Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggi. M5S 15.8%, PD 18.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-11.

2019-11-10_Sondaggi Italiani

Gli ultimi sondaggi elettorali italiani sono confrontati per alcuni, disastrosi per altri.

Il M5S sarebbe sceso al 15.8%, proseguendo senza sosta il suo declino elettorale

Ma neanche il partito democratico scherza: nell’ultimo sondaggio è quotato 18.5%.

Lega e centrodestra sembrerebbero invece in ottima salute.

Si direbbe che gli Elettori non gradiscano poi molto essere considerati pecore da tosa.

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Plastic e sugar tax, auto aziendali e Quota 100, le incognite della manovra

Plastic e sugar tax: incasso di tre miliardi, ma si discute sulle aliquote

È forse la tassa più contestata di tutta la manovra, ma anche quella che porterebbe fin da subito il maggior gettito fiscale nelle casse dello Stato. Ma sulla «plastic tax» molto può ancora cambiare in Parlamento dove è iniziato l’esame. Ora il testo è in Senato, dove si punta a licenziarlo in tempi brevi per inviarlo poi alla Camera non oltre il 2-3 dicembre. La tassa sulle microplastiche prevede il prelievo di un euro al chilo per tutti gli imballaggi usati una sola volta per trasportare o contenere prodotti alimentari. Il gettito sarebbe di poco più di un miliardo di euro per il 2020 e 1,8 per il 2021. Una misura subito criticata da tutto il mondo produttivo che la vive come un dazio applicato però su un prodotto italiano: «Penalizza le aziende senza dar loro il tempo di riposizionarsi o adottare possibili alternative tecnologiche», attacca Confindustria. Ecco allora che tra le ipotesi di modifica durante i lavori parlamentari (per presentare gli emendamenti al Senato c’è tempo fino al prossimo sabato), c’è quella di far slittare a luglio l’entrata in vigore dell’imposta, oggi prevista per aprile 2020. E anche di rimodulare le cifre che potrebbero scendere a 40-60 centesimi al chilo e solo per alcuni prodotti. Stessa cosa varrebbe anche per la «sugar tax» sulle bevande zuccherate da cui il governo prevede di incassare 233 milioni nel 2020.

Auto aziendali, la tassa che non piace a nessuno

L’obiettivo è quello di favorire scelte più ecologiche come spiega lo stesso premier Giuseppe Conte: «Orientare l’acquisto di auto aziendali verso l’ibrido o l’elettrico è una scelta politica». Ma la tassa sulle auto aziendali inserita nella prossima manovra economica fa arrabbiare quasi tutti. Dalla rimodulazione dell’imposta, il governo conta di incassare 332 milioni di euro nel 2020 per poi salire gradualmente a 378 nel 2022. Ad essere colpite sono le auto aziendali la cui tassazione a carico dei dipendenti raddoppierebbe dall’attuale 30% al 60%; quelle più inquinanti pagherebbero il 100%. Resterebbero escluse le auto ibride ed elettriche. Ma nonostante la retromarcia — la prima versione della misura prevedeva la tassa per tutte le auto senza distinzioni —, tutti restano contrari alla misura, anche dentro l’esecutivo con i renziani di Italia Viva pronti a dare battaglia. «L’imposta verrà radicalmente rivista», promette però il viceministro dell’Economia Antonio Misiani: «È giusto differenziare l’aliquota in relazione al grado di inquinamento delle vetture, ma l’impatto è sicuramente eccessivo». Non si esclude quindi un dietrofront, che potrebbe passare per uno slittamento dell’entrata in vigore dell’imposta di almeno 6 mesi o al 2021, o addirittura per la sua eliminazione.

Lavoro e previdenza, ipotesi rinvio cuneo fiscale

Nella manovra economica da circa 30 miliardi di euro ci sono dei conti da far quadrare. Eventuali modifiche e rimodulazioni decise durante l’esame del Parlamento vanno però bilanciate con nuovi tagli o nuove entrate. Così ecco che il taglio del cuneo fiscale, cioè il costo del lavoro, che prevede uno stanziamento solo per il 2020 di tre miliardi (diventano 5 a regime), potrebbe subire un ridimensionamento o addirittura slittare, magari per ridurre o eliminare l’impatto delle microtasse molto contestate anche nella stessa maggioranza, plastic tax su tutte. In realtà la misura per ridurre tasse e contributi previdenziali coinvolgerebbe oltre 10 milioni di lavoratori dipendenti a basso reddito è stata espressamente voluta dal Pd, che difficilmente accetterebbe quindi un suo ritocco. Ma non si esclude un braccio di ferro anche tra gli alleati di governo per rivederla. Stesso discorso si può fare per Quota 100 la cui sperimentazione è stata confermata fino al 2021, poi scomparirà. E intanto però ha fatto risparmiare allo Stato un miliardo solo per il 2019 grazie alle adesioni inferiori rispetto alle stime e, come ha raccontato ieri il presidente dell’Inps Pasquale Tridico al Corriere, «nel 2020 si stimano non meno di 2 miliardi di risparmi su circa 8 di spesa prevista». Un tesoretto che non passa inosservato.

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