Pubblicato in: Devoluzione socialismo

California. Aziende in rivolta contro i liberal democratici.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-21.

California 001

Maria Skłodowska ha conseguito nel 1903 il Premio Nobel per la Fisica e nel 1911 quello per la Chimica.

John Bardeen ha ottenuto due volte consecutive il Premio Nobel per la Fisica e Frederick Sanger ha ottenuto due volte consecutive il Premio Nobel per la Chimica. Nessuno, tranne Maria Skłodowska, ha preso il Nobel per la Fisica ed un altro per la Chimica.

Ma Maria Skłodowska non aveva certo bisogno di ‘quote rosa’. Eppure è la scienziata che primeggia nella storia. Tutto questo avvenne centodieci anni or sono.

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Adesso negli Stati Uniti sta andando di moda imporre per legge la assunzione di femmine nei consigli di amministrazione. Mica a fare le minatrici nelle cave di granito.

Con lo stesso criterio, nei consigli di amministrazione dovrebbe sedere almeno un mongoloide: si vorrebbe forse discriminarli?

Femmine che dovranno il loro nuovo posto ai liberaldemocratici, ai quali dovranno dimostrare riconoscenza.

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«Una legge varata un anno fa obbliga le società a inserire donne ai vertici. Ora che si sentono gli effetti, arrivano le denunce: discrimina e umilia»

«San Francisco Corporation in rivolta contro la legge della California che, al fine di aumentare le presenze femminili nella gestione delle aziende, introduce le «quote rosa» nelle imprese: le obbliga a inserire donne nei loro consigli d’amministrazione»

«La normativa è stata approvata oltre un anno fa quando governatore era ancora Jerry Brown (ora sostituito da Gavin Newssom), ma i suoi effetti si fanno sentire solo ora: la legge, infatti, prevede multe salate (da 100 mila dollari in su) per chi a fine 2019 non avrà almeno una donna nel suo board. Nel 2021, poi, dovranno essere almeno due o più a seconda del numero dei componenti dell’organismo che dirige l’impresa»

«Qualche giorno fa sono state presentate alla magistratura due denunce con l’obiettivo di bloccare l’attuazione della legge: la prima viene dalla Pacific Legal Foundation, una non profit politicamente libertaria»

«È stata attivata da un azionista di Osi System, un produttore di sistemi biomedicali, secondo il quale la nuova norma umilia le donne creando per loro un recinto ed è incostituzionale perché la Costituzione Usa vieta alle imprese di assumere o prendere decisioni relative alle carriere in base a considerazioni di razza, età o sesso»

«L’altra denuncia è di Juicial Watch, un gruppo conservatore: sostiene che, in base alla Costituzione statale della California, è illegale spendere soldi del contribuente per applicare questa normativa.»

«I grandi gruppi non hanno firmato direttamente le denunce, ma hanno fatto sentire la loro voce attraverso la Camera di commercio dello Stato, che è scesa in campo contro la legge con una lettera al Parlamento federale.»

«Ma sono in tanti a dubitare che sia lo strumento più adatto per aumentare la diffusione delle manager nel tessuto delle imprese Usa»

«Secondo un sondaggio, l’83 per cento dei manager (tra questi, un 54 per cento di donne) non crede che il riequilibrio di genere nei consigli d’amministrazione vada imposto per legge»

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Il problema è e resta semplice.

Non è fatto di sesso, razza o religione: le quote servono per far fare strada nei ruoli direttivi a persone che altrimenti non avrebbero mai potuto arrivarvi causa la propria incompetenza e scarsa professionalità. Persone ricattabili.

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Corriere. 2019-11-21. California, le aziende si rivoltano contro le quote rosa

Una legge varata un anno fa obbliga le società a inserire donne ai vertici. Ora che si sentono gli effetti, arrivano le denunce: discrimina e umilia.

