Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Ambasciatore Antonio Morabito. Incriminato per spionaggio a favore della Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-10.

Pechino-Cina

«È stato ambasciatore nel principato di Monaco e quando è rientrato alla Farnesina si è occupato della Promozione del Sistema Paese»

«Ma a leggere gli atti dell’inchiesta dove è accusato di corruzione sembra fosse più interessato a promuovere gli interessi della Cina»

«Per questo Antonio Morabito, 64 anni, diplomatico in servizio al ministero degli Esteri, rischia adesso il processo»

«L’indagine è chiusa, lunghissimo l’elenco di regali, soldi, favori che avrebbe ottenuto per «soffiare» notizie riservate su società italiane di livello internazionale a intermediari che curavano per alcuni investitori cinesi il loro «shopping aziendale»

«Notizie «esclusive e riservate», chiariva il diplomatico al telefono ai suoi interlocutori. E nell’area di interesse rientravano anche le infrastrutture e aziende controllate dallo Stato, come Enel»

«Ora il pm, Giuseppe Deodato ha chiuso le indagini per una sistematica opera di corruzione, ricostruita dalla Guardia di finanza e avvenuta tra il 2016 e il 2017»

Nessuno si scandalizza che i servizi informativi cinesi abbiano per molto tempo utilizzato l’Ambasciatore Antonio Morabito come informatore, compensandolo a dovere.

Pur comprendendo il naturale riserbo trattando argomenti del genere, ci si sarebbe aspettati di veder coinvolto anche il nostro controspionaggio e non solo un Magistrato della Magistratura ordinaria.

Né ci si scandalizzi se in questa Italia vi siano numerose persone che hanno venduto la patria.

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«Spiava per i cinesi». Ex ambasciatore verso il processo

Bonifici bancari e promesse di milioni di euro. Regali, viaggi e carte prepagate. In cambio, Antonio Morabito, ex ambasciatore italiano a Monaco e ministro plenipotenziario, attualmente alle dipendenze della direzione generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, avrebbe “girato” da alcuni “mediatori” informazioni sulle aziende italiane, interessate a partecipazioni di terzi al capitale sociale, favorendo il «cosiddetto shopping aziendale cinese». Da Versace al Regina calcio. Notizie «esclusive e riservate», chiariva il diplomatico al telefono ai suoi interlocutori. E nell’area di interesse rientravano anche le infrastrutture e aziende controllate dallo Stato, come Enel. I rapporti con gli investitori cinesi erano curati da tre intermediari, Angelo Di Corrado, il commercialista Marco Gianneschi e l’avvocato Hui Xu Cheng, che avrebbero retribuito l’ambasciatore in cambio delle preziose informazioni. Gli imprenditori Nicolò Corso e Vincenzo Di Grandi, invece, avrebbero pagato il diplomatico per ottenere i contatti con le autorità di alcuni paesi del Nord Africa. Ora il pm, Giuseppe Deodato ha chiuso le indagini per una sistematica opera di corruzione, ricostruita dalla Guardia di finanza e avvenuta tra il 2016 e il 2017. 

Secondo l’accusa, Morabito avrebbe preparato schede su almeno otto aziende, acquisendo le notizie al Mef grazie alle sue conoscenze. I dossier sarebbero stati consegnati a Di Corrado, attraverso il quale Morabito avrebbe anche organizzato incontri con gli investitori coinvolti «nello shopping aziendale cinese per il quale, secondo il mediatore, erano stati stanziati 6 miliardi di euro». Con il suo intermediario, il diplomatico si sarebbe impegnato anche a individuare «infrastrutture e opere importanti tipo centrali elettriche gasdotti autostrade in Italia, Francia, Spagna» per proporre investimenti ai cinesi. «Dismissioni Enel», annuncia Morabito in una conversazione intercettata. Morabito avrebbe «asservito stabilmente la sua funzione» agli interessi personali Marco Ginanneschi. Con il quale l’affare più importante sarebbe stato quello Huawei. Perché dopo avere partecipato in Cina a un forum sulla cooperazione commerciale nel 2016, il diplomatico aveva preso contatti con le aziende, agganci utilissimi che poi avrebbero consentito a Giannaneschi e Xu di proporsi come consulenti alle aziende italiane interessate a produrre software e tecnologie per Huawei. Morabito sarebbbe stato pronto a diventare socio di Di Corrado in una società di relazioni internazionali, tanto da avere fornito anche indicazioni sul suo prestanome. 

