Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Guerra, violenze e stupri. I diritti dei vincitori.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-10.

Amore e Psiche

Il problema delle violenze belliche si è riproposto nella primavera di questo anno in seno alle Nazioni Unite.

L’Onu approva la risoluzione contro lo stupro come “arma di guerra”

«Gli Stati Uniti incassano una vittoria in Consiglio di Sicurezza Onu dopo un duro braccio di ferro sulla violenza sessuale nei conflitti armati. L’organo delle Nazioni Unite ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) una risoluzione volta a combattere l’uso dello stupro come arma in guerra ….

Il segretario generale Guterres ha spiegato che «nonostante numerosi sforzi, la violenza sessuale continua ad essere una caratteristica orribile dei conflitti in tutto il mondo», e gruppi di attivisti hanno dimostrato che «è usata deliberatamente come arma di guerra». «Dobbiamo riconoscere che lo stupro in guerra colpisce in larga misura le donne perché è collegato a questioni più ampie come la discriminazione di genere», ha proseguito, sottolineando che c’è «un’impunità diffusa» e la «maggior parte di questi crimini non viene denunciata, investigata o perseguita».»

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«Sunt quaedam officia etiam adversus eos servanda, a quibus iniuriam acceperis. Est enim ulciscendi et puniendi modus, atque in re publica maxime servanda sunt iura belli. Nam, cum sint duo genera decertandi: unum per disceptationem, alterum per vim, confugiendum est ad posterius solum si non licet uti priore. Quare suscipienda solum bella sunt ut sine iniuria in pace vivatur. Post victoriam autem conservandi sunt hostes, qui non crudeles in bello neque immanes fuerunt. Maiores nostri Tusculanos, Aequos, Volscos et Sabinos victos in civitatem acceperunt, at Carthaginem et Numantiam funditus sustulerunt, ne eis aliquando praeberetur opportunitas renovandi belli. Mea quidem sententia, paci, quae nihil sit habitura insidiarum, semper consulendum est.» [Cicerone, De Officiis, Liber 1, para 34]

Cicerone dimostra anche in queste righe il proprio buon senso.

“Vi sono poi certi doveri che bisogna osservare anche nei confronti di coloro che ci hanno offeso. C’è una misura anche nella vendetta e nel castigo; anzi, io non so se non basti che il provocatore si penta della sua offesa, perché egli non ricada mai più in simile colpa, e gli altri siano meno pronti all’offesa. Ma soprattutto nei rapporti fra Stato e Stato si debbono osservare le leggi di guerra. In verità, ci sono due maniere di contendere: con la ragione e con la forza; e poiché la ragione è propria dell’uomo e la forza è propria delle bestie, bisogna ricorrere alla seconda solo quando non ci si può avvalere della prima.”

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A nostro personale modo di vedere, Cicerone sembrerebbe aver colto il cuore del problema.

L’uso della diplomazia alla ricerca di un accordo ragionevole è la prima azione da tentare e da perseguire fino a tanto che essa si dimostri assolutamente impraticabile, improduttiva. Ma se si dovesse arrivare alla guerra, ebbene, la si conduca con ogni possibile mezzo in ragione dei fini desiderati.

«Sunt quaedam officia etiam adversus eos servanda, a quibus iniuriam acceperis»

Si sia clementi qualora si ritenga che il nemico sconfitto possa alla fine diventare un amico, lo si stermini in caso contrario.

Una ‘via di mezzo‘ è l’uso deliberato della violenza, in ogni sua forma, non solo quella sessuale, volta a spezzare lo spirito di resistenza del nemico. In questo caso la violenza diventa un mero mezzo, non certo un fine.

Chiunque si ricordi di come Maestro Ruggero, Carmen Miserabile, descrisse l’invasione mongola dell’Ungheria dovrebbe aver ben presente cosa si intenda dire.

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Ma non ci si dovrebbe mai scordare che i vincitori abbiano acquisito sul campo di battaglia dei diritti, che vanno dall’imporre la pace che loro vogliono, fino al modo con cui trattino i vinti.

Un caso che gli italiani hanno vissuto sulla loro pelle è quello del Corps expéditionnaire français en Italie – CEF, guidato dal generale Alphonse Juin, e composto da Gourmiers, ossia soldati nordafricani.

