Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo

M5S. Grillo è di casa all’Ambasciata cinese. Reclamizza il pesto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-25.

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Dal movimento cinque stelle ci si può aspettare tutto ed il contrario di tutto. Sicuramente, sembrerebbero impipparsene dei protocolli diplomatici.

Usualmente i rapporti tra stati sono gestiti dal parlamento in primis, quindi dai ministri degli esteri ed infine dai capi di stato o di governo.

Fatto sì è che Mr Grillo, pur autorevole esponente politico, non ha alcuna carica elettiva né avrebbe ricevuto un mandato governativo ad intrattenere rapporti con l’ambasciata cinese.

Ma ciò che stride in modo drammatico sono le continue critiche pesante fatte nei confronti di Mr Salvini ed i suoi rapporti con la Russia. Due pesi e due misure.

Una settimana fa Mr Zingaretti è andato negli Stati Uniti a visitare i liberal democratici, parlando anche con Mr Clinton, ma Mr Zingaretti almeno ha una carica elettiva e di fatto è il capo dell’attuale governo.

«Il guru del Movimento 5 Stelle è stato all’ambasciata due volte in 24 ore»

«Ho portato del pesto»

«c’è chi ricorda che i rapporti con la Cina non sono certo storia recente visto che già nel 2013 Grillo con Gianroberto Casaleggio si recarono in visita all’allora ambasciatore cinese Ding Wei»

«Così come si ricordano le polemiche che un anno fa accompagnarono la decisione di Luigi Di Maio, allora nelle vesti di ministro per lo Sviluppo economico, di firmare il memorandum sulla Via della seta»

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Non dovrebbe servire molta fantasia per immaginarsi di ricostruire l’iter logico dell’agire di Mr Grillo e del M5S. Ribadiamo però il concetto che persone influenti a piacere, ma non elette né incaricate ad hoc, dovrebbero astenersi dal cercare di svolgere ruoli internazionali.

Gli italiani possono stimare Mr Grillo, ma lui non si è mai presentato alle elezioni, e quindi non è stato eletto.

Sempre che, alla fine, non abbiano parlato soltanto di bassi affari di bottega.

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Grillo e le visite top secret all’ambasciatore cinese, è polemica

Il guru del Movimento 5 Stelle è stato all’ambasciata due volte in 24 ore. «Ho portato del pesto». Ma Salvini e il senatore di FdI Urso vanno all’attacco.

Due incontri con l’ambasciatore cinese in Italia nel giro di 24 ore (tra venerdì e sabato) e su Beppe Grillo si scatena la polemica. Lui da buon comico la butta sull’ironia («Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli piacerà dovrà avvisarmi in tempo perché sarei in grado di spedirne una tonnellata alla settimana, sia con aglio che senza, per incoraggiare gli scambi economici!»), ma per gli avversari politici i faccia a faccia con Li Junhua non sono così innocenti. E c’è chi ricorda che i rapporti con la Cina non sono certo storia recente visto che già nel 2013 Grillo con Gianroberto Casaleggio si recarono in visita all’allora ambasciatore cinese Ding Wei. Così come si ricordano le polemiche che un anno fa accompagnarono la decisione di Luigi Di Maio, allora nelle vesti di ministro per lo Sviluppo economico, di firmare il memorandum sulla Via della seta.

L’attacco di Salvini

L’attacco più duro arriva da Matteo Salvini che, in una intervista al Corriere, osserva: «Sono colpito dai suoi incontri con l’ambasciatore cinese e i frequenti viaggi di Di Maio in Cina. E per contro, stanno zitti sulla situazione di Hong Kong. Non vorrei che stessero cambiando la collocazione internazionale dell’Italia. Mentre rompono le scatole a me per la Russia questi tengono rapporti con una dittatura che ha fame di conquista e vocazione imperialista». Critico anche il senatore di Fratelli d’Italia e vice presidente del Copasir Adolfo Urso: «Chissà perché Beppe Grillo abbia ritenuto di rassicurare la Cina sulla tenuta del governo Conte, dopo l’incontro con Di Maio. Da Cinque Stelle a Stella Rossa».