Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

SE Ruini e l’on Salvini. La Realpolitik della Chiesa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

2019-11-04__Ruini 001

Chiunque si fosse mai preso la briga di studiare il Fliche – Martin, Storia della Chiesa, sintetizzata in trentasei volumi, si sarebbe chiaramente formato nella mente il paradigma che nei duemila anni di storia la Chiesa ha avuto un certo quale numero di cardinali santi e martiri ma anche un buon numero di cardinali del tutto ‘spigliati’ nel comportamento e nelle idee. Un dato emerge però sovrano: di cardinali imbecilli, od anche soltanto sciocchi, non se ne trova traccia alcuna.

D’altra parte lo status cardinalizio non è sinonimo di status vescovile.

La Chiesa rinnova la Gerarchia per cooptazione: se non si fosse accettati l’ingresso alla Gerarchia sarebbe precluso. L’unica istanza che decide per voto a scrutinio segreto è il Conclave, nell’atto di eleggere il nuovo Sommo Pontefice.

Di questi giorni l’intervista al card Ruini, per sedici anni presidente della Cei.

Nelle recenti elezioni regionali in Trentino, la Gerarchia locale si scagliò compatta contro la Lega e Salvini: Famiglia Cristiana arrivò a pubblicare un vistoso titolo: “Vade retro Salvini”. Ma la Lega vinse alla grande quelle elezioni.

Prima delle elezioni in Umbria i frati francescani di Assisi sbandieravano ai quattro venti che stavano implorando il Cielo che mandasse una palla di fuoco sulla testa di Salvini, che ha poi trionfato con i l57% dei suffragi.

È evidente come una certa quota di religiosi e di incardinati nella Gerarchia nutrano idee politiche liberal socialiste, ma è altrettanto evidente come la gente comune se ne impippi di quanto dicano i cattocomunisti, ancorché con una croce al collo.

Gerarchia e religiosi di sinistra sono in via di estinzione, soprattutto perché non sono riusciti a generare una prole spirituale: i loro seminari sono deserti. Mentre al contrario godono ottima salute i Movimenti, massimamente quelli di retta Dottrina.

Ma i cardinali sono anche persone pratiche.

* * * * * * *

«L’ex presidente della Cei in un’intervista al Corriere parla del leader della Lega, del suo rapporto con la fede e delle sue prospettive»

«Baciare il rosario? “Non sarei sicuro che sia solo una strumentalizzazione”»

«Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti»

«Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti»

«Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto»

«Sbaglia a baciare il rosario?»

«”Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico” »

* * * * * * *

“Cosa vedi?”

“Una parete grigia”

“Fa un passo indietro e ripetimi cosa vedi”

“Vedo un elefante”.

*

Chi si perde nei particolari è solo un misero sofista. incapace di cogliere la realtà per quello che è.

Nessuno, o quasi nessuno, parla di Radio Maria.

«Radio Maria è presente in 74 nazioni nei cinque continenti, con 81 reti, supportate da altre 19 stazioni radiofoniche che trasmettono anche nella lingua locale. ….

Radio Maria è un’emittente cattolica di preghiera, di evangelizzazione e di promozione umana.  La sua missione è di annunciare la conversione perché tutti gli uomini credano in Gesù Cristo e si salvino. ….

Radio Maria non ha nessun messaggio pubblicitario ed è sostenuta unicamente dalla preghiera, dai sacrifici e dalle offerte dei suoi ascoltatori. ….

Con l’aiuto e la spinta degli ascoltatori abbiamo potuto approfittare del triennio 1988-1990, prima del’entrata in vigore della legge che ha normalizzato l’esistente, per creare una rete nazionale con più di 500 ripetitori. Ovviamente ci siamo trovati anche con molti debiti, ma la generosità degli ascoltatori non è mancata e in pochi anni tutto è rientrato nella norma. Nel decennio successivo si è ottimizzata la rete privata che è divenuta quella con la presenza più capillare in Italia (850 ripetitori) per essere fedeli al nostro slogan: Ovunque ci sia un uomo, Radio Maria sarà al suo fianco. ….»

*

Bene. Radio Maria nella sola Italia ha ogni giorno circa cinque milioni di ascoltatori. Cinque milioni di fedeli che ogni giorno recitano il Santo Rosario.

E sono tutti con il Santo Rosario in mano. Non se ne vergognano per nulla, anzi, ne sono orgogliosi.

Sono questa moltitudine i cristiani italiani. Loro pregano, i sedicenti cattolici badano bene ai propri affari.

*


Il cardinale Ruini apre a Salvini: “Il dialogo con lui mi sembra doveroso”

L’ex presidente della Cei in un’intervista al Corriere parla del leader della Lega, del suo rapporto con la fede e delle sue prospettive. Baciare il rosario? “Non sarei sicuro che sia solo una strumentalizzazione”.

“Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto. Sui migranti vale per Salvini, come per ciascuno di noi, la parola del Vangelo sull’amore del prossimo; senza per questo sottovalutare i problemi che oggi le migrazioni comportano”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera l’ex presidente della Cei Camillo Ruini.

