Pubblicato in: Cina, Criminalità Organizzata

Hong Kong. Inizia il redde rationem. Non sarà per nulla indolore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-20.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

La pazienza dei cinesi è proverbiale e l’imbecillità dei rivoltosi abissale.

Arroccandosi nel Politecnico di Hong Kong, quasi fosse stato fortezza inespugnabile, hanno ripetuto l’errore di Vercingetorige ad Alessia. Alla polizia cinese è bastato stare ferma e calma, aspettando che avessero fame, e quindi si arrendessero.

L’obiettivo era quello di prenderli vivi, per poterli interrogare in tutta tranquillità.

Da fonti solitamente molto bene informate, i terroristi arrestati hanno iniziato a vuotare rapidamente il sacco: nomi, cognomi, indirizzi, mandanti, denaro ricevuto e da chi, etc. Dimessa l’usuale tracotanza di una inverosimile impunità e di un pronto aiuto straniero, stanno razionalizzando che li aspettano condanne dai venti ai quaranta anni di lavori forzati. Al contrario dell’occidente, in Cina il teppismo violento ed il terrorismo armato sono gravi reati.

Il frutto degli interrogatori è stato rapido: altri 1,1000 terroristi sono stati arrestati, ed a loro volta stanno collaborando con gli inquirenti.

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«Cina, costituzionalità è nostra competenza»

«Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.»

«Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università.»

«Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione»

«Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.»

«i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia»

«La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa»

«”Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi»

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Bene.

La situazione inizia a schiarirsi e, senza il nucleo duro degli irriducibile, la sommossa di Hong Kong i terroristi rivoltosi sembrerebbero essere sulla via del declino.

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Hong Kong, Carrie Lam punta a ‘soluzione pacifica’

Cina, costituzionalità è nostra competenza

Sono circa 30 i manifestanti che hanno lasciato questa mattina il Politecnico di Hong Kong, sotto l’assedio della polizia da oltre due giorni. Secondo il network pubblico Rthk, gli studenti si sono arresi alla polizia intorno alle 10:00 (le 3:00 in Italia), chiedendo aiuto al personale paramedico che ha fornito coperte d’emergenza e sedie a rotelle. Quasi contestualmente, la governatrice Carrie Lam ha detto in conferenza stampa che oltre 100 persone erano ancora arroccate nel campus, mentre 600 erano andate via, tra cui 200 minori.

Carrie Lam si è detta “molto preoccupata per la pericolosa situazione” del Politecnico assediato dalla polizia, puntando ad avere “una soluzione pacifica” per superare lo stallo. 

La governatrice ha assicurato che non c’è la necessità di chiedere aiuto all’Esercito di liberazione popolare, le forze armate di Pechino, fino a quando il suo governo e la polizia riusciranno a gestire con competenza le violente turbolenze nella città. In conferenza stampa, la Lam ha invitato i cittadini a “non dare interpretazioni eccessive” al gesto dei soldati cinesi che sabato hanno aiutato a rimuove mattoni e detriti dalle strade. Un gesto che la Lam ha definito “non inconsueto”.
La Lam ha spiegato che tra le 600 persone andate via dal campus, c’erano anche 200 minori: la resa senza condizioni annunciata dalla polizia include l’immediato arresto una volta usciti dalla struttura, ma la governatrice ha detto che i manifestanti con meno di 18 anni sarebbero stati solo identificati, senza escludere possibili indagini future. Per i 400 residui, invece, sono scattate subito le manette. “Useremo ogni strumento possibile per continuare a convincere e a organizzare per quanti sono rimasti l’uscita dal campus il prima possibile in modo che tutta la vicenda possa finire in modo pacifico”, ha aggiunto la governatrice. A tal proposito, “l’obiettivo può essere raggiunto solo con la piena cooperazione dei manifestanti: i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia”.
La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa. “Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi.

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Hong Kong, la resa degli irriducibili: al Politecnico la gogna degli studenti

L’assedio dell’università è alle battute finali dopo tre giorni di battaglia: altri 400 ragazzi maggiorenni arrestati. La polizia mostra alle telecamere la sfilata degli sconfitti.

Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.

Acqua e frecce

Si calcola che all’interno della fortezza PolyU oggi siano rimasti tra i 100 e i 200 irriducibili. C’è una trattativa in corso per evitare un nuovo scontro nello sgombero inevitabile, ora che hanno quasi esaurito frecce, mattoni, bottiglie incendiarie e anche acqua potabile.

I minorenni accompagnati

Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università. Ci dice uno di loro, in maglietta bianca e pantaloncini da spiaggia che ha appena telefonato a casa con lo smartphone: «Non mi arrestano, ho 17 anni. Però potrebbero incriminarmi dopo, così mi hanno spiegato». Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione.

La strategia

Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.

La signora che urla: «Tenete duro»

Ci sono anche cittadini di Hong Kong allo slargo dove si sta svolgendo la resa degli ultimi studenti di PolyU. Partono grida di solidarietà da una signora col volto coperto da una mascherina nera: «Ga yau», che in cantonese significa aggiungi olio, tieni duro! È diventato uno degli slogan della protesta democratica. È scesa la notte ora a Hong Kong. Un centinaio di ragazzi sono ancora dentro il campus, incerti sulla prossima mossa: resa o tentativo disperato di fuga? La governatrice Carrie Lam si congratula con la polizia e dice che l’ordine è di lasciar andare a casa i ragazzini e bloccare solo gli altri. Ora gioca la carta della brava madre di famiglia.

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Hong Kong: ieri arrestate 1.100 persone

Trovate oltre 3.900 molotov alla Chinese University

La polizia di Hong Kong ha eseguito ieri circa 1.100 arresti, in una delle giornate più difficili da quando sono iniziate le proteste pro-democrazia quasi 6 mesi fa. Nel corso delle ispezioni, ha spiegato un portavoce, sono state ritrovate oltre 3.900 molotov nella Chinese University of Hong Kong. Dai suoi laboratori, così come da quelli del Politecnico, sono state portate via pericolose sostanze chimiche. La governatrice Carrie Lam ha parlato di università diventate “fabbriche di armi”.