Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Regling Klaus. Potrebbe diventare il dittatore dell’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-26.

Caravaggio. Bari.

Quando uno stato, oppure una unione, è altamente burocratizzata, si attua in modo quasi automatico un fenomeno letale per il sistema democratico.

Il potere transita dalla classe politica eletta dal popolo sovrano nelle mani di oscuri burocrati nominati, ma non eletti, i quali tendono ad autoperpetuarsi

Che vada bene, prende corpo una oligarchia mai eletta, ma la storia insegna che nel volgere di pochissimo tempo nell’ambito degli oligarchi emerge dapprima un primus inter pares, che in breve diventa il dittatore di fatto. Di lì in poi, sarà l’apparato burocratico a surrogare una politica desistente.

Il Mes è una classica struttura burocratica di tal fatta, volta al raggiungimento di una dittatura de facto.

È di straordinaria gravità che il Governo italiano abbia dato assenso di massima al Mes di sua iniziativa, senza nemmeno consultare il parlamento, organo elettivo della nazione.

Che poi sia accetti un trattato che a mente degli art. 32 e 35:

«L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).»

non trova riscontro nemmeno nel Gran Consiglio del regime fascista.

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È stupefacente come l’opinione pubblica stia assistendo inerte a questa consegna dell’Italia alla dittatura. Anzi, quasi ne sia contenta.

«La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un dossier aperto da almeno due anni e che dovrebbe chiudersi a dicembre, se Eurogruppo ed Eurosummit daranno l’ok.»

Se ciò avvenisse, Herr Klaus Regling, il numero uno del Mes, diverrebbe il dittatore dell’Unione Europea.

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«Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3); è istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello del FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l’attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. ….

Il MES sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall’insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. ….

Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell’area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2)

L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).» [Fonte]

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Mes, ecco cosa cambia con la riforma del Salva-Stati

«La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un dossier aperto da almeno due anni e che dovrebbe chiudersi a dicembre, se Eurogruppo ed Eurosummit daranno l’ok. Già a gennaio 2018 l’Eurogruppo cominciò a discutere di come utilizzare al meglio il fondo che in passato è servito a salvare la Grecia e gli altri Paesi che hanno chiesto aiuti all’Ue, ma che oggi si vorrebbe rendere utile non soltanto nelle emergenze. Con la riforma, il Mes, acquisterebbe dunque nuove funzioni e nuovi poteri.

L’innovazione principale è quella che vede il fondo assumere la funzione di paracadute finale (backstop) del fondo di risoluzione unico delle banche (SRF). Si tratta di una linea di credito da 70 miliardi, a cui i Paesi potranno accedere qualora i loro fondi nazionali per le risoluzioni bancarie (risorse delle banche e non pubblici) non siano sufficienti. Un’altra novità è l’introduzione di linee di credito precauzionali più efficaci, ovvero utilizzabili in caso un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati.

La novità è che non si dovrà firmare un Memorandum, come quello che firmò la Grecia e che conteneva condizioni molto rigide, ma si firmerà una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Potrebbe essere un problema per Paesi ad alto debito, costretti a ridurlo forzosamente per accedere ai fondi. In ogni caso per l’Italia non sarebbe un’opzione, perché una delle clausole è non avere squilibri eccessivi, e l’Italia è sotto monitoraggio Ue da anni per il debito.

Infine, tra le novità c’è anche la controversa riforma delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro. In sostanza, dal 2022, sarà più semplice ottenere l’ok della platea degli azionisti per approvare la ristrutturazione di un debito sovrano, perché dalle attuali regole che richiedono una doppia maggioranza, si passerà a una maggioranza unica.»

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Mes, ecco chi è il tedesco Klaus Regling. Il vero padrone dell’Eurozona

Non è facile per nessuno dire no a Klaus Regling, il numero uno del Mes che nel 2017 è stato confermato per altri cinque anni alla guida del “fondo salva-Stati”.

Klaus Regling, il mister Mes padrone dell’Eurozona

Quando il ministro delle Finanze di Berlino, Olaf Scholz, ha illustrato la sua proposta per il completamento dell’unione bancaria, Roberto Gualtieri è stato critico, sottolineando i rischi per il nostro Paese di uno schema che penalizzerebbe istituti, come quelli italiani, che detengono forti quote di debito pubblico nazionale. Il governo non è stato però altrettanto critico con il disegno di riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che con la proposta di Scholz è fortemente intrecciato e persegue un analogo obiettivo: limitare lo spazio di manovra della nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, che intende proseguire la politica accomodante di Mario Draghi, ma senza per ora lo stesso capitale di credibilità, e mettere al riparo una Germania sull’orlo della recessione dalle possibili conseguenze di un tracollo di Deutsche Bank.

Con la riforma del Mes il potere di Regling si sovrapporrà anche a quello della Bce

Ma, come spiega l’Agi, non è facile per nessuno dire no a Klaus Regling, il numero uno del Mes che nel 2017 è stato confermato per altri cinque anni alla guida del “fondo salva-Stati” europeo, i cui poteri – se la riforma in discussione in questi giorni passerà – si estenderanno a un punto tale da sovrapporsi in parte a quelli della stessa Banca Centrale Europea. Il volto di questo economista di Lubecca, classe 1950, sposato con due figli, non appare spesso sulle prime pagine dei giornali e la rete scarseggia di profili a lui dedicati. Uno dei pochi e’ quello tracciato da ‘Politico’, che lo descrive come una persona affabile e riservata, nei modi più accostabile a un Draghi che alle asprezze di altri cavalieri teutonici dell’austerity, come l’ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, o il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.

Regling, un curriculum impressionante

Il suo è un curriculum impressionante, che lo ha visto passare dal Fondo Monetario Internazionale, dove lavora cinque anni nel dipartimento Ricerca e si occupa dei programmi dedicati all’Africa fino alla supervisione del piano di salvataggio della Grecia. Nel 1991 la patria chiama di nuovo. Regling torna al ministero delle Finanze e si guadagna la fiducia personale del cancelliere, che lo invia come rappresentante economico della Germania nei consessi internazionali piu’ disparati, dal G7 allo stesso Fmi, con il quale manterrà un rapporto stretto. Nel ruolo di capo della divisione Affari Economici Internazionali, Regling è anche uno dei protagonisti della stesura dei trattati di Maastricht. Insieme al futuro presidente Horst Kohler e all’allora presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer, fa parte del team di negoziatori tedeschi al tavolo che porrà le basi per la nascita dell’euro. Nel 2001 approda alla direzione generale per gli Affari Economici e Finanziari europei, dove resterà fino al 2008. Nel 2010 diventa il capo dell’Efsf.

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