Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Rivolta contro Di Maio. Ma non è questo il probema.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-22.

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Era nell’aria da tempo, ma adesso la rivolta contro Di Maio è plateale.

Da che mondo è mondo, un capo politico che prende in mano un partito / movimento e nel breve volgere di un solo anno ne dimezza l’elettorato da le dimissioni: c’è qualcosa che non funziona.

Ma il movimento cinque stelle sta facendo nuovamente gli stessi errori del passato.

Una cosa è la dirigenza, una cosa la base degli iscritti ed una totalmente differente il corpo elettorale, ossia la gente che da il voto. Un partito politico sussiste solo ed esclusivamente se tutte e tre queste componenti pensano ed agiscono in modo omogeneo e sincrono. Ma quasi invariabilmente dirigenza ed iscritti corrispondono ben poco alla massa dei votanti.

Nulla vieta che un partito si arrocchi sulla propria ideologia: è scelta lecita, ma incompatibile con un successo elettorale sostenuto nel tempo. Mr Renzi ha scelto questa opzione ed il suo partito è semplicemente incapace a coagulare più del cinque per cento delle propensioni al voto. Stesso discorso vale, per esempio, per il Leu. Partiti microbici, ininflenti nel contesto generale. Anche quella di essere ininfluenti è scelta lecita, ma in opposizione ad una presunta vocazione governativa.

La gente comune, quella che arranca sotto le sferzate della recessione, vuole la cessazione degli arrivi dei migranti clandestini illegali, vuole una reale e concreta diminuzione delle tasse, vuole uno smantellamento di questo stato burocratico, la classe che opera nel comparto produttivo esige un riequilibrio con la massa che pullula nel comparto pubblico, illicenziabile, sempre stipendiata, spesso parte attiva di una vera e propria persecuzione su quanti ancora lavorano per produrre qualcosa.

La gente, gli Elettori, non ne possono più di questa Unione Europea liberal, che passin passetto cerca di costruirsi uno stato europeo. Gli Elettori non ne vogliono sapere di essere venduta al Mes.

Il partito democratico ha messo l’anello al naso a quel toro che era M5S, facendolo diventare un mite bove da ingreppiare nell’Europa liberal: mossa astuta, che ha alienato al M5S larga quota di elettorato.

Dei problemi etici la gente se ne fa ben poco: vuole solo poter lavorare in santa pace.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, l’ateismo positivo di derivazione liberal non è condiviso da gran parte del corpo elettorale.

Crocifisso in classe, il ministro Fioramonti contrario: ‘La scuola deve essere laica. Meglio una mappa del mondo’.

Se è lecito che Mr Fioramonti la pensi in questo modo, è altrettanto lecito che gran parte degli Elettori la pensino in modo opposto, e che quindi non votino M5S. Poi, chi mai avrebbe detto che la scuola dovrebbe essere laica?

Si sberleffa Mr Salvini che gira con il Rosario in mano? Lecito non condividere, illecito schernire. Ma M5S ed i politici sembrano essersi dimenticati che Radio Maria è seguita da quasi cinque milioni di ascoltatori, ascoltatori che seguono proprio il Santo Rosario. E M5S vorrebbe forse che questi Elettori dessero loro il proprio voto?

Ha fatto perdere al M5S più voti Mr Fioramonti che la ex-ministra Trenta.

Ma a quanto sembrerebbe, né PD né M5S ci arrivano a capire cose così semplici.

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Lega e centrodestra hanno trionfato in Umbria con il 57.4% dei suffragi. Questo è un puro e semplice dato di fatto, e la colpa è esclusivamente del PD e del M5S.

