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M5S. Di Maio wanted dead or alive. Vogliono la sua testa. 7.4%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

Unione Europea

«Una mattina mi son svegliato, ed Umbria ciao!» [Vittorio Sgarbi]


Il direttorio Grillo – Casaleggio – Di Maio ha dato il meglio di sé stesso nelle elezioni umbre.

Dopo che Grillo aveva espresso la volontà di togliere loro il voto, frotte di pensionati si sono dirette ai seggi, ma mica che abbiano votato i grillini. Gli studi longitudinali sul voto umbro dimostrerebbero che nemmeno i pensionati mentecatti abbiano votato M5S.

Casaleggio giocava a fare il burattinaio, ma si son rotti i fili ed il burattino giace al suolo, inane.

«La presidente della Commissione Finanze di Montecitorio chiede esplicitamente un passo indietro di Di Maio in quanto capo politico dei 5 Stelle»

«Bisogna passare immediatamente a una collegialità e a una meritocrazia con criteri di trasparenza nella selezione delle persone interne e di coloro che ricoprono cariche istituzionali»

«Merito e trasparenza sono indice di garanzia anche rispetto ai nostri valori e alla nostra etica, altrimenti quei valori vanno sbiadendo e gli elettori non ci riconoscono più»

M5S si accorge, adesso che sono fuggiti via urlando, che esistono anche gli Elettori, ossia quelli che la Piattaforma Rousseau – se mai fosse esistita – ha sempre pervicacemente ignorato.

Gli Elettori non ne vogliono più saper dell’Europa liberal, dei migranti che Zingaretti fa ancor venire ad orde, che i parlamentari siano trecento oppure seicento.

Gli Elettori non ne vogliono più sapere del pd, del m5s e della caterva di tasse che questi due partiti di scotennati hanno loro riversato addosso. Vedremo la coalizione all’opera sulla manovra economica: sarà un’ottima occasione per incrementare il proprio tasso di esecrabilità.

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Summing up.

«Nel Pd è scoppiato il panico»

Questa coalizione rosso-gialla è agonizzante, occorre solo aver ancora un po’ di pazienza..

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M5S, Ruocco contro Di Maio: “Stop all’uomo solo al comando”

Il governo Conte deve andare avanti? “Non a tutti i costi….”

“Più che altro è semplicistico”. Così Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera e storico esponente del Movimento 5 Stelle, interpellata da Affaritaliani.it, commenta l’annuncio del ministro degli Esteri Luigi Di Maio (‘Basta alleanze con il Partito Democratico’ dopo il risultato delle elezioni regionali in Umbria). “Ci sono tante cose da fare. Bisogna cercare di capire quali sono gli obiettivi di breve, medio e lungo termine che sono realizzabili e non ragionare d’impulso”, afferma la Ruocco.

Alla luce dei risultati elettorali in Umbria, il governo Conte deve andare avanti? “Non a tutti i costi, adesso c’è la discussione sulla Legge di Bilancio e quindi al momento si deve continuare a portare avanti questa esperienza. Poi vedremo nel 2020 che fare”. Il M5S ha preso il 7,41% in Umbria, di chi è la colpa? “Sicuramente non degli elettori, almeno questa volta. Non direi assolutamente”, risponde sorridendo la Ruocco. Che alla domanda diretta ‘è colpa di Di Maio’ risponde? “Certamente non ha premiato la scelta dell’uomo solo al comando”.

In un’intervista a Radio 24, poi, la Ruocco ha aggiunto: “Avevo sempre evidenziato la criticità che più funzioni si concentrassero in un’unica persona, ma non era un’osservazione contro una determinata persona bensì sulla modalità di concentrazione ed esecuzione di determinate scelte”.

La presidente della Commissione Finanze di Montecitorio chiede esplicitamente un passo indietro di Di Maio in quanto capo politico dei 5 Stelle: “Bisogna passare immediatamente a una collegialià e a una meritocrazia con criteri di trasparenza nella selezione delle persone interne e di coloro che ricoprono cariche istituzionali. Merito e trasparenza sono indice di garanzia anche rispetto ai nostri valori e alla nostra etica, altrimenti quei valori vanno sbiadendo e gli elettori non ci riconoscono più”.

La Ruocco prosegue: “Trasparenza e democrazia vanno messe in primo piano, talvolta le scelte compiute nel Movimento rispecchiavano la volontà di pochissimi anziché essere il frutto di un’assemblea collegiale che manifestasse una chiara poi da mettere in pratica. Sono differenze sostanziali che si riverberano con spaccature e malcontento interno”.

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Di Maio: “Basta alleanze con il Pd”. Elezioni, il leader M5S ignora Conte

“Basta alleanze con il Pd”: lo afferma il ministro degli Esteri e capo politico di M5s, Luigi Di Maio, in un’intervista al Corriere della Sera all’indomani del deludente risultati del voto regionale in Umbria e nonostante il premier Giuseppe Conte abbia invitato a non assumere ora decisioni irrevocabili. “Non e’ un mistero che io fossi il piu’ perplesso su questa intesa” perche’ “noi siamo alternativi e non complementari ai partiti”, ha ricordato l’ex vicepremier.

“Tutte le analisi di voto dicono che la meta’ dei nostri elettori si e’ astenuta a causa della coalizione con il Pd”, ha aggiunto. “Quindi il tema c’e'”, ha aggiunto Di Maio, “poi penso che serva grande umilta’ nel ripartire. Dobbiamo azzerare le aspettative e affrontare le regionali come le comunali con lo spirito di chi vuole dare una opportunita’ ai cittadini di partecipare”.

