Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S avverte Conte. Cambia la manovra o voteremo contro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-19.

Boia

L’Alleanza rosso-gialla che governa l’Italia è invero alquanto strana.

Più che alleati sembrerebbero essere nemici.

Dario Franceschini avverte con un tweet, fatto proprio dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, che la nave del governo si sta avvicinando pericolosamente agli scogli: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno», scrive il ministro dei Beni culturali.

«Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo se rappresentassero vere misure anti-evasione. Ma l’inserimento di queste misure – si legge – non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante», soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, «cioè per coloro che evadono più di 100mila euro».

«senza il nostro voto – ricordano – non si va da nessuna parte».

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È una Alleanza che ha in odio commercianti, professionisti e imprenditori.

Per questi sodali la proprietà privata è un furto.

Poi, vorrebbe presentarsi unita e compatta alle elezioni regionali in Umbria, come se in quella regione non ci fossero commercianti, professionisti e imprenditori.

Per non parlare poi di un altro motivo di contendere. Nell’europarlamento il PD è schierato con il fronte avverso alla Ursula von der Leyen, mentre il M5S è stato determinante con i suoi voti a farla nominare.

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M5S avverte Conte: “Cambi la manovra o voteremo contro”

Le parole di Roberto Gualtieri arrivano da Washington a fine serata a disinnescare una miccia che rischia di provocare un incendio: «In un governo di coalizione elementi di divergenza sono fisiologici», dichiara il ministro dell’Economia, ma «l’impianto della manovra non si cambia». A confermare che la direzione è quella giusta, sottolinea, ci sono già «i riscontri positivi» sulle misure previste alle riunioni del Fondo monetario internazionale, mentre l’Italia, rispetto a solo pochi mesi fa, non è più nell’elenco dei rischi per le crescita globale. «Io sono tranquillo – sottolinea – è normale che ognuno voglia farsi sentire. Noi ascoltiamo tutti e ragioneremo sugli ultimi dettagli della manovra che nel suo indirizzo è stata già approvata».

Poche ore prima, a metà pomeriggio, l’atmosfera in maggioranza è così pesante che un navigatore esperto di tempeste politiche come Dario Franceschini avverte con un tweet, fatto proprio dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, che la nave del governo si sta avvicinando pericolosamente agli scogli: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno», scrive il ministro dei Beni culturali. Si fa sentire anche il vice segretario dem Andrea Orlando: «Il M5s continua a tenere nel mirino i lavoratori dipendenti a basso reddito, con la singolare argomentazione che 50 euro di taglio di cuneo sono pochi. Bene, aumentiamoli».

Le tensioni nascoste dietro un’espressione burocratica e apparentemente di maniera che accompagna la manovra, «salvo intese», esplodono dopo la pubblicazioni di un lungo post sul Blog delle Stelle, organo ufficiale del M5s, che condensa con durezza le ragioni del dissenso dal documento varato dall’esecutivo di Giuseppe Conte. «Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo se rappresentassero vere misure anti-evasione. Ma l’inserimento di queste misure – si legge – non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante», soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, «cioè per coloro che evadono più di 100mila euro».

Da Bruxelles, prima ancora che il post del M5s sia online, il premier smonta le polemiche come «divergenze fisiologiche» e auspica che la manovra mantenga il suo impianto». Nega una «criminalizzazione del contante», annuncia il suo impegno per «una riduzione sensibile o un azzeramento delle commissioni» e annuncia che è allo studio l’ipotesi di «unificare al 20% le aliquote Irpef del 27% e del 23%». E mentre tende una mano al M5s, lancia una stoccata a Matteo Renzi: «Quota 100 c’è ed è un pilastro della manovra. Abbiamo fatto un tavolo, tutte le forze politiche l’hanno accettata». In un clima che Forza Italia definisce «un Vietnam» si forma un asse inedito M5s-Italia Viva, con i renziani che si dicono pronti ad accogliere l’invito dei Cinquestelle a un vertice di maggioranza. «Sembra strano da dirsi ma davvero sul no alle tasse siamo davvero in sintonia con Di Maio» dichiara la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi, nonostante su Quota 100 le posizioni restino agli antipodi: «Per me mettere 20 miliardi in tre anni per 120mila persone è un errore. Presenteremo un emendamento».

Il rischio di fratture in maggioranza fa correre ai ripari i mediatori. «Nessun ultimatum, semplicemente la posizione della prima forza politica in Parlamento. Dal M5s massimo sostegno all’azione di governo», afferma il ministro Vincenzo Spadafora. Fonti dei Cinquestelle si affrettano a confermare che «il presidente Giuseppe Conte ha tutta la nostra fiducia». Roberta Lombardi, che si muove come al solito da battitore libero, commenta: «La manovra? Ero in Italia e l’ho letta con più attenzione di Di Maio». Su quello che sembra un attacco del M5s al premier arriva la smentita del vice ministro Stefano Buffagni: «Conte sta facendo un grande lavoro». Ma è il blog a lanciare un avvertimento al premier: «Il M5s ha fiducia in questo governo e massima fiducia nel presidente Giuseppe Conte. Lo ringraziamo per avere difeso Quota 100, ma siamo in una Repubblica parlamentare, dove è il Parlamento a decidere». Perché «senza il nostro voto – ricordano – non si va da nessuna parte».