Gli alleati impiegarono tali forze nelle operazioni più rischiose e sanguinose. Il 14 maggio 1944 la divisione Juin conquistò i Monti Aurunici, missione ritenuta essere impossibile, aprendo così la strada agli inglesi che poterono sfondare la Linea Gustav. Degli undicimila andati all’attacco ne sopravvissero a stento duemila.

Dopo questa battaglia il generale Alphonse Juin dette ai suoi soldati superstiti cinquanta ore di “libertà”: se le erano guadagnate con il loro sangue.

«Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I marocchini di solito aggrediscono le donne in due – uno ha un rapporto normale, mentre l’altro la sodomizza.» [Norman Lewis, Napoli ’44].

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Né si pensi che l’ingresso dell’Armata Rossa in Germania sia stato esente da simili fenomeni, anzi.

Fatto si è che l’esercito vincitore ha pieno diritto di prendersi ciò che vuole, e da che mondo è mondo le femmine sono sempre state un bottino gradito.

Ci si metta l’animo in pace. Lo stupro in corso di azioni belliche è cosa disdicevole, sicuramente sì, ma a rispetto a tutte le restanti violenze belliche apparirebbe essere fenomeno del tutto trascurabile. Le femmine non son certo al di sopra dei diritti dei vincitori. Vi sono violenze ben maggiori dello stupro.

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Marocchinate, “nel ’44 soldati francesi stuprarono bimbo di 7 anni”

“Continuano le ricerche storiche e dagli archivi spuntano fuori nuovi documenti che confermano ulteriormente le violenze compiute dai soldati coloniali francesi contro la popolazione civile italiana. Il presidente dell’associazione nazionale vittime delle marocchinate, Emiliano Ciotti, negli incartamenti conservati all’Archivio Centrale dello Stato ha trovato un rapporto dei Carabinieri di Montefiascone (Viterbo) datato 24 giugno 1944 e firmato dal maresciallo maggiore Giovanni Deledda”. Lo riferisce l’Anvm, associazione nazionale vittime delle marocchinate.

“In questa lettera il sottufficiale della benemerita relaziona al comandante del Governo Militare Alleato di Montefiascone, sul comportamento delle Truppe Francesi riguardo ai cittadini montefiasconesi. – continua l’associazione – Le truppe coloniali francesi, composte da marocchini, algerini, tunisini e senegalesi, occupano la città l’11 giugno 1944 e si danno immediatamente alle razzie di vino, depredando 150 cantine, suini, ovini e pollame. Inoltre, saccheggiano le abitazioni asportando di tutto e distruggendo quello che non riescono a razziare. Nonostante le continue segnalazioni, la Polizia Militare Francese non interviene”.

“I coloniali francesi si macchiano di diversi delitti e uccidono Giuseppe Angeli, Abele Mezzetti, il diciottenne Luigi Carloni, Ada Andreini e il figlio di 5 anni Ivano Pelecca. Tre civili sono percossi gravemente. – prosegue l’associaizone – Oltre a furti e ruberie, i magrebini si gettano sulle donne per violentarle. Non sono risparmiati nemmeno i giovanissimi. I carabinieri segnalano lo stupro di due donne e anche di un bambino di sette anni”.

“In merito alle violenze contro le donne – precisa il Maresciallo – è da tenere presente che molte denunce ufficiali ad autorità non vengono fatte per motivi di onore e per evitare scandali.”

“Ringrazio Emiliano Ciotti per aver portato alla luce questo importantissimo documento – dichiara il giornalista tarquiniese Silvano Olmi – il rapporto dei carabinieri conferma quanto ho scritto nel mio libro ‘Non solo la Ciociara’. Montefiascone è una città martire – prosegue Olmi – la più colpita in provincia di Viterbo dalle violenze dei coloniali francesi, che in tutta la Tuscia si macchiarono di oltre 70 stupri. Penso sia ora che l’amministrazione comunale chieda la concessione della medaglia d’oro al merito civile, perché gli abitanti di Montefiascone hanno patito pene indicibili durante l’occupazione delle truppe coloniali francesi. Queste ultime, oltre a macchiarsi di turpi reati, il 21 giugno 1944 bruciarono anche la biblioteca comunale, con gravissimo danno per la cultura cittadina”.