Pubblicato in: Persona Umana

Italia. Ci sono anche tante storie davvero belle, edificanti. Due episodi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-24.

2019-11-24__ Episodi 001

«Mio padre mi ha insegnato questo. E io questo ho fatto»


Leggendo i media che riportano quasi esclusivamente episodi di nefandezze, di delitti e di tutto un armamentario da codice penale, verrebbe quasi spontaneo generalizzare questi eventi a tutta la popolazione.

Prima ancora di essere un grossolano errore logico, sarebbe un’altrettanto colossale ingiustizia.

Nei fatti, Cittadini probi ed onesti ci sono, e sono anche la maggioranza.

È ininfluente la razza, la etnia, la religione professata, il tasso di scolarizzazione, la posizione sociale ed economica: chi sia onesto tale rimane in ogni circostanza, mentre i disonesti invece approfittano delle loro conoscenze per essere ancor più, scusatemi un uso dialettale, delle ‘fetenzie’.

L’abile penna di Chiara Severgnini riporta due episodi: quello di Mr Modou Gaye e quello di Mr Omar Chamkhou. Due immigrati disoccupati, ma che hanno tanto da insegnare a perclari plurilaureati, con ottimi lavori.

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Parma, trova orologio d’oro e lo restituisce: ambulante 22enne viene assunto

La storia di Modou Gaye, 22 anni, origini senegalesi e residenza nella Bassa parmense: ha trovato un orologio d’oro e lo ha consegnato ai carabinieri. Il proprietario lo ha premiato con un posto di lavoro.

L’orologio era in una busta di velluto verde, sul ciglio della strada, in via Farini, a Parma. Quando Modou Gaye, 22 anni, lo ha raccolto, ha capito subito di avere di fronte a sé un oggetto di grande valore, quindi lo ha mostrato a un gioielliere. Che gli ha dato la conferma: quell’orologio d’oro valeva oltre 25 mila euro. Così il ragazzo — di origini senegalesi e residente a Colorno, nella Bassa parmense — ha deciso di consegnarlo ai carabinieri del posto. «Quel Rolex non era mio. Quindi dovevo per forza restituirlo. Mio padre mi ha insegnato questo. E io questo ho fatto», ha spiegato in un’intervista alla Gazzetta di Parma. Quando l’orologio è stato riconsegnato, il proprietario — un imprenditore di Modena — ha voluto conoscere Gaye e, quando ha saputo che il ragazzo era disoccupato, gli ha offerto un lavoro nella sua azienda.

La restituzione

Il proprietario del Rolex riconsegnato da Gaye è un imprenditore della provincia di Mantova che, il 9 novembre, aveva perso l’orologio mentre si trovava a Parma per lavoro. Per ritrovarlo, oltre ad aver denunciato lo smarrimento alla stazione dei carabinieri di Marmirolo, aveva anche pubblicato alcuni appelli sui giornali locali. Quando i carabinieri lo hanno contattato comunicandogli le circostanze del ritrovamento, l’uomo si è recato a Parma per incontrare Gaye. Lì ha ascoltato la sua storia e ha deciso di ringraziarlo non con una ricompensa in denaro, ma offrendogli un lavoro. «Una bella storia di riscatto», ha commentato il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti: «Abbiamo tutti una storia, ed è bello sapere che l’onestà diventa il mezzo attraverso il quale poterla raccontare: squarcia il velo d’indifferenza facendoci sentire un po’ più umani e un poco meno disinteressati al mondo che ci circonda».

Il disoccupato 59enne assunto in Veneto dopo aver restituito 900 euro

Una storia che riporta alla memoria analoghi episodi di correttezza che sono stati poi ricompensati con offerte di lavoro. A gennaio, ad esempio, Omar Chamkhou, 59 anni, disoccupato dal 2014, ha ritrovato un portafoglio mentre passeggiava sulle rive del Brenta, nel Vicentino: conteneva 900 euro. Dopo averlo consegnato al Comune, è stato contattato da Bernardo Finco, titolare della Conceria Finco di Bassano: era lui il proprietario del borsellino smarrito. L’imprenditore, dopo aver conosciuto la storia dell’uomo, ha deciso di offrirgli un lavoro: «È una persona di onestà indiscutibile ed era da tempo disoccupato, non per sua colpa», ha spiegato Finco, «ci sembra solo giusto dargli un lavoro». Intervistato dal Giornale di Vicenza, l’uomo ha spiegato cosa ha significato per lui quella opportunità: «È stato come rinascere, dopo anni di sofferenza e disperazione». Chamkhou — che vive in Italia da trent’anni e ha la cittadinanza — era stato licenziato nel 2014 insieme ad altri 112 dipendenti dalla multinazionale del settore chimico Akzo Nobel di Romano. Da allora aveva cercato lavoro disperatamente, senza però riuscirci: «Alla mia età — ha raccontato — è difficile trovare un posto».