Sbaglia a baciare il rosario? “Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico” così risponde Ruini.

“Ruini è un’intelligenza superiore, e ha ragione a dire che l’unità dei cattolici è difficile da costruire, e bisognerebbe dialogare con Salvini. Il Cardinale aggiunge di non conoscere Salvini, e questo è il punto: Salvini non è Berlusconi, protesi e incarnazione vivente di una prosecuzione della Dc concava e convessa”. Così Gianfranco Rotondi commenta l’intervista del Cardinale Ruini al Corsera. “Salvini – prosegue – sfida il cattolicesimo politico nei suoi valori fondamentali: laicità, mitezza, linguaggio, misura. Tant’è che si pone contro Salvini non solo la sinistra cattolica, ma anche noi moderati. Pur credendo nei miracoli, il Cardinale si convinca: di Berlusconi ne nasce uno ogni tre secoli”, conclude Rotondi.

“L’apertura di credito a Matteo Salvini che oggi giunge da un autorevolissimo uomo di Chiesa come il cardinale Camillo Ruini segna una svolta, una bella svolta che produrrà buoni frutti nella Lega e nel centrodestra”, afferma invece senatore azzurro Francesco Giro che aggiunge: “Sono molto contento per Salvini e per noi tutti del centrodestra che potrà affinare e accreditare di più la sua azione culturale oltre che politica”.

*


Intervista al cardinal Ruini: «La Chiesa dialoghi con Salvini. I sacerdoti sposati? Un errore»

«Salvini ha notevoli prospettive davanti a sé, però deve maturare. Il rosario? Un modo per affermare il ruolo della fede. Vedo un declino dell’autorevolezza della Chiesa. E il cattolicesimo politico di sinistra ha sempre meno rilevanza».

*

Prima di entrare nella stanza del cardinale Camillo Ruini (Sassuolo, 1931, per sedici anni presidente dei vescovi italiani) si viene accolti dalla signora Pierina, tradizionale barometro della sua salute e del suo umore. Come sta? «È sempre il solito combattente» sorride lei.

Eminenza, sul «Corriere» Ernesto Galli della Loggia ha scritto che il voto in Umbria certifica «l’inconsistenza del richiamo politico di segno cattolico-democratico, nonostante l’impegno diretto della Chiesa». È d’accordo?

«In questi mesi Galli della Loggia ha scritto vari articoli molto acuti e penetranti. Penso anch’io che il “cattolicesimo democratico”, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia abbia sempre meno rilevanza. Sarei invece più cauto a parlare di impegno diretto della Chiesa».

In Umbria non c’è stato?

«Ha riguardato solo quella parte di uomini di Chiesa che sono a loro volta orientati a sinistra».

Ha l’impressione che i cattolici nella politica italiana non contino molto?

«Sì, oggi è così. E non per caso. Ma spero che non si tratti di una situazione irreversibile».

Dopo la fine della Dc e dell’unità politica dei cattolici, lei scelse la strada di influenzare gli schieramenti, in particolare il centrodestra. Non se n’è pentito?

«Non mi sono pentito. Senza mitizzarla, quella strada ha portato dei frutti. Si è trattato di sottolineare contenuti molto importanti, non solo per i cattolici, e di chiedere alle forze politiche di impegnarsi su di essi, o almeno di non contrastarli. Questa linea ha avuto maggiori adesioni nel centrodestra, ma ne ha trovate anche nel centrosinistra».

Cosa dovrebbero fare oggi i cattolici per far sentire la propria voce? Con il proporzionale non potrebbero fondare un loro partito?

«Domanda difficile. Non è questo il tempo per dar vita a un partito dei cattolici. Mancano i presupposti: per il pluralismo molto accentuato all’interno della Chiesa stessa, e per la sua giusta ritrosia a coinvolgersi nella politica. I cattolici possono però operare all’interno di quelle forze che si dimostrino permeabili alle loro istanze. È una strada oggi più faticosa di ieri, perché la scristianizzazione sta avanzando anche in Italia; ma non mi sembra una strada impossibile».

Salvini è così cattivo come lo dipingono? È possibile il dialogo con lui? O deve cambiare linea sui migranti?

«Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto. Sui migranti vale per Salvini, come per ciascuno di noi, la parola del Vangelo sull’amore del prossimo; senza per questo sottovalutare i problemi che oggi le migrazioni comportano».

Sbaglia a baciare il rosario?

«Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico».

È vero che la Santa Sede rischia il crac finanziario?

«Attualmente non ho informazioni in merito, al di là di quello che leggo sui giornali. Però ho fatto parte per vent’anni del Consiglio dei cardinali per gli affari economici; e penso che la notizia sia fortemente esagerata. La Santa Sede non è così ricca come tanti pensano, e spesso i suoi bilanci sono in rosso; ma da qui a un crac finanziario la distanza è grande».

Il Sinodo sull’Amazzonia potrebbe consentire ai diaconi sposati di diventare preti. L’impressione è che possa essere il grimaldello per far saltare l’obbligo del celibato. O no?