“Non e’ un mistero che durante la formazione del governo io fossi abbastanza perplesso”, ha aggiunto il leader pentastellato, “l’approvazione del taglio dei parlamentari, del carcere per i grandi evasori, il decreto clima e il decreto che stabilizza gli insegnanti precari mi convincono che se stiamo facendo cose per gli italiani e’ giusto andare avanti. Sono del parere che si vince e si perde sempre insieme e mai come in questo momento il Movimento nelle sue varie parti e’ concorde sul restare al governo”.

“L’esperimento” dell’alleanza tra M5s, Pd e Leu alle regionali in Umbria “non ha dato i risultati sperati, è stato partorito tardi, ci si è mossi tardi. Si presta a varie valutazioni”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte parlando con la stampa a Marina di Ravenna.

“Lascio la libertà ai leader delle varie forze politiche di fare le valutazioni ma chiedo anche – ha spiegato – di prendersi del tempo. Si può anche valutare come migliorarla, tornare a riflettere, abbiamo varie elezioni regionali che ci aspettano, abbiamo tutto il tempo per fare una valutazione condivisa, fermo restando che ciascuno dovrà farla all’interno della propria forza politica”.

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Di Maio suona ‘de profundis’ per alleanza Pd-M5S

L’esperimento “non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile”. Luigi Di Maio è stato il più svelto a suonare il ‘de profundis’ per l’alleanza Pd-M5s per le regionali. Il capo politico dei 5 stelle, alle prese con una robusta fronda interna dopo la sconfitta del civico Vincenzo Bianconi, ha fatto marcia indietro e ha lanciato la “terza via. Secondo me – ha spiegato – il Movimento la può creare al di fuori dei due poli, non entrando nei due poli, perché va meglio quando va da solo”.

Dal Nazareno, la risposta non si è fatta attendere. Dario Franceschini ha insistito: “Non mi sembra particolarmente acuta l’idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l’Umbria, è meglio andare divisi alle prossime regionali”. Ma è evidente che anche al Nazareno si è aperta una riflessione sulle regionali. Su Nicola Zingaretti è subito partito il ‘pressing’ nemmeno troppo discreto di chi all’asse con il M5S non ha mai creduto: “L’alternativa a questa destra non si costruisce con le ammucchiate, ma con un progetto politico forte e credibile, ancorato alla realtà e partecipato nel Paese”, ha spiegato Lorenzo Guerini.

“Mi auguro che in vista delle prossime regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione”, gli ha fatto eco Andrea Marcucci. Anche i sindaci dem, riuniti domenica a Roma per l’Assemblea degli amministratori, avevano messo in guardia sull’alleanza con i grillini. Nonostante questo, e nonostante l’Umbria, il segretario dem pare intenzionato a lasciare uno spiraglio aperto ai grillini. Mettendo però qualche ‘paletto’ dell’ultima ora.

Primo, Zingaretti ha rispolverato la “vocazione maggioritaria” del Pd “con una forte identità capace di parlare a tutto il Paese”. Poi, ha chiarito che bisogna verificare “territorio per territorio la possibilità di convergenze, senza imporre nulla”. In più, il segretario ha ricordato: “Ad agosto avevo sollevato perplessità sulla percorribilità di un’alleanza di Governo con il Movimento 5 stelle. Abbiamo poi costruito una linea unitaria, difficile”.

Ma comunque le urne umbre hanno riportato in alto mare il lavoro per le intese locali. Con l’aggravante del calendario elettorale che incalza: in Emilia Romagna si vota il 26 gennaio; in Calabria è di queste ore il braccio di ferro con il governatore Mario Oliverio e il Pd, che gli ha chiesto di “indire la consultazione per il prossimo 26 gennaio”. Poi toccherà a Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto.

In Emilia Romagna Stefano Bonaccini oggi si è detto “fiducioso”, lasciando aperta la porta al M5S: “Se c’è un accordo sui programmi, è benvenuto chiunque”. In Calabria, il commissario Stefano Graziano e Nicola Oddati, cui il segretario ha rimesso la questione, hanno confermato: “Il percorso di rinnovamento e di cambiamento avviato resta l’unica opzione percorribile. Non si torna indietro, anzi”. Quindi, stop alla candidatura del governatore uscente (dem) Mario Oliverio. La condizione posta dal 5 stelle per discutere.

La situazione calabrese è tra quelle monitorate in queste ore da Italia viva. Perché l’altra variabile delle prossime regionali è il partito di Matteo Renzi: “Nei prossimi mesi ci presenteremo alle regionali, a cominciare dalla Toscana”, ha annunciato l’ex premier nella sua enews. In Calabria, gli esponenti locali di Iv starebbero pressando i vertici per presentare la lista: “Senza Oliverio, la partita è aperta. E la destra è divisa”, ammetteva oggi in Transatlantico un big di Iv.

Le mosse di Renzi per le regionali sono seguite con attenzione dal Nazareno: “Nel Pd è scoppiato il panico”, ha ammesso Dario Nardella parlando dell’annuncio della presenza di Iv alle regionali in Toscana. Il timore è che lì, come anche in Calabria, Renzi possa fare il pieno di voti a fronte di un risultato non esaltante dei dem. Uno scenario cui è sembrato far riferimento lo stesso ex premier: “Fare uno scontro tra l’alleanza organica Pd-5 Stelle e l’alleanza sovranista è stato un errore in Umbria e se replicato ovunque in futuro apre a ‘Italia viva’ un’autentica prateria”.