stradali non regge più, perché la maggior parte dei ponti e viadotti italiani è stato costruito tra il 1955 e il 1980»

«Hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati»

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Alcune considerazioni.

– Ponte Sant’Angelo, noto anche come pons Aelius (ponte Elio), pons Hadriani (ponte di Adriano) o ponte di Castello, è un ponte che collega piazza di Ponte S. Angelo al lungotevere Vaticano, a Roma, nei rioni Ponte e Borgo. Fu costruito a Roma nel 134 dall’imperatore Adriano, su progetto di un certo Demetriano, per collegare alla riva sinistra il suo mausoleo. Sta in piedi da 1885 anni. Ha resistito alle piene del Tevere, al sacco di Roma, ai lanzichenecchi e, da ultimo, persino alle bombe americane. È la testimonianza di pietra che è possibile costruire ponti duraturi nel tempo e sicuri per quanti li utilizzano.

– «Hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati»? Si progetta forse un ponte per farlo durare sessanta anni e poi buttarlo giù e rifarlo? Ma siamo matti da legare!!

– La Direzione generale per la vigilanza sui concessionari nulla fece in tutta la sua effimera vita, se non percepire stipendi da favola, pagati senza fiatare dai miseri Contribuenti.

– L’Ansfisa, Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali, istituita un anno e mezzo fa ancora non funziona, ma il suo personale gode anche essa di stipendi fantasmagorici.

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Sorge lecita la domanda di cosa di stia a fare il movimento cinque stelle al governo. L’Ansfisa la ha voluta proprio un suo ministro. Ma Autostrade e Gruppo Gavio sono pianeti del sistema pidiino: M5S quindi fa il pesce in barile. Se sono del partito democratico allora sono probe e giuste: se poi dessero qualcosa, sarebbero ancor più degne.

A grandi parole giustizialisti e probi, nei fatti sono quello che stanno dimostrando di essere.

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Affari Italiani. 2019-11-25. Crollo viadotto A6, non c’è una mappa dei rischi. Chi controlla 7.317 impianti?

Non esiste una mappa dei rischi dei 7.317 ponti e gallerie italiani. Toninelli aveva lanciato l’agenzia per monitorarli ma al momento non è attiva.

Maltempo Liguria, crollo viadotto A6: l’emergenza sicurezza non si ferma e non è ancora chiaro a chi spetti il compito di monitorare gli oltre 7mila impianti sparsi per l’Italia

Alla fine di settembre scorso, dal ponte Bisagno dell’autostrada A12, si è staccato un pluviale, un tubo per lo scolo dell’acqua piovana, che è precipitato in mezzo a una strada della periferia di Genova. Come scrive il Corriere della Sera, questa è stata l’ultima emergenza prima del crollo del viadotto di ieri sulla Torino Savona. L’ex ministro Danilo Toninelli aveva annunciato, a margine del crollo del Ponte Morandi, il passaggio dalla logica dell’emergenza delle infrastrutture a quello della prevenzione con l’istituzione dell’Ansfisa, acronimo di Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e avrebbe dovuto superare la vecchia e poco utilizzata Direzione generale per la vigilanza sui concessionari, ente pubblico con limitate risorse e ancor meno potere, impossibilitata com’era a operare veri controlli sui 7.317 ponti, viadotti e tunnel che rientrano nelle concessioni dei 19 gestori autostradali in teoria monitorati dall’Anac.

La vecchia struttura era nata dopo l’applicazione di una direttiva europea del 2008 che imponeva ispezioni ministeriali “altamente dettagliate” su infrastrutture viarie a un soggetto terzo. L’Italia aveva recepito dimenticandosi i regolamenti attuativi e i soldi per gli ispettori. “Adesso cambia tutto” aveva detto Toninelli ai genovesi che si erano dati appuntamento in piazza De Ferrari per ricordare le 43 vittime del ponte Morandi. Ma l’Ansfisa è in attesa del parere del Consiglio di Stato su un regolamento attuativo scritto solo nel luglio 2019, un anno dopo l’annuncio dell’ex ministro. Dovevano essere assunti o spostati nella nuova struttura almeno 500 tra ispettori e dirigenti. C’è un organigramma con vertici già nominati, che in forma ufficiosa parlano di «almeno un anno» per la partenza.

In Italia non è mai esistita una mappatura delle infrastrutture a rischio, autostradali o meno. Prima e dopo il ponte Morandi. Manca la volontà dei gestori privati e manca (o mancava) ogni forma di controllo pubblico. Al netto delle 28 opere di Autostrade per l’Italia segnalate su tutto il territorio nazionale dagli ispettori della Guardia di Finanza per conto della Procura di Genova, fa ancora fede il rapporto dell’istituto di tecnologia delle costruzioni del Cnr, che risale al giugno del 2018, quando mancava poco più di un mese al crollo del viadotto sul Polcevera. La premessa era chiara. Il nostro sistema di infrastrutture stradali non regge più, perché la maggior parte dei ponti e viadotti italiani è stato costruito tra il 1955 e il 1980. “Hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati”. Incrociando età anagrafica, interventi straordinari e allarmi raccolti dai gestori, il Cnr identifica venti ponti o viadotti che “destano preoccupazione”, talvolta sovrapposti alle segnalazioni della magistratura. Ci sono quelli sulla superstrada Milano-Meda in Brianza, c’è il viadotto Manna in Campania e quelli abruzzesi sulla A24/25 danneggiati dal terremoto del 2009. In Sicilia c’è il caso di un altro ponte realizzato da Riccardo Morandi, tra Agrigento e Villaseta, chiuso dal 2017 e con costi di riparazione esorbitanti, almeno trenta milioni di euro.