«In Amazzonia, e anche in altre parti del mondo, c’è una grave carenza di sacerdoti, e le comunità cristiane rimangono spesso prive della messa. È comprensibile che vi sia una spinta a ordinare sacerdoti dei diaconi sposati, e in questo senso si è orientato a maggioranza il Sinodo. A mio parere, però, si tratta di una scelta sbagliata. E spero e prego che il Papa, nella prossima Esortazione apostolica post-sinodale, non la confermi».

Perché sbagliata?

«Le ragioni principali sono due. Il celibato dei sacerdoti è un grande segno di dedizione totale a Dio e al servizio dei fratelli, specialmente in un contesto erotizzato come l’attuale. Rinunciarvi, sia pure eccezionalmente, sarebbe un cedimento allo spirito del mondo, che cerca sempre di penetrare nella Chiesa, e che difficilmente si arresterebbe ai casi eccezionali come l’Amazzonia. E poi oggi il matrimonio è profondamente in crisi: i sacerdoti sposati e le loro consorti sarebbero esposti agli effetti di questa crisi, e la loro condizione umana e spirituale non potrebbe non risentirne».

Sta dicendo che un prete divorziato sarebbe un guaio?

«È così».

Ma lei non ha mai sentito la mancanza di una famiglia, di avere figli?

«Vivere il celibato non mi è stato facile: è un grande dono che il Signore mi ha fatto. Non ho però avvertito il peso di non avere figli, forse perché ho goduto dell’affetto di molti giovani. Quanto alla mancanza di una mia famiglia, sono tanto legato a mia sorella Donata (il cardinale indica una signora sorridente dalla fotografia che tiene accanto a quella di Wojtyla), e ho la fortuna di vivere con persone che per me sono come una famiglia».

Cosa si può fare allora per combattere il calo delle vocazioni? Per riempire i seminari? E anche le chiese, spesso disertate dai fedeli?

«A tutti questi interrogativi la risposta decisiva è una sola: noi cristiani, e in particolare noi sacerdoti e religiosi, dobbiamo essere più vicini a Dio nella nostra vita, condurre una vita più santa, e domandare tutto questo a Dio nella preghiera. Senza stancarci».

Papa Francesco è attaccato sia da coloro — come i vescovi tedeschi — che lo vorrebbero più riformatore, sia da coloro — come i vescovi nordamericani — che lo vorrebbero più conservatore. C’è il rischio di uno scisma?

«Non lo penso, e spero di no con tutto il cuore. L’unità della Chiesa è un bene fondamentale, e noi vescovi, in unione con il Papa, dobbiamo esserne i primi fautori».

Lei come giudica l’attuale pontificato? Sbaglia chi definisce Francesco un Papa «di sinistra», se non «populista»?

«Gesù Cristo ha detto: non giudicate, per non essere giudicati. Tanto meno io posso giudicare Francesco, che è il mio Papa, a cui devo rispetto, ubbidienza e amore. In questo spirito, posso rispondere che papa Francesco ha messo i poveri al centro del suo pontificato; e ricordo che anche san Giovanni Paolo II, molto diverso da lui, ribadiva di continuo l’amore preferenziale per i poveri».

Vede un declino dell’autorevolezza della Chiesa italiana?

«Lo vedo, purtroppo. Anche se non dobbiamo esagerare, e tanto meno disperare. Per recuperare autorevolezza dobbiamo esprimerci con chiarezza, coraggio e realismo sui problemi concreti; così la gente può comprendere che il messaggio cristiano la riguarda da vicino».

Il Papa emerito Ratzinger ha affermato che la crisi dell’Europa è antropologica: l’uomo non sa più chi è. Lei è d’accordo?
«Sì. Il principale motivo per cui non sappiamo più chi siamo è che non crediamo più di essere fatti a immagine di Dio; la conseguenza è che non abbiamo più la nostra identità, rispetto al resto della natura».

Lei ha scritto un libro sull’aldilà, «C’è un dopo? La morte e la speranza». Come se lo immagina?

«Ho 88 anni, e anche per questo all’aldilà penso ogni giorno, soprattutto nella preghiera. Immaginarlo è impossibile, se non per quello che ce ne ha detto Gesù Cristo: saremo per sempre con Lui e con Dio Padre, insieme ai nostri fratelli. Vivere già adesso il rapporto con Dio è il modo per pregustare la gioia che ci attende e che supera ogni nostro desiderio».

Ha mai qualche dubbio sull’immortalità dell’anima e sulla resurrezione della carne?

«Fino a Kant, l’immortalità dell’anima era l’idea prevalente tra i filosofi; il vero scandalo del cristianesimo è la resurrezione dei morti. Non i dubbi, ma più precisamente le tentazioni contro la fede nella salvezza futura mi hanno sempre accompagnato e affaticato. A vincerle aiuta la teologia, ma molto di più aiuta la preghiera. E ci confortano i segni che dall’aldilà talora arrivano».

Quali segni?

«Pensi alle tante guarigioni dovute all’intercessione di padre Pio. E anche a quelle — lo so per certo — dovute a san Giovanni Paolo II».