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«Il ruolo del capo politico singolo ha fallito»

«ora basta …. uomo solo al comando scoppia»

«la riflessione dev’essere sul Movimento, sulla sua identità, sui progetti e sui programmi, una riflessione vera a 360 gradi su tutto»

«Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola»

«Luigi, ora basta»

«Arriva sempre il momento, per ognuno di noi, di guardarsi allo specchio e ammettere che nonostante gli enormi sforzi fatti, il grande lavoro prodotto, stiamo fallendo. Abbiamo sbagliato? Sì, tutti e tanto, soprattutto quando abbiamo pensato che bastasse uno di noi, il più bravo, per condurre il Movimento. Non è cosi»

«Certo lo so benissimo che quando si governa non si ha troppo tempo da perdere in grandi discussioni con platee ampie, ma avremmo dovuto e dobbiamo trovare il modo per cui le istanze, le competenze, le passioni e le proposte circolassero tra di noi. Sai qual è il dramma Luigi? Non ci abbiamo nemmeno provato. E oggi siamo a questo punto, governiamo con enorme impegno un Paese in grande difficoltà ma non sappiamo come governare noi stessi»

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A nostro personale parere, quindi altamente opinabile, il movimento cinque stelle avrebbe un gran bisogno di fare un passo indietro, sottraendosi all’abbraccio mortale del partito democratico. C’è un tempo per mettersi in gioco ed un tempo per stare in panchina ed allenarsi.

È una formazione politica cresciuta molto rapidamente, troppo velocemente per poter transitare dignitosamente da partito di opposizione a partito di governo.

Il tempo per meditare programmi ed obiettivi politici ed economici, non slogan tanto altisonanti quanto irrealizzabili.

Il tempo per tornare a parlare con la gente comune, standola a sentire con grande umiltà e comprensione.

L’Italia sta addentrandosi in un periodo recessivo severo: la prima necessità è far riprendere il sistema economico, ascoltando tutte le componenti sociali,economiche e politiche.

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“Ora basta”, terremoto M5S.

 “Il ruolo del capo politico singolo ha fallito”, “ora basta”, “uomo solo al comando scoppia”. All’indomani del voto su Rousseau che ha sconfessato la linea di Luigi Di Maio sulle regionali in Emilia Romagna e Calabria il Movimento Cinque Stelle si interroga sul ruolo del capo politico.

 Anche se per il presidente della Camera, Roberto Fico, “la riflessione dev’essere sul Movimento, sulla sua identità, sui progetti e sui programmi”, “una riflessione vera a 360 gradi su tutto”. Intanto per mercoledì 27 novembre a partire dalle 20.30 è stata convocata l’assemblea dei deputati con all’ordine del giorno “aggiornamento della situazione politica” per fare il punto con il capo politico. Come di consueto, la riunione si terrà nell’Auletta dei Gruppi di Montecitorio.

In un durissimo post su Facebook, in cui chiede che ora siano gli attivisti dell’Emilia Romagna e della Calabria a decidere se stringere alleanze e con chi, Roberta Lombardi scrive: “Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola”. “Il piccolo principe ricordava a se stesso che l’essenziale è invisibile agli occhi, perché non si vede che col cuore. Quello che abbiamo regalato e condiviso con il MoVimento fino ad oggi e che ci permette di vedere davvero se lo vogliamo!”, conclude Lombardi.

Duro j’accuse anche del senatore M5S Emanuele Dessì. Il parlamentare si rivolge direttamente al leader pentastellato. “Luigi, ora basta”, scrive su Facebook Dessì. “Arriva sempre il momento, per ognuno di noi, di guardarsi allo specchio e ammettere che nonostante gli enormi sforzi fatti, il grande lavoro prodotto, stiamo fallendo. Abbiamo sbagliato? Sì, tutti e tanto, soprattutto quando abbiamo pensato che bastasse uno di noi, il più bravo, per condurre il Movimento. Non è cosi”. “Gli uomini soli al comando, nei gruppi come il nostro, non funzionano. Non mi piaceva Berlusconi, non mi piaceva Renzi, non mi piaceva Salvini… ma in quel ruolo non piace neanche Luigi Di Maio. Noi dovevamo e dobbiamo essere qualcosa di diverso. Dovevamo e dobbiamo dare un segnale di cambiamento, soluzioni innovative, nel merito ma soprattutto nel metodo”, lo sfogo del senatore di Frascati.

