Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Packaging Valley. Bologna. Assassinata dalla plastic tax di Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

Sfasciacarrozze 001

Eppure in tanti lo avevano detto: ‘Pagate il pizzo. Sarà caro ma potrebbe esserci di peggio‘.

No pizzo? Tassa del 100%.

Manovra, Di Maio contro Renzi: la plastic tax serve alla svolta ambientale

«Così il ministro e leader M5S difende su Fb la tassa sulla plastica accusando altri politici di parlare solo di ambiente. Ma la sua è soprattutto una replica a Matteo Renzi che in una intervista ha chiesto alla maggioranza di «eliminare i tre principali errori» della manovra: le tasse su zucchero e plastica e soprattutto quella sulle auto aziendali.

«La plastic tax, come la chiamano, serve a dare una scossa, serve a invertire la rotta. Non promuovi l’ambiente parlando, lo promuovi facendo delle scelte» e il M5S «la sua scelta l’ha fatta tanto tempo fa: difendere l’ambiente». Così il ministro e leader M5S Luigi Di Maio difende su Fb la plastic tax accusando altri politici di parlare solo di ambiente. Ma la sua è soprattutto una replica al leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che in una intervista al Messaggero ha chiesto alla maggioranza di «eliminare i tre principali errori» della manovra: le tasse su zucchero e plastica e soprattutto sulle auto aziendali «che sono una inspiegabile mazzata alla classe media».».

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Che l’on Di Maio faccia l’ecologista lascia invero molti dubbi.

Anche perché la plastic tax va ad infergere un colpo mortale alla Packaging Valley, in gran quota locata nei suburbi e circondario di Bologna: “Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche”. Il distretto industriale di Bologna è costituito da circa 250 aziende, delle quali l’80% del fatturato è realizzato all’estero.

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Il Governo Zingaretti, essendo Di Maio ruota di scorta, è stato deciso tra Bruxelles e Berlino, dal duo Timmermans – Merkel.

Chi è Frans Timmermans, che guiderà il green deal europeo.

Con la Plastic Tax Di Maio ottiene quattro risultati:

– annienta la Packaging Valley bolognese, che con la plastic Tax uscirà fuori mercato; 500 aziende e tutto il loro personale sul lastrico;

– apre nuovi orizzonti all’asfittica industria germanica, che si troverebbe di colpo senza concorrenti;

– fornisce a Renzi ottimi argomenti di distinguo dall’attuale Governo

– pone un severo ostacolo alla rielezione di Bonaccini, favorendo la vittoria della Lega in Emilia Romagna.

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La saga dell’odio proseguirà quindi in parlamento.

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Ucima. Settore in Cifre.

Con un fatturato superiore ai 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4% sull’anno precedente, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio resta uno dei comparti industriali italiani più vitali.

È inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali.

Un settore leader mondiale che si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi. 

Oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche.

La leadership acquisita negli anni dai costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio si basa su quattro capisaldi fondamentali: 

– elevato livello tecnologico-qualitativo delle soluzioni proposte,

– estrema personalizzazione e flessibilità produttiva delle macchine,

– puntuale servizio di assistenza post-vendita su tutti i mercati mondiali,

– forte competitività grazie alla convivenza di grandi gruppi integrati e di piccole e medie imprese altamente specializzate che offrono, nel complesso, un’intera gamma di macchinari per tutte le tipologie di prodotto.

Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano più dell’80% delle aziende del settore. 

Vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta “Packaging Valley”.

La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%. Il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue.

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L’Emilia Romagna leader mondiale nell’industria dell’imballaggio

La regione vanta la maggiore concentrazione globale di aziende del settore. Per questo la plastic tax preoccupa tanto il governatore Bonaccini.

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In Emilia Romagna si trova la maggiore concentrazione al mondo di industrie per la produzione di macchine per il confezionamento e l’imballaggio, un settore in cui l’Italia è leader mondiale insieme alla Germania.

È quanto emerge da un rapporto dell’Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio (Ucima). Appaiono quindi evidenti le ragioni che hanno portato il presidente della regione, Stefano Bonaccini, a chiedere al governo di rivedere la ‘plastic tax‘, lanciando un avvertimento sul “prezzo alto” che l’Emilia Romagna rischia di pagare con un simile provvedimento.

Un prezzo che non è solo economico e rischia di tradursi in consensi elettorali per i partiti della maggioranza in vista delle elezioni amministrative di gennaio, che vedono la Lega lanciata all’assalto di quella che è la “regione rossa” per eccellenza.

“Con un fatturato superiore ai 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4% sull’anno precedente, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio resta uno dei comparti industriali italiani più vitali“, spiega l’Ucima presentando il rapporto sui dati del comparto aggiornati al 2018. Comparto che “è inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali”.

“Un settore leader mondiale che si contende il primato internazionale con i costruttori tedeschi”, prosegue l’Ucima, “oltre il 50% delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vendute nel mondo sono italiane e tedesche”.

La leadership acquisita negli anni dai costruttori italiani, spiega l’associazione, “si basa su quattro capisaldi fondamentali: “l’elevato livello tecnologico-qualitativo delle soluzioni proposte; l’estrema personalizzazione e flessibilità produttiva delle macchine; il puntuale servizio di assistenza post-vendita su tutti i mercati mondiali; la forte competitività grazie alla convivenza di grandi gruppi integrati e di piccole e medie imprese altamente specializzate che offrono, nel complesso, un’intera gamma di macchinari per tutte le tipologie di prodotto”.

La ‘packaging valley’ di Bologna

“Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano piu’ dell’80% delle aziende del settore”, sottolinea ancora l’Ucima, “vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta Packaging Valley”.

“La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%”, leggiamo ancora nel rapporto, “il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue”. In particolare il settore delle bevande in bottiglia assorbe da solo il 26,1% della produzione.

Il 38,1% delle esportazioni riguarda gli altri Stati membri della Ue, dove nel 2018 le vendite sono aumentate del 7,6% rispetto all’anno precedente. Si comprende quindi la preoccupazione del comparto per una tassa che, sul mercato comune, potrebbe offrire un vantaggio competitivo alla concorrenza tedesca. Il mercato in maggiore espansione è però quello nordamericano, con un incremento dell’export del 25,1%, Seguono Africa e Oceania (+12%), Centro e Sud America (+3,7%) e Europa extra-Ue (+0,6%), mentre si registra una flessione dell’8% sul mercato asiatico.