Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Spesa assistenziale arrivata al 97.64% delle entrate. +41 mld nel 2021.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-04.

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MEF. Bilancio semplificato dello Stato – Anno 2019 – Quadro generale

«Il documento espone i dati delle previsioni del bilancio per il triennio 2019-2021.

Per l’anno 2019, in termini di competenza (Tavola 1.1), le previsioni per le entrate finali sono pari a 578.638 milioni, mentre quelle per le spese finali ammontano a 637.991 milioni; il saldo netto da finanziare si attesta a 59.352 milioni.

In termini di cassa, sempre per l’anno 2019 (Tavola 1.2), il saldo netto da finanziare è di 136.638 comprensivo del fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, che presenta una dotazione di 6.500  milioni.»

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Il documento che segue è ricco di dati, ma li discute alla luce dell’ideologia liberal-socialista. Le entrate tributarie dovrebbero crescere dai 511 miliardi del 2019 ai 552 miliardi del 2021: 41 altri miliardi strappati con tenaglie incandescenti ai Contribuenti. Si prospetta un aumento degno di Dionisio il Tiranno.

Spesa pubblica sociale: 565 miliardi

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Sorpresa, non è il Sud l’area del Paese che vive alle spalle del resto d’Italia. Se si prendono i dati della spesa pubblica sociale consolidata, cioè quella che comprende le uscite sia dello Stato che delle regioni, si scopre qualche cosa di davvero impensabile. Ecco i numeri, ma prima una premessa: qui si parla di una fetta, la più importante della spesa pubblica dello Stato e delle Regioni, quella, appunto, per lo Stato sociale e cioè:

– Assistenza sanitaria

– Pubblica istruzione

– Indennità di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno

– Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero)

– Assistenza d’invalidità e di vecchiaia

– Difesa dell’ambiente naturale

Nordovest il più “mantenuto”

Complessivamente la spesa pubblica sociale è pari a 565 miliardi e 102 milioni di euro. Dove vanno? Sorpresa: la maggioranza relativa finisce nel Nordovest: si tratta di 142 miliardi e 729 milioni, di cui gran parte legati alla spesa pubblica sociale (molto ampia, essendo anche la Regione più popolosa d’Italia) della Lombardia la quale spende ogni anno 83 miliardi e 787 milioni.

Dopo la Lombardia, nella classifica nazionale delle regioni con più uscite per il sociale, c’è il Lazio con 72 miliardi e 290 milioni. Il fatto che la differenza sia così lieve nonostante il Lazio abbia meno del 60% della popolazione della Lombardia è già un’indicazione di come questa spesa sia distribuita a livello pro-capite.

Seguono Campania, Sicilia e Veneto. L’ultima della graduatoria è la Valle d’Aosta con un miliardo e 964 milioni di euro.

La spesa pubblica sociale rispetto al Pil

Ma è più interessante osservare la stessa spesa pubblica sociale in proporzione al Pil e agli abitanti. Ovvero: quanta parte del Pil di una regione dipende dalla spesa pubblica sociale? Ecco qua:

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Con il 56,19% del Pil che produce, è il Molise la regione che beneficia maggiormente della spesa pubblica. Segue la Calabria, con il 55,33%. E poi la Sardegna con il 54,67%.

Come avviene spesso – ed in particolar modo in Italia – la spesa pubblica ha la funzione di riequilibrare le differenze territoriali, sostenendo maggiormente le regioni più povere e meno produttive. E’ difficile definire, poi, se lo faccia solo in modo assistenziale o se ciò funge anche da stimolo.

Il caso della Sicilia

La Sicilia è tra le regioni destinatarie di un ammontare di spesa superiore al 50% del Pil. Vengono poi Puglia, Basilicata, Campania e – forse un po’ a sorpresa – la Valle d’Aosta, il cui 44,2% del Pil dipende dalla spesa pubblica sociale. Quest’ultima, del resto, è una regione a statuto speciale, e come altre regioni di questo tipo è molto sussidiata. Infatti, anche il Friuli Venezia Giulia (38,71%) ed il Trentino Alto Adige (34,73%) sono al di sopra della media italiana nonostante siano regioni ricche. In fondo alla classifica vi è, ovviamente, la Lombardia, con il 22,73%, che ha un Pil così elevato da far sì che la spesa incida decisamente poco nonostante sia, come abbiamo visto, la più alta in termini assoluti. Bassa incidenza anche in Veneto, con il 25,86%, e in Emilia Romagna, con il 26%.