“Certo – aggiunge Dessì – lo so benissimo che quando si governa non si ha troppo tempo da perdere in grandi discussioni con platee ampie, ma avremmo dovuto e dobbiamo trovare il modo per cui le istanze, le competenze, le passioni e le proposte circolassero tra di noi. Sai qual è il dramma Luigi? Non ci abbiamo nemmeno provato. E oggi siamo a questo punto, governiamo con enorme impegno un Paese in grande difficoltà ma non sappiamo come governare noi stessi”. “Vogliamo continuare a fare inutili e distruttive polemiche sui social che servono solo a renderci ridicoli tutti. No. Io non ho grandi soluzioni ma solo una proposta, la faccio qui e la farò al mio gruppo in Senato e nei territori: torniamo immediatamente alla gestione collegiale. Insieme. Questa deve tornare ad essere la nostra parola d’ordine”, conclude il parlamentare M5S.

Critico anche il senatore del M5S Nicola Morra. “Il voto di ieri su Rousseau dimostra che l’uomo solo al comando scoppia, c’è la necessità di gestire il Movimento in maniera più collegiale e plurale” dice a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. Il presidente della Commissione Antimafia afferma: “Noi i voti li rispettiamo ma Emilia Romagna e Calabria sono realtà diverse. Le mele non si associano alle pere e per questo io ho deciso di non votare. Dobbiamo difendere la nostra identità, perché dovremmo sostenere Bonaccini? La richiesta degli attivisti è un’altra”.

“Ho votato sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema!” scrive in un lungo post su Facebook, Paola Taverna, vicepresidente del Senato e volto storico del M5S. “Non ho mai scritto una sola riga per influenzare le nostre votazioni e ho sempre accettato l’esito delle medesime mettendo tutta me stessa nella direzione che la rete indicava. Questa, come altre, mi vede dalla parte di coloro che accettano una decisione diversa dalla loro posizione. Ho votato per permettere al MoVimento di fermarsi e ritrovarsi – illustra Taverna – senza la frenesia elettorale che ogni mese vede impegnato il nostro Paese in una rincorsa, anzi in una eterna corsa. Ho votato affinché il MoVimento avesse il tempo di riflettere sui propri errori, sulla sua organizzazione, sulla sua azione di governo, sulle sue prestazioni elettorali e non”.

“Ho votato affinché il MoVimento avesse una chance di uscire dalle dinamiche elettorali per dedicarsi a un nuovo progetto di Governo con l’attuale maggioranza. Ho votato perché ci mettessimo in ascolto dei tanti, troppi, che anche a me hanno chiesto cosa dovessero aspettarsi dal MoVimento. Ho votato Sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema! Ma comprendo il desiderio reale e condiviso di coloro che hanno detto: ‘meglio un cittadino nelle istituzioni come presidio di legalità’”. Dopo aver assicurato il suo impegno alle prossime tornate elettorali, “resto comunque fortemente convinta – puntualizza Taverna – che il MoVimento stia vivendo una fase che non può e non deve essere dimenticata dopo l’esito di questa votazione”.

Per il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera, Sergio Battelli, del M5S, “il voto di ieri sulla piattaforma Rousseau è stato, come sempre, un grande esercizio di democrazia. Un risultato che non sconfessa Luigi Di Maio ma, casomai, chi ci dà per morti e chi non crede nella forza delle decisioni prese collegialmente, interrogando la nostra base, la nostra forza. Nel Movimento le decisioni si prendono insieme e poi vengono rispettate da tutti, a prescindere da come la si pensi”. “Il risultato raggiunto è la dimostrazione che il M5S non solo è vivo ma intende combattere per superare questo momento di difficoltà e stanchezza per far riemergere i valori che ci hanno resi grandi. Il Movimento farà il Movimento: saremo la terza via rispetto agli schieramenti tradizionali e daremo un’alternativa di governo ai territori. Siamo partiti nel 2009, non guardiamo solo alle prossime elezioni regionali ma ai prossimi 10 anni per radicarci sempre di più sul territorio e costruire, mattone su mattone, un Paese migliore. Il voto di ieri, inoltre, non getta alcuna ombra sull’esecutivo ma, semmai, lo rafforza perché consolida il Movimento che ha la maggioranza in Parlamento e al governo” conclude Battelli.

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