SAN FRANCISCO Corporation in rivolta contro la legge della California che, al fine di aumentare le presenze femminili nella gestione delle aziende, introduce le «quote rosa» nelle imprese: le obbliga a inserire donne nei loro consigli d’amministrazione. La normativa è stata approvata oltre un anno fa quando governatore era ancora Jerry Brown (ora sostituito da Gavin Newssom), ma i suoi effetti si fanno sentire solo ora: la legge, infatti, prevede multe salate (da 100 mila dollari in su) per chi a fine 2019 non avrà almeno una donna nel suo board. Nel 2021, poi, dovranno essere almeno due o più a seconda del numero dei componenti dell’organismo che dirige l’impresa.

Qualche giorno fa sono state presentate alla magistratura due denunce con l’obiettivo di bloccare l’attuazione della legge: la prima viene dalla Pacific Legal Foundation, una non profit politicamente libertaria. È stata attivata da un azionista di Osi System, un produttore di sistemi biomedicali, secondo il quale la nuova norma umilia le donne creando per loro un recinto ed è incostituzionale perché la Costituzione Usa vieta alle imprese di assumere o prendere decisioni relative alle carriere in base a considerazioni di razza, età o sesso. L’altra denuncia è di Juicial Watch, un gruppo conservatore: sostiene che, in base alla Costituzione statale della California, è illegale spendere soldi del contribuente per applicare questa normativa. I grandi gruppi non hanno firmato direttamente le denunce, ma hanno fatto sentire la loro voce attraverso la Camera di commercio dello Stato, che è scesa in campo contro la legge con una lettera al Parlamento federale.

L’obiettivo che si è dato il legislatore è giusto e leggi analoghe esistono da tempo in Europa (in Francia e in Norvegia) mentre negli Usa vari Stati — dal Massachusetts all’Illinois passando per New Jersey e Washington — si stanno muovendo nella stessa direzione. Ma sono in tanti a dubitare che sia lo strumento più adatto per aumentare la diffusione delle manager nel tessuto delle imprese Usa. Quasi tutte le grandi corporation (le Fortune 500) hanno inserito donne nei loro board senza bisogno di prescrizioni. Secondo un sondaggio, l’83 per cento dei manager (tra questi, un 54 per cento di donne) non crede che il riequilibrio di genere nei consigli d’amministrazione vada imposto per legge. In California, però, il numero delle donne entrate nelle boardroom è cresciuto di molto proprio nell’ultimo anno, dopo il varo del provvedimento.

Ma i numeri complessivi restano bassi. Anche a livello nazionale. Certo ci sono grandi corporation guidate da donne: Mary Barra alla General Motors o Ginni Rometty a Ibm. Ma sono poche e le due icone dell’industria alimentare, Indra Nooyi alla Pepsi e Irene Rosenfeld di Kraft Mendelez, sono uscite di scena.

I dati non sono univoci. Secondo una ricerca di Pwc a livello nazionale il numero delle società quotate guidate da donne è sceso al 5 per cento rispetto al 6 per cento di due anni fa. Dal 2018 al 2019, però, sono stati nominati 811 consiglieri d’amministrazione di sesso femminile, mentre i maschi nei board sono calati (meno 358). Con una grossa novità: il 2018 è stato l’anno record dei cambi nei consigli e per la prima volta la causa principale degli esodi non è stata economica ma etica. Effetto #metoo nei boardroom.

Quanto alla California, i dubbi sull’efficacia della norma rimangono. È vero che spesso funzionano impulsi diversi dalla coercizione della legge: Sheryl Sandberg, direttore generale di Facebook, è entrata nel board nel 2012 non per volontà di Mark Zuckerberg, ma su pressione di uno dei maggiori azionisti: il fondo pensioni dello Stato CalSTERS. È anche vero che Skechers, celebre produttore di scarpe sportive, sotto pressione dal 2014 per portare in consiglio almeno una donna, si è adeguato solo di recente, 7 mesi dopo il varo della legge californiana.