Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Trenta. 141€ di affitto al mese. Ha mentito come solo una M5$ può fare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-21.

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Il movimento cinque stelle si era presentato come l’acerrimo nemico di casta e privilegi, raccogliendo i voti di tanta gente disperata: erano i novelli giacobini, gente che faceva dimettere alte cariche anche solo sulla base di una denuncia, di un sospetto.

Volevano farci credere di essere i nuovi catari.

Avrebbero voluto, ma M5$ si nasce, mica che lo si diventi.

Il caso Trenta è significativo.

Diventata ministra della difesa lascia il suo alloggio romano per trasferirsi in uno statale, 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

Secondo quanto risulta alla Difesa

«il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso»

«Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare:»

«Oltre 540 euro, che è tanto»

Ma le maldestre bugie hanno le gambe corte.

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Ma mica che questo basti.

«Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito»

«Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta»

«Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa»

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Riassumiamo.

– È notorio come gli appartamenti di lusso da 180 metri quadrati, locati in piazza san Giovanni in Laterano a Roma, siano affittati a 141.76 euro mensili. E per buon peso, con altri 173.19 euro mensili si ottiene l’uso di mobilio di lusso.

– Esattamente come è cosa notoria che una pratica burocratica di trasferimento di locazione si esplica in poche ore: basterebbe solo chiederlo alla fila di persone che hanno richiesto una casa popolare.

– La fulminea nomina del consorte ad aiutante di campo del segretario generale della Difesa è solo onore al merito, di essere sposato con cotanta moglie.

– Ma la chicca è l’inutile e maldestra bugia. Prima la ex-ministra afferma che avrebbe pagato oltre 540 euro di affitto al mese, per poi essere sbugiardata dai dati di fatto: 171.76 euro. Un proverbio ci ricorda che chi è bugiardo è ladro.

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Ed adesso?

Mica che M5$ abbia radiato la Trenta: tra complici ci si intende benissimo.

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Corriere. 2019-11-21. L’ex ministra Trenta e il marito pagavano 141 euro d’affitto per la casa

L’ex ministra della Difesa: «Mio marito ha presentato la rinuncia». Aveva detto di versare 540 euro al mese per una casa da 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

ROMA — Elisabetta Trenta ha deciso di traslocare prima di essere cacciata dai 5 Stelle. A convincerla sono state le pressioni dei vertici del Movimento, primi fra tutti Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, ma soprattutto il rischio di essere sbugiardata in Parlamento. La relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori sull’alloggio di servizio che aveva ottenuto quando era ministra e poi ha fatto assegnare al marito, svela infatti nuovi dettagli sulla procedura seguita. E soprattutto il canone mensile: 141,76 euro. Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare: «Oltre 540 euro, che è tanto». Si chiude dunque il «caso», ma rimane aperta l’inchiesta e soprattutto la ferita nei rapporti con i Cinque Stelle che l’avevano sfidata a «chiedere l’assegnazione di un nuovo appartamento, se davvero ha i titoli per averlo».

La rinuncia

Sono le 9 di ieri quando Trenta si arrende e parla anche a nome del coniuge, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli: «È tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo». A Radio24 aggiunge: «Nulla ci fa sentire in imbarazzo, lo facciamo per salvaguardare la serenità della famiglia, spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me». Poi affronta il problema con il Movimento. Domenica aveva detto di aver «spiegato a Di Maio come stanno le cose», ora si sfoga: «Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. Mi è dispiaciuto che, prima di parlare e giudicare, nessuno mi abbia chiamata per chiedermi come stanno le cose. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla». E sul suo rapporto con il capo politico — al quale si era proposta come uno dei dodici «facilitatori» — aggiunge: «Credo che Di Maio, con cui ho parlato, abbia capito le mie ragioni. Io sono un militare e so che prima di comandare le persone ci si parla, so che un comandante difende i propri uomini».

La procedura

A questo punto saranno l’indagine amministrativa avviata dallo Stato maggiore e quella della Procura militare a dover stabilire se la procedura sia stata corretta. Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito. Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta. Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Trenta — così come prevede la legge — aveva 90 giorni per liberare l’alloggio e tornare nel proprio appartamento al quartiere Pigneto. Invece il 2 ottobre la pratica è stata chiusa e le carte relative a quella stessa casa sono state intestate a Passarelli. Secondo la versione fornita dallo Stato Maggiore «Passarelli aveva dichiarato di possedere un immobile a Roma e un altro a Campobasso che ai fini dell’assegnazione non rappresentava motivo ostativo perché il personale titolare di alloggio Asi può usufruire di un appartamento di servizio pur disponendo di proprietà alloggiativa nella stessa circoscrizione».

Il prezzo mensile

Spetterà ai magistrati accertare se davvero questo iter sia legittimo, se possano esserci stati favoritismi. La Difesa stabilirà invece se Passarelli abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio. Di certo rimane che la cifra pagata ogni mese dalla coppia è ben inferiore a quella comunicata pubblicamente dalla ex ministra. E anche questo sarà sottolineato in Parlamento. Secondo quanto risulta alla Difesa «il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso.