Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Produzione industriale -2.1% yoy. Settimo mese consecutivo. Ungheria +11.1% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-11.

2019-11-11__Italia__Produzione Industriale 001

Istat. Produzione industriale 

«A settembre 2019 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,4% rispetto ad agosto. Nella media del terzo trimestre la produzione mostra una flessione congiunturale dello 0,5%.

L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali per i beni di consumo (+0,7%) e i beni strumentali (+0,6%); variazioni negative registrano, invece, l’energia (-1,1%) e i beni intermedi (-1,0%). ….

Le flessioni più ampie si registrano nell’attività estrattiva (-11,2%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,1%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-7,1%).»

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Tutta l’Unione Europea, tranne i paese ex-est, è in una profonda recessione economica, particolarmente severa in Germania.

Germania. Per il dodicesimo mese consecutivo la produzione industriale in negativo.

Germania. Produzione manifatturiera. -21.3% in sette mesi. È in depressione.

Solo per comparazione, in Ungheria la produzione industriale è cresciuta del +11.1% yoy, ed in Polonia del +5.6% yoy.

Il problema non è quindi legato all’Eurozona in sé, quando piuttosto agli stati a reggimento liberal socialista.

Il rimedio dovrebbe essere semplice.

A chi fosse caduto un masso su di una gamba, la prima cosa da fare sarebbe quella di rimuovere il masso.

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Industria, produzione in calo a settembre: è il settimo mese consecutivo

Calo dello 0,4% mensile e del 2,1% tendenziale per la produzione manifatturiera, in rosso su base annua per il settimo mese consecutivo. Male meccanica e abbigliamento, brillano solo alimentare ed elettronica. In nove mesi output in rosso dell’1%.

Per il settimo mese consecutivo la produzione industriale italiana arretra, spingendo verso il basso il bilancio del 2019: -1% il risultato tra gennaio e settembre per il nostro output manifatturiero.

Poche le novità nel trend, con un calo su base mensile dello 0,4%, del 2,1% se il confronto è con lo stesso mese del 2018.

Così, nella media del terzo trimestre – osserva l’Istat – la produzione manifatturiera mostra una flessione congiunturale dello 0,5%.
L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali per i beni di consumo (+0,7%) e i beni strumentali (+0,6%); variazioni negative registrano, invece, l’energia (-1,1%) e i beni intermedi (-1,0%).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21, contro i 20 di settembre 2018), a settembre 2019 come detto l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali del 2,1%, per effetto in particolare del calo di oltre cinque punti dei beni intermedi e della frenata di due punti per i bei strumentali. In crescita, invece (+1,2%), il comparto dei beni di consumo.

La zavorra dell’auto

A pesare sulla produzione continua ad essere il rallentamento dell’area allargata della meccanica e della componentistica, che continua a pagare dazio al rallentamento dell’output globale di auto, a partire da quello sperimentato in Germania , primo mercato di sbocco per i nostri componentisti, così come in generale per il made in Italy.

Metallurgia, prodotti in metallo e gomma-plastica sono infatti tra i settori più penalizzati, anche se il calo maggiore è per tessile-abbigliamento, giù dell’8,1%. In calo anche macchinari e attrezzature, così come i mezzi di trasporto, che insieme al tessile-abbigliamento è l’unico comparto ad arretrare di oltre quattro punti tra gennaio e settembre del 2019.

Pochi i settori in controtendenza, tra cui il comparto alimentare, che conferma il proprio momento positivo in particolare grazie all’export, piazzando nel mese un aumento della produzione del 7,8%. In crescita anche elettronica e chimica. Anche se, come detto, si tratta di eccezioni tra i tanti segni meno.