Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Cina. 2019. 150 milioni hanno viaggiato all’estero +15% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-14.

Pechino-Cina

I media occidentali liberal socialisti si stanno sgolando che in Cina vi sarebbe una crisi economica severa e che il popolo cinese starebbe vivendo in condizioni prossime la miseria.

Infatti, i miserrimi cinesi si stanno evolvendo al ritmo del +6.0%: tasso di crescita a loro dire ‘prossimo al fallimento’, per non parlare poi delle loro remore ad accettare la Weltanschauung liberal.

China’s Economy and the Global Financial Crisis

A Prosperous China Says ‘Men Preferred,’ and Women Lose

“Made in China”: Crisis Begets Quality Upgrade

West is paying the price for supporting Hong Kong riots, Chinese state media says

Caught between human rights and trade, Angela Merkel lands in China

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Cerchiamo di ragionare, nel limite del possibile.

La Cina ha 1.4 miliardi di abitanti.

Di questi:

«Oggi sono 150 milioni i turisti che dalla Cina vanno all’estero»

«C’è anche il fenomeno dei Millennials (31%), ragazzi di 25 anni che hanno già viaggiato, una volta su tre e almeno sei volte all’estero. Cosa cercano? Come gli italiani, esperienze, quindi gastronomia, entertainment, spettacoli”. Il turista cinese, poi, è ipertecnologico: 1 su 5 prenota il viaggio on line, 2 su 3 utilizzano app, blog e social e 1 su 2 naviga regolarmente sul proprio mobile»

«La sua spesa media …. è di 2 mila dollari, per un totale di 288 miliardi di dollari, un quarto del totale globale»

«La metà di quei 150 milioni di turisti (149 per l’esattezza con + 15% sul 2017) – dice – è diretta a Macao e Hong Kong, solo 6 milioni, con un +20%, arrivano fino in Europa, loro destinazione principe fuori dall’Asia»

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Oltre il 10% della popolazione totale cinese si è potuta concedere un viaggio all’estero, spendendo mediamente 2,000 dollari Usd a testa, per un totale di 288 miliardi Usd, grosso modo, 6,000 Usd a famiglia.

– In primo luogo, tutti questi 149 milioni di persone andate in ferie all’estero hanno regolarmente fatto ritorno in Patria. Se in Cina i diritti umani fossero conculcati come si dice, una buona quota di essi avrebbe colto l’occasione per fuggire come accadeva ai tempi della Unione Sovietica. Evidentemente, i cinesi vivono a loro agio senza le trasgressioni contro natura, senza un femminismo esacerbato, senza il ‘clima’ e facendo politica in seno al partito comunista cinese, novella scuola mandarinica, come da tradizione ultramillenaria.

In secondo luogo, i cinesi che si sono recati all’esteri hanno spesso 288 miliardi di Usd. Questa è prova probante che possono lavorare, mettersi da parte un gruzzoletto, e di entità tale da potersi permettere una spesa voluttuaria di 6,000 Usd a famiglia. La narrativa dei media liberal occidentali che i cinesi siano un popolo di miserandi è una colossale menzogna.

In terzo luogo, su 149 milioni di cinesi andati in vacanza all’estero, solo sei milioni hanno avuto desiderio di visitare l’Europa. Questo è un altro dato che ridimensiona, e di molto, il concetto ipertrofico che gli europei hanno di sé stessi.

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Turismo: cinesi pazzi per l’Italia, +8,2% nel 2019

Oggi sono 150 milioni i turisti che dalla Cina vanno all’estero. Nel 2030 saranno 400, con il clamoroso sorpasso sugli americani. E l’Italia? Salda in testa alle classifiche delle mete più sognate, deve accelerare il passo e prepararsi ad accoglierli, pensando, però, a un turismo quanto più sostenibile. A raccontarlo sono dati ed esperienze presentate oggi al convegno “Turismo Italia-Cina: pronti a partire? Le nuove frontiere di un trend in crescita”, promosso da Associazione Civita e Unindustria in vista del 2020 Anno della cultura e del Turismo tra Italia e Cina. 