Intanto, per i pm, aveva accettato dal faccendiere la promessa di una retribuzione «mensile continuativa», 5mila euro per i primi tre mesi di giugno 2016 e 7mila euro per i mesi successivi. In un’occasione sarebbe stato il padre di Di Corrado a consegnare 5mila euro al diplomatico, a giugno 2016. E il faccendiere, che era finito nella black list di Fincantieri, sarebbe stato pronto a pagare un milione di euro se il suo amico diplomatico fosse riuscito a “riaccreditarlo” con l’azienda. Per i pm erano d’accordo. Poi c’erano i biglietti aerei per Nizza, quelli per Monaco. E persino il pagamento dei viaggi ferroviari per andare da Roma a Reggio Calabria o da Roma a Milano. Tra le contestazioni ci sono le ricariche delle carte prepagate: Di Corrado avrebbe caricato su quella del diplomatico 5mila euro. Di certo Morabito riceve bonifici per 20 euro tra maggio e dicembre 2017 da Yunlai hu, referente cinese in contatto con Di Corrado. Ma i bonifici sono tanti anche da parte di società. E se l’avvocato Cheng prometteva al diplomatico una sorta di stipendio fisso. Anche Giannaneschi avrebbe ricaricato con 6mila euro una carta prepagata in occasione del viaggio a Manchester del diplomatico. La procura accusa il commercialista anche di avere pagato la residenza universitaria del figlio. 

Gli imprenditori Corso e Di Grandi della “Hadid Mediterranean steel srl”, invece, puntavano a partecipare a gare di appalto in Senegal, Marocco e Tunisia. Morabito organizza gli incontri, media, partecipa a un viaggio in Senegal con la delegazione aziendale. Presenta ai due manager i diplomatici di quei paesi. In cambio, per i pm, avrebbe avuto bonifici per 13mila euro. E ottenuto l’acquisto di circa 200 copie del suo libro: “La valigia diplomatica”. 

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L’ambasciatore Morabito «passava notizie ai cinesi sulle nostre aziende»

I pm: corrotto con soldi, affitti e la retta del figlio. Avrebbe svelato informazioni su Versace e Ferrari

ROMA — È stato ambasciatore nel principato di Monaco e quando è rientrato alla Farnesina si è occupato della Promozione del Sistema Paese. Ma a leggere gli atti dell’inchiesta dove è accusato di corruzione sembra fosse più interessato a promuovere gli interessi della Cina. Per questo Antonio Morabito, 64 anni, diplomatico in servizio al ministero degli Esteri, rischia adesso il processo. L’indagine è chiusa, lunghissimo l’elenco di regali, soldi, favori che avrebbe ottenuto per «soffiare» notizie riservate su società italiane di livello internazionale a intermediari che curavano per alcuni investitori cinesi il loro «shopping aziendale».

L’affare Huawei

Grazie al proprio incarico e ai rapporti privilegiati che aveva costruito anche all’interno del ministero per lo Sviluppo economico era in grado di conoscere in anticipo le mosse dei vertici di moltissime aziende. E ai cinesi avrebbe svelato informazioni su marchi del lusso come Versace e Ferrari, società sportive come il Reggina calcio, ma anche centri clinici, complessi alberghieri, industrie tessili, imprese specializzate nella gestione delle linee ferroviarie. Ma pure indiscrezioni per «i cinesi interessati ad acquistare tecnologia italiana nel settore delle telecomunicazioni per conto della Huawei», il colosso mondiale finito nel mirino di Donald Trump. In particolare avrebbe consegnato loro le «conoscenze acquisite anche in ragione della partecipazione, quale rappresentante italiano, al “Forum on Global Production Capacity” svolto in Cina a giugno 2016 e interessandosi «per far arrivare le delegazioni in Italia».

Contanti e biglietti

Uno dei mediatori gli avrebbe elargito «mazzette» in contanti da 5mila euro, elargizioni mensili fino a 7mila euro, biglietti aerei, carte prepagate. Da un altro aveva invece preteso l’acquisto di 200 copie del suo libro «Valigia diplomatica» e ordini per altre 200 copie «così ti faccio fare record di vendite», ma che in realtà non risulta poi aver avuto grande successo. Morabito era comunque a disposizione e nel 2016, quando era ancora nel Principato, riuscì «a far assumere un ruolo di rilievo agli investitori cinesi per la sponsorizzazione della settimana della moda di Montecarlo» e vantandosi di essere riuscito a far ottenere loro «il primo posto nelle sponsorizzazioni». Sono le intercettazioni dei suoi colloqui con mediatori e investitori a rivelare quali promesse facesse e soprattutto che tipo di informazioni era in grado di veicolare: «Mi impegno su infrastrutture e opere importanti tipo centrali elettriche gasdotti autostrade in Italia, Francia, Spagna» con un obiettivo dichiarato: «Dismissioni Enel».

«Azionista in Ferrari»

Morabito tesseva la propria rete di relazioni e garantiva il risultato. Nel settembre 2017 uno dei mediatori gli chiede «un buon contatto in Ferrari» e lui non si tira indietro. Anzi risponde sicuro: «Noi abbiamo il principale azionista che… insomma è del governo, poi quando ci vediamo ti dico». In cambio l’interlocutore risulta avergli pagato l’affitto di una casa, ma anche il «deposito cauzionale per la residenza universitaria di Carlo Morabito», il figlio che l’ambasciatore andava poi a trovare a Manchester. Oltre ai viaggi e ad alcune somme versate come «cifra fissa».

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