Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Zingaretti furibondo. Il benservito si avvicina. Lebbrosi alle porte.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-23.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

«Lo sconcerto dei democratici: così il nostro principale alleato di governo rischia di consegnare l’Emilia Romagna alla Lega, a che gioco giochiamo?»

«Cresce nel partito la voglia di elezioni anticipate a marzo»

«Da soli, a mani nude contro Matteo Salvini»

«Tra largo del Nazareno a Roma e Viale Aldo Moro a Bologna, sede della Regione Emilia Romagna, la prima reazione alla votazione di Rousseau che ha deciso di fatto di schierare un candidato del M5s contro il governatore uscente Stefano Bonaccini rischiando di regalare la “regione rossa” alla Lega e alla sua candidata Lucia Borgonzoni è di silenzioso sconcerto»

«Che non fosse aria di alleanza vera e propria era ormai chiaro, ma i dem erano abbastanza convinti che alla fine il M5s avrebbe optato per la “desistenza” amichevole, ossia non presentando la lista per non sfavorire il candidato del Pd e del centrosinistra»

«In Emilia Romagna innanzitutto, dove gli ultimi sondaggi rilevano il M5s attorno al 6%: più che sufficiente a spostare verso Borgonzoni il pendolo della vittoria in una competizione che si annuncia come particolarmente difficile per il centrosinistra (Bonaccini è avanti come candidato governatore ma le liste di centrodestra superano nei gradimenti quelle del centrosinistra, con la Lega attestata al 33% circa come il Pd)»

«Che non fosse aria di alleanza vera e propria era ormai chiaro, ma i dem erano abbastanza convinti che alla fine il M5s avrebbe optato per la “desistenza” amichevole, ossia non presentando la lista per non sfavorire il candidato del Pd e del centrosinistra»

«I 5 Stelle sono ovviamente liberi di scegliere cosa fare, ci mancherebbe. Resto convinto che sia un errore sottrarsi a un confronto su programmi e idee per l’Emilia Romagna, anche alla luce dei temi che abbiamo condiviso nella legislatura e soprattutto negli ultimi mesi, dai diritti civili e sociali all’ambiente e alla strategia plastic free»

«Non solo Emilia Romagna. Il quadro cambia anche a Roma, dove le prospettive di un governo con i nemici in casa si fanno più che mai incerte dal punto di vista dei democratici. Nicola Zingaretti già aveva cominciato a perdere la pazienza nei giorni scorsi: su manovra, Ilva, giustizia e legge elettorale il M5s di Luigi Di Maio si è dimostrato sempre più rigido e poco aperto al compromesso via via che passavano i giorni»

«In queste ore nel Pd prende quota quella parte del partito – dal presidente del partito e commissario Ue Paolo Gentiloni al vicesegretario Andrea Orlando – che è più scettica sull’opportunità di proseguire l’esperienza di governo a queste condizioni»

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Quanto è accaduto è solo e semplicemente il fallimento del Governo Zingaretti, del partito democratico, e lo ammette lui stesso.

Zingaretti. ‘Il Partito Democratico va rifondato’.

«Ci aveva già tentato in altri tempi l’on Bertinotti, varando il partito Rifondazione Comunista.

Poi è finito come tutti sappiamo che sia finito.

Adeso ci ritenta Zingaretti. Stesso identico copione, stesse identiche parole.»

Stesso buco nell’acqua. Mr Zingarettisi è incapponito a voler imporre un programma politico che gli Elettori hanno già bocciato ripetutamente.

Direzione PD e programma di Zingaretti.

«La Direzione del Pd ha approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione di Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità …. Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne” …. ”Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”»

Il programma enunciato da Mr Zingaretti conteneva in sé stesso i semi della disfatta.

Questo programma soddisfaceva la dirigenza del pd ed anche buona parte degli iscritti, ma gli Elettori non lo condividevano per nulla.

M5S si era accodato mansueto come un bue appena castrato, ed ad oggi in Emilia Romagna M5S è quotato al 6%. Ancora in po’ e scompare. Zingaretti non può chiedere al M5S di suicidarsi per fargli un piacere.

Ma anche i pentastellati hanno una loro intrinseca dignità, ed in questi giorni hanno dato un gran colpo di reni.

Zingaretti stritola M5$ con le sardine. Prima le sardine erano il M5$.

M5S. Rivolta contro Di Maio. Ma non è questo il probema.

Mr Zingaretti si era illuso che M5S altro non bramasse altro che fargli da stampella elettorale, ma alla fine questi si sono ribellati: non sono né i servi né gli schiavi di Mr Zingaretti.

Elezioni regionali. Riepilogo. 2017 – 2020.

«Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. Di queste, Liguria e Veneto hanno governatori e giunte di centrodestra, il rinnovo delle quali sembrerebbe essere scontato. Le altre sei hanno governatori del pd, il rinnovo dei quali appare molto problematico, specie ora che M5S avrebbe deciso di presentarsi alle elezioni con un sua propria lista.

Lega e cdx hanno vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria.»

Zingaretti è furibondo, schiuma di rabbia impotente: l’Elettorato gli ha voltato le spalle, e la colpa è solo ed esclusivamente sua. E perché mai il M5S avrebbe dovuto immolarsi per far sopravvivere ancora un po’ questo partito democratico, e Mr Zingaretti, ovviamente?

Gli Elettori preferiscono i maledetti lebbrosi ai catari del partito democratico.

