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Spagna. Vox. I liberal li definiscono come sporchi e maledetti, ma la gente li vota.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-11.

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Sánchez perde la scommessa: ora ha bisogno dei popolari. Vox raddoppia . Femminismo no, corrida sì: Vox in pillole

«Nel Parlamento uscente esisteva una teorica maggioranza di sinistra; in quello nuovo, no; a meno di non mettere insieme un terrificante puzzle di indipendentisti catalani, autonomisti baschi, nazionalisti navarrini»

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«I socialisti vincono le elezioni in Spagna, anche se non ottengono la maggioranza dei seggi»

«Quando sono stati scrutinati il 93,29% dei seggi, il Psoe ha ottenuto 120 deputati, il Pp 88 (+22) e Vox 52 (+28)»

«Seguono Unidas Podemos con 35 (-7) seggi e Ciudadanos con 10 (-47)»

«Terza l’ultradestra che conferma l’exploit»

«Sanchez aveva già vinto le elezioni del 28 aprile, arrivando largamente in testa con 123 seggi, un risultato importante ma sotto la soglia di maggioranza di 176 deputati. Premier ad interim, dopo che la caduta del suo governo di minoranza aveva portato al voto, il leader socialista non è riuscito a formare un nuovo governo malgrado il successo elettorale»

«Il 14 ottobre la condanna a pene fino a 13 anni di carcere per nove leader indipendentisti catalani ha riacceso la tensione in Catalogna, con una settimana di violente proteste che hanno sconvolto la regione e devastato Barcellona. La durezza della protesta secessionista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Neanche la promessa mantenuta di spostare la salma dell’ex dittatore Francisco Franco dall’imponente mausoleo della valle dei caduti ad un semplice cimitero, sembra essere riuscita ad aumentare i consensi per il leader socialista»

«Intanto la crisi catalana ha riportato in auge Vox, il partito di ultradestra di Santiago Abascal, entrato per la prima volta in parlamento in aprile. “L’ascesa di Vox fa saltare i nervi ai grandi partiti”, titolava giovedì El Pais, in una giornata in cui Abascal è riuscito a riunire 6mila persone ad un suo comizio a Valencia e il leader del partito Popolare Pablo Casado ha parlato davanti a soli 1600 sostenitori nella stessa città».

A conti fatti, mancano solo poche migliaia di seggi da scrutinare, il partito socialista spagnolo riesce a mantenere la maggioranza relativa, ma perde tre seggi.

Il vero partito vincitore è Vox, che conquisterebbe 52 seggi, i popolari recuperano dal tonfo storico della primavera scorsa passando da 66 a 87 seggi, la formazione di sinistra Podemos è ridimensionata, passando da 42 a 35 deputati, mentre Ciudadanos crolla da 57 a 10 seggi.

Che la Spagna abbia optato per la destra dovrebbe essere ben evidente da questi numeri.

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Tra i molti problemi che ne emergono, uno dovrebbe essere affrontato, perché a nostro sommesso parere di grande importanza.

Il cardine di tutta la propaganda liberal socialista si centra nell’ostracismo dato a chiunque tentasse di opporsi alla loro Weltanschauung. Sono etichettati come ‘ultradestra’, fascisti’, ‘nazionalsocialisti’, sovranisti, identitari, antieuropei, prevaricatori dei diritti civili, ed, ovviamente, di aver diffuso dati falsi e manipolati. Poi seguono gli altri insulti d’obbligo: codici, omofobi, e via quant’altro. Come se tutti questi epiteti fossero sinonimi di orrendi peccati mortali politici.

Significativo è stato lo slogan delle sinistre:

«necessità storica di una coalizione di sinistra

per fermare l’ultradestra»

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Questa frase sintetizza l’amara situazione: il liberal socialisti sono incapaci sia di coagularsi in un unico partito maggioritario, sia di esprimere un programma politico ed economico che possa essere condiviso dall’elettorato.

Sono politicamente agonizzanti in un mondo in rapidissimi cambiamenti che non concede più loro spazio di manovra alcuno,

Ed il problema spagnolo è esattamente quello di quasi tutti i paesi europei, Italia in primis.

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Sanchez senza maggioranza, boom di Vox

I socialisti vincono le elezioni in Spagna, anche se non ottengono la maggioranza dei seggi. Quando sono stati scrutinati il 93,29% dei seggi, il Psoe ha ottenuto 120 deputati, il Pp 88 e Vox 52. Seguono Unidas Podemos con 35 seggi e Ciudadanos con 10. Terza l’ultradestra che conferma l’exploit.

“Siamo convinti che il risultato di queste elezioni serva per consolidarci come alternativa patriottica e sociale”, ha detto l’europarlamentare esponente di Vox Jorge Buxade dopo i primi exit poll.

La Spagna è tornata a votare oggi alle elezioni generali per la quarta volta in quattro anni. Scende l’affluenza rispetto alle elezioni dello scorso aprile. Alle 18 ha votato il 56,86% degli elettori, rispetto al 60,74% registrato alla scorsa tornata elettorale.

Chi sono i 5 leader protagonisti del voto

Sanchez aveva già vinto le elezioni del 28 aprile, arrivando largamente in testa con 123 seggi, un risultato importante ma sotto la soglia di maggioranza di 176 deputati. Premier ad interim, dopo che la caduta del suo governo di minoranza aveva portato al voto, il leader socialista non è riuscito a formare un nuovo governo malgrado il successo elettorale. I negoziati con la sinistra radicale del partito anti sistema Podemos di Pablo Iglesias si sono arenati su veti reciproci, mentre i liberali di Ciudadanos, ormai spostati a destra, non hanno voluto sostenere l’esecutivo dall’esterno.

A metà settembre, quando il re è stato costretto a convocare nuove elezioni, Sanchez ha impostato una campagna tesa a chiedere una maggioranza chiara per portare avanti da solo un governo stabile. Ma non tutto è andato come previsto.

Il 14 ottobre la condanna a pene fino a 13 anni di carcere per nove leader indipendentisti catalani ha riacceso la tensione in Catalogna, con una settimana di violente proteste che hanno sconvolto la regione e devastato Barcellona. La durezza della protesta secessionista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Neanche la promessa mantenuta di spostare la salma dell’ex dittatore Francisco Franco dall’imponente mausoleo della valle dei caduti ad un semplice cimitero, sembra essere riuscita ad aumentare i consensi per il leader socialista.

Intanto la crisi catalana ha riportato in auge Vox, il partito di ultradestra di Santiago Abascal, entrato per la prima volta in parlamento in aprile. “L’ascesa di Vox fa saltare i nervi ai grandi partiti”, titolava giovedì El Pais, in una giornata in cui Abascal è riuscito a riunire 6mila persone ad un suo comizio a Valencia e il leader del partito Popolare Pablo Casado ha parlato davanti a soli 1600 sostenitori nella stessa città.

Sovranista, anti migranti, euroscettico e maschilista, Abascal ha fatto una campagna elettorale a colpi di dati statistici dubbi e ampiamente contestati, come quello che il 70% degli stupri di gruppo in Spagna è opera di stranieri. Ma anche se 1.600 accademici hanno firmato un manifesto per accusarlo di aver diffuso dati falsi e manipolati, la sua retorica ha fatto presa su una crescente fetta di elettorato stufa dei partiti tradizionali.