E in relazione agli abitanti? Vincono le regioni ricche

La tabella sotto, invece, rappresenta la stessa spesa calcolata a livello pro-capite, ovvero dividendola per il numero di abitanti.

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I più fortunati sono i valdostani. Ognuno di loro percepisce, infatti, 15.448,6 euro. Seguono i trentini e gli altoatesini, con 13.431,3 euro pro-capite. Il ridotto numero degli abitanti e soprattutto lo statuto autonomo incidono moltissimo e, per lo stesso motivo, il Friuli Venezia Giulia è al quarto posto con 11.738,5 euro. Come è facile immaginare, a mettere il Lazio in terza posizione, con 12.265,5 euro per persona, è invece la sua importanza come sede dei ministeri e delle strutture centrali dello Stato. Altre regioni risultano più finanziate dalla media perché effettivamente piccole: è il caso del Molise, che riceve 11.054,1 euro per abitante, della Liguria e dell’Umbria.

In fondo alla graduatoria vi sono le regioni più popolose, ma all’ultimo posto non troviamo la Lombardia, bensì la Campania, che riceve molto in proporzione al Pil (45,02%), ma certo non in relazione agli abitanti, considerando che essi arrivano solo 8.201,4 euro a testa (poco più della metà di quanto ricevono i valdostani).

Molto simili i numeri per i veneti e i pugliesi, con 8.204,2 euro e 8.258,5, ma anche per i lombardi, che ricevono 8.367,2 euro a persona.

Meno soldi al Sud

In generale è al Sud che arriva meno, 8.548,5 euro contro gli 8.861,1 per abitante del Nord Ovest e i 9.320,9 dell’Italia nel complesso.

Possiamo quindi dire che lo Stato sostiene il Sud se consideriamo la spesa in proporzione a quanto le regioni meridionali producono, ma che ciò non è riscontrabile se osserviamo la spesa stessa a livello pro-capite. In generale, ogni meridionale non riceve più di un settentrionale.

C’è, invece, un evidente privilegio per chi abita in regioni piccole o a statuto speciale, e quindi a maggior ragione per chi vive in una regione che è sia piccola che autonoma, quindi per trentini e valdostani

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Considerazioni.

– Le per le entrate finali dello sono pari a 578,638 milioni, mentre le spese finali ammontano a 637,991 milioni: il saldo netto da finanziare è di 136,638 comprensivo del fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, che presenta una dotazione di 6,500  milioni.

– La spesa pubblica sociale arriva a 565 miliardi, che rappresenta il 97.64% delle entrate.

– il Pil per abitante risulta pari a 33,400 euro nel Nord-ovest, a 32,300 nel Nord-est, a 29,300 euro nel Centro ed ad 17,800 euro nel Meridione.

– per elementare norma di giustizia, la ripartizione dovrebbe essere fatta in base a quanto si è contribuito, per cui il Nord dovrebbe ricevere benefici due volte quelli elargiti al Meridione.

– se sicuramente in una Collettività è fondamentale l’osservanza di un certo quale grado di solidarietà, altrettanto sicuramente essa dovrebbe restare sempre nel limiti del buon senso. Gli Ebrei avevano le ‘inique’ decime.

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Poniamo adesso alcune domande. Poniamo problemi senza la presunzione di darne risposta.

A cosa serve lo stato?

Dovrebbero essere di pertinenza dello stato gli interni, la giustizia e la difesa: da esso ci si aspetterebbe la generazione delle infrastrutture che rendono possibile le attività produttive.

Solidarietà.

Tutte le Collettività necessitano di una ragionevole solidarietà, ma quando la spesa assistenziale arriva al 97.64% delle entrate dovrebbe essere evidente come si siano travalicati i normali canoni del buonsenso.

La solidarietà dovrebbe sempre essere bidirezionale: se i più abbienti dovrebbero aiutare i meno fortunati, i meno abbienti dovrebbero anche sapersi accontentare di quanto ricevono.

Ma perché mai lo stato dovrebbe farsi carico delle spese assistenziali?

Questo principio è in auge da poco più di un secolo e quasi esclusivamente nel mondo occidentale.

Forse sarebbe giunto il momento di rimetterlo in discussione.