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Italia. Sondaggi. PD e M5S sotto il 18%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-09.

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Questo è l’ultimo sondaggio Swg pubblicato il 4 novembre. Si direbbe che ogni giorno che passa PD e M5S perdono consenso nell’Elettorato. A nostro sommesso avviso conta molto poco che stiano attuando un loro ben determinato progetto, che gratifica sicuramente il superego della dirigenza e degli iscritti, allontanandone però sempre più gli Elettori.

Così facendo si avviano a diventare cascami politici, avulsi dalla realtà, rendendosi impossibile un futuro recupero. Se questa constatazione renderà tripudianti gli Elettori di centrodestra, nel contempo lascerà amaraggiati tutti gli Elettori che una volta avevano creduto nella sinistra.

L’Italia sembrerebbe avviarsi verso una situazione in cui ad un possente centrodestra si opporrebbero solo piccoli parititini, litigiosi come i famosi tacchini di Renzo.


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L’intervista rilasciata dall’on Bersani sintetizza al meglio l’attuale situazione.

Bersani: «L’Emilia val più di un governo. I 5 Stelle da soli? Idea balzana»

Ha paura di perdere? «Nutro fiducia, però la gara è dura. Nel mondo c’è un’onda di destra che in Italia assume caratteristiche pericolosamente regressive».»

Perché la sinistra non è in grado di fare argine? «C’è chi, come di Maio, coltiva questa balzana idea che si possa fare da soli, restando ciascuno a casa sua. Invece bisogna creare una novità che faccia dire “non sono il Pd, la sinistra e il M5S di prima”».

Quanto fa male il crollo della roccaforte umbra? «Dal 2014 noi le roccaforti le abbiamo perse tutte. Quindi cos’è la sconfitta annunciatissima dell’Umbria? È ancora non aver trovato il bandolo per reagire».

Se viene giù anche l’Emilia Romagna, Conte cade? «L’elettorato grillino ha in mano una bella responsabilità. È indecente che una regione che vale più di un governo venga presa in ostaggio per una resa dei conti nazionale».

Il suo appello a Di Maio? «Caro Di Maio, la destra ha usato il governo con i 5 Stelle come sgabello, ma adesso non ne avrà più bisogno. Immaginarsi nel solipsismo assomiglia a un cupio dissolvi. Che siano da soli, che siano in compagnia della destra o della sinistra, i 5 Stelle nelle elezioni amministrative hanno un problema piuttosto serio. E dire “saremo l’ago della bilancia” non porta lontano».

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Quello dell’on Bersani è un punto di vista da prendersi nella dovuta considerazione. A nostro sommesso parere, sarebbero due i concetti di fondo.

«Dal 2014 noi le roccaforti le abbiamo perse tutte»

«balzana idea che si possa fare da soli»

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Il primo concetto è parzialmente condivisibile: è una mezza verità, e come tale dovrebbe essere soppesata. Se è vero che l’Elettorato stia abbandonando il partito democratico, sarebbe anche vero constatare come la Lega sappia ascoltare il popolo e comprenderne i reali problemi. Questo concetto meglio si attaglia al M5S, la cui dirigenza ha privilegiato i desiderata degli iscritti ignorando il fatto che alla fine chi decide sul campo sono gli Elettori. E le elezioni umbre hanno chiaramente dimostrato che solo un misero 7.4% dell’Elettorato condivide le idee politiche ed economiche di Mr Di Maio.

Il secondo concetto gronda un elementare buonsenso. Scopo della politica è aggregare i consensi, non generare continue contrapposizioni e scissioni. Ma l’opera di aggregazione ha come presupposto di base che le parti aggregande condividano simili Weltanschauung, cosa che non è per il PD ed il M5S.

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Le basi dell’attuale sfacelo della sinistra erano state accuratamente enunciate, e quindi perseguite, dall’on Zingaretti in persona a fine agosto

Direzione PD e programma di Zingaretti.

«La Direzione del Pd ha approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione di Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità»

«Il governo giallo verde caduto ieri “è stato uno dei peggiori della storia della Repubblica, dopo 14 mesi è fallito”»

«”Il problema non è l’esercizio provvisorio, ma la manovra mostruosa che abbiamo davanti” e che ammonta ad almeno 23 miliardi. “Togliamoci dalla testa che trovare 23 miliardi sia facile»

«Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”»

«”Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”»

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Per fare un gran bel regalo a Salvini ed alla Lega, Zingaretti ed il PD hanno imposto al nascente governo rosso-giallo l’incondizionata adesione all’ideologia liberal socialista europea. Scelta lecita e coerente con il pregresso sentire delle radici comuniste del partito democratico, ma quasi del tutto aliene all’attuale Elettorato italiano. M5S lì per lì sembrava avesse accettato, ma nei fatti ha assunto un comportamento ambiguo, come quando in sede dell’europarlamento il pd ha votato la mozione pro-immigranti e pro-ngo mentre gli eurodeputati grillini hanno votato contro. Né ha giovato la riapertura dei porti alle navi delle ngo. La presa di posizione del ministro Fioramonti ha poi alienato parte notevole dell’Elettorato, nel momento in cui aveva sostenuto la necessità di rimuovere i Crocefissi dalla scuole.

Ma il colpo di grazia è stato dato dal minuetto su di una manovra finanziaria che a conti fatti randella sul cranio i miserandi Cittadini Contribuenti, che poi sono anche Elettori. Il Governo rosso-giallo odia i lavoratori autonomi, gli imprenditori e le imprese: ha ben compreso come la borghesia la si uccida con le tasse.

M5S si è aggiunto l’etichetta di ‘partito delle tasse‘ a quella già issata di ‘partito dei no‘.