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L’irritazione di Zingaretti: non si governa con il «nemico»

Lo sconcerto dei democratici: così il nostro principale alleato di governo rischia di consegnare l’Emilia Romagna alla Lega, a che gioco giochiamo? Cresce nel partito la voglia di elezioni anticipate a marzo. E Bonaccini chiama al voto utile: «La scelta è tra me e la leghista Borgonzoni»

Da soli, a mani nude contro Matteo Salvini. Tra largo del Nazareno a Roma e Viale Aldo Moro a Bologna, sede della Regione Emilia Romagna, la prima reazione alla votazione di Rousseau che ha deciso di fatto di schierare un candidato del M5s contro il governatore uscente Stefano Bonaccini rischiando di regalare la “regione rossa” alla Lega e alla sua candidata Lucia Borgonzoni è di silenzioso sconcerto. Che non fosse aria di alleanza vera e propria era ormai chiaro, ma i dem erano abbastanza convinti che alla fine il M5s avrebbe optato per la “desistenza” amichevole, ossia non presentando la lista per non sfavorire il candidato del Pd e del centrosinistra.

In Emilia Romagna il Pd perde una «dote» del 6%

Ora il quadro cambia. In Emilia Romagna innanzitutto, dove gli ultimi sondaggi rilevano il M5s attorno al 6%: più che sufficiente a spostare verso Borgonzoni il pendolo della vittoria in una competizione che si annuncia come particolarmente difficile per i l centrosinistra (Bonaccini è avanti come candidato governatore ma le liste di centrodestra superano nei gradimenti quelle del centrosinistra, con la Lega attestata al 33% circa come il Pd). La strada è quella tradizionale di un centrosinistra largo, basato sulle liste civiche, a cominciare da quella del governatore uscente accreditata attorno al 10% e dove saranno candidati anche i renziani di Italia viva, e sull’apporto dei partiti minori della coalizione: dalla sinistra di Leu al neopartito di Carlo Calenda “Azione”.

Bonaccini già si appella al voto utile contro la Lega

«Io lavoro a un progetto per l’Emilia Romagna condiviso da un centrosinistra largo e da tante esperienze civiche e sono convinto di poter vincere – diceva a caldo Bonaccini commentando il voto su Rousseau -. I 5 Stelle sono ovviamente liberi di scegliere cosa fare, ci mancherebbe. Resto convinto che sia un errore sottrarsi a un confronto su programmi e idee per l’Emilia Romagna, anche alla luce dei temi che abbiamo condiviso nella legislatura e soprattutto negli ultimi mesi, dai diritti civili e sociali all’ambiente e alla strategia plastic free. E mi sembra piuttosto chiaro che qui la scelta per chi governerà l’Emilia Romagna sarà tra il sottoscritto e la Borgonzoni». Chiaro il tentativo di Bonaccini di giocare sul voto utile, forte anche del fatto che in Emilia Romagna l’elettorato del M5s è prevalentemente di sinistra, giocando sull’irrilevanza del voto a un candidato che non sia lui o la Borgonzoni.

L’irritazione di Zingaretti: non si governa assieme al «nemico»

Non solo Emilia Romagna. Il quadro cambia anche a Roma, dove le prospettive di un governo con i nemici in casa si fanno più che mai incerte dal punto di vista dei democratici. Nicola Zingaretti già aveva cominciato a perdere la pazienza nei giorni scorsi: su manovra, Ilva, giustizia e legge elettorale il M5s di Luigi Di Maio si è dimostrato sempre più rigido e poco aperto al compromesso via via che passavano i giorni. Ora, con la decisione – di fatto – di scendere in guerra in Emilia Romagna dalla parte sbagliata agli occhi del segretario dem l’alleanza di governo si svuota ancor di più di senso e prospettiva. Altro che costruire assieme l’alternativa alla destra sovranista a partire dall’alleanza che sotiene il governo Conte 2, come era nello schema iniziale di Dario Francheschini condiviso da Zingaretti. Lo stesso Di Maio sbatte potentemente la porta in faccia a questa prospettiva quando interpreta il voto di Rousseau come un niet a tutto campo al Pd («il M5s è la terza via, un’alternativa alla destra e alla sinistra»).

E tra i dem cresce la voglia di elezioni anticipate a marzo

In queste ore nel Pd prende quota quella parte del partito – dal presidente del partito e commissario Ue Paolo Gentiloni al vicesegretario Andrea Orlando – che è più scettica sull’opportunità di proseguire l’esperienza di governo a queste condizioni. «Non siamo le cariatidi del governo», avvertiva Gentiloni durante la kermesse del Pd a Bologna lo scorso week end. E lo stesso Zingaretti è ormai convinto che se non c’è un’anima, una prospettiva, è inutile immaginare scenari di legislatura. E tra i dirigenti c’è già chi, sempre che alla fine in Emilia Romagna il 26 gennaio vada bene, immagina un ritorno alle urne a breve, entro marzo 2020.

La cautela di Largo del Nazareno: ma forse Di Maio è al capolinea

Eppure a Largo del Nazareno prevale al momento la prudenza. Non è detto – è il ragionamento – che la vicenda Rousseau non si ritorca infine contro lo stesso Di Maio, visto che la sua linea di non presentare la lista è stata sconfessata dalla base. Insomma, la leadership di Di Maio potrebbe essere arrivata al capolinea. Tanto vale stare a vedere come finisce.

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