“Partiamo da una situazione di grande vantaggio da mettere a frutto”, esordisce il Presidente di Civita Gianni Letta. “Tranquillizziamoci però”, esorta il Presidente Sezione Industria del Turismo e Tempo libero di Unindustria, Stefano Fiori, raccontando, numeri alla mano, chi sono e dove vanno i nuovi viaggiatori del Sol Levante. “La metà di quei 150 milioni di turisti (149 per l’esattezza con + 15% sul 2017) – dice – è diretta a Macao e Hong Kong, solo 6 milioni, con un +20%, arrivano fino in Europa, loro destinazione principe fuori dall’Asia”. In Italia, specifica il Presidente Enit, Giorgio Palmucci, “sono 5 milioni nel 2018, il 2,4% degli arrivi internazionali”. Nulla ancora rispetto ai “57 milioni di tedeschi” ogni anno pazzi per l’Italia, anche se i numeri sono destinati a crescere con un “+8,2% già nel primo semestre del 2019 – prosegue Fiori – Il nostro paese insieme alla Francia guida la classifica europea” e “Roma è nona tra le 20 città più visitate al mondo nel 2017-2018” (Londra, Parigi e New York sul podio).

“Il turista cinese, poi, sta cambiando – prosegue – Noi abbiamo l’immagine dei grandi gruppi e invece i cinesi viaggiano sempre più su base individuale. C’è anche il fenomeno dei Millennials (31%), ragazzi di 25 anni che hanno già viaggiato, una volta su tre e almeno sei volte all’estero. Cosa cercano? Come gli italiani, esperienze, quindi gastronomia, entertainment, spettacoli”. Il turista cinese, poi, è ipertecnologico: 1 su 5 prenota il viaggio on line, 2 su 3 utilizzano app, blog e social e 1 su 2 naviga regolarmente sul proprio mobile. E, altro luogo comune da sfatare, mette volentieri mano al portafoglio. “La sua spesa media – sottolinea Fiori – è di 2 mila dollari, per un totale di 288 miliardi di dollari, un quarto del totale globale”. Ma l’Italia è pronta a soddisfare tanta attenzione?  “Il mercato cinese – dice il sottosegretario Mibact, Lorenza Bonaccorsi – è importantissimo, è un rapporto storico, un incontro di culture. Siamo gli unici due paesi con 55 siti Unesco. Noi, però – aggiunge – dobbiamo lavorare sulla gestione dei flussi” per “un turismo sostenibile, che valorizzi tutto il paese, non solo Roma, Firenze, Venezia”. “La cultura è un forte strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo economico”, concorda Simonetta Giordani, vicepresidente Comitato Strategico di Civita. “Fondamentale è raccontarci nel mondo tutti insieme, soprattutto in quei paesi lontani che non ci conoscono”, aggiunge Palmucci, annunciando “a breve” anche il calendario degli eventi del 2020 Anno della cultura e del Turismo tra Italia e Cina. Parola d’ordine, è dunque “fare sistema”. “Non possiamo pensare di gestire il turismo senza industrializzazione”, spiega Francesco Rutelli, Coordinatore Forum Culturale Italia Cina. Ma attenzione a non farci male da soli. “L’attrattiva di un paese è anche nella sua capacità di dare certezze. Quello che sta succedendo in questi giorni da indicazioni diverse”, avverte il presidente di Unindustria, Filippo Tortoriello. Quanto alla crescita dei numeri, avverte l’ad di Aeroporti di Roma, Ugo De Carolis, “quest’anno abbiamo 12 città cinesi collegate, 7 compagnie aeree cinesi e 900mila passeggeri. Al momento tra Italia e Cina abbiamo il permesso per 56 frequenze settimanali bilaterali, ma se a gennaio non si aprono gli accordi per portare più aerei i numeri non potranno crescere”.