Ma la chicca migliore è stata l’uscita di Mr Grillo, quando ha prospettato la revoca della potestà elettorale ai pensionati.

Ecco l’ultima sparata di Grillo: “Togliamo il voto agli anziani?”

Nulla da stupirsi se i pensionati non abbiano votato M5S.

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«La vittoria del centrodestra non era certamente inattesa e dopo quasi 50 anni ha sancito il tramonto del centrosinistra; piuttosto ha suscitato sorpresa la notevole distanza tra la vincitrice Donatella Tesei (esponente della Lega sostenuta dal centrodestra) e lo sconfitto Vincenzo Bianconi (candidato indipendente sostenuto dal centrosinistra e dal M5S)»

«La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%.»

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Il 26 gennaio si terranno le elezioni regionali in Emilia Romagna.

Se il Governo Zingaretti rosso-giallo non riuscisse a conservare il governo di questa regione sarebbe l’inizio della sua fine.

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Corriere. 2019-11-01. Sondaggio | La Lega vola al 34,3%, giù Pd e 5 Stelle: è l’«Effetto Umbria» (e Fratelli d’Italia è al 9,8%)

Brusco calo dei due alleati di governo: entrambi sotto il 18. Tiene Conte, sale Renzi. Le opinioni degli italiani sono più nette riguardo alle prospettive future dell’esecutivo.

Le elezioni regionali umbre sono state precedute da un clima di grande attesa e seguite dalla consueta netta contrapposizione tra chi considera il risultato un giudizio sul governo (reclamando elezioni politiche) e chi minimizza la portata della sconfitta, considerandola solamente una consultazione locale. Ma cosa ne pensano gli elettori? E, soprattutto, qual è l’impatto del voto in Umbria sugli orientamenti a livello nazionale e, più in generale, sul clima politico? La vittoria del centrodestra non era certamente inattesa e dopo quasi 50 anni ha sancito il tramonto del centrosinistra; piuttosto ha suscitato sorpresa la notevole distanza tra la vincitrice Donatella Tesei (esponente della Lega sostenuta dal centrodestra) e lo sconfitto Vincenzo Bianconi (candidato indipendente sostenuto dal centrosinistra e dal M5S). Gli elettori si dividono riguardo all’interpretazione dell’esito elettorale: il 38% lo attribuisce alle dinamiche nazionali, in particolare alla sfiducia nella nuova alleanza di governo PdM5S e alla forza del centrodestra unito; ad essi si contrappone il 38% che considera il voto umbro una conseguenza della crisi economica che ha colpito la regione unitamente allo scandalo della sanità. Prevedibilmente, gli elettori dell’opposizione accentuano la prima lettura, mentre quelli della maggioranza la seconda.

Conte stabile

Le opinioni degli italiani sono più nette riguardo alle prospettive future dell’esecutivo: infatti il 56% prevede che dopo la sconfitta dell’alleanza Pd-M5S in Umbria, il governo affronterà qualche difficoltà ma non entrerà in crisi, mentre il 17% si aspetta la conclusione dell’esperienza giallo-rossa. Dopo un mese caratterizzato da una progressiva crescita dell’apprezzamento del governo, le valutazioni odierne fanno segnare un arretramento significativo rispetto a 3 settimane fa (-7 punti): il 36% esprime un giudizio positivo, mentre il 50% dà un giudizio negativo, di fatto riportando il gradimento al livello registrato all’inizio del mandato. Al contrario le valutazioni su Conte, che pure nei giorni precedenti il voto umbro ha partecipato alla campagna elettorale a favore di Bianconi, si mantengono sostanzialmente stabili rispetto a tre settimane fa: il 48% esprime apprezzamento per il premier contro il 43% di giudizi negativi. Quanto agli altri leader, Salvini e Meloni fanno segnare una crescita significativa, rispettivamente di 5 e 7 punti, attestandosi il primo al 40% e la seconda al 36%; Renzi è in lieve crescita (dal 12% al 14%), mentre Di Maio e Zingaretti arretrano di 5 e 7 punti, risultando graditi al 21% e al 16% degli elettori. Berlusconi risulta stabile al 15%.

Renzi sale

Da ultimo gli orientamenti di voto che, analogamente ai giudizi sui leader e come da tradizione, premiano chi ha vinto e penalizzano chi ha perso le elezioni, confermando il famoso aforisma di Ennio Flaiano, che dipingeva gli italiani come un popolo abituato ad andare in soccorso al vincitore. La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%. Da segnalare infine la crescita di Europa Verde che passa dall’1,2% al 2,2% e la flessione delle forze di Sinistra dal 2,8% all’1,7%. Il sondaggio odierno conferma la fluidità delle opinioni degli italiani: il governo e le forze della maggioranza pagano pegno, con l’eccezione di Renzi e di Italia viva che fanno segnare un miglioramento; tra i vincitori la Lega ritorna ai valori ottenuti alle elezioni europee, Salvini aumenta il proprio consenso (che tuttavia è ancora distante dai livelli ottenuti prima della fine del governo gialloverde) come pure Giorgia Meloni e FdI, mentre Forza Italia e il suo leader non beneficiano del successo. Il presidente Conte esce indenne dalla sconfitta della sua maggioranza nel voto regionale a conferma del credito di cui gode nel Paese che, tuttavia, potrebbe essere messo a dura prova dalla scarsa coesione che nelle ultime settimane le forze della maggioranza hanno palesato. Insomma, pur essendo una consultazione locale, il voto umbro ha lasciato il segno, in attesa di quello in Emilia-Romagna, a gennaio, il cui risultato potrebbe essere incerto. Al contrario la certezza, granitica, è che il prossimo voto regionale rappresenterà per tutti un’ordalia, come sempre.