Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Regioni. Una guerra con molte battaglie di risultati incerti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-15.

2019-09-27__Italia_Regioni_Spndaggi

Se il Governo nazionale ha massima importanza, immediatamente dopo si collocano i Governatori e le Giunte Regionali, le quali esercitano una grande potere locale.

Ricordiamo come i margini di errore di stima dei risultati dei sondaggi elettorali si aggiri attorno a ±3.5 punti percentuali.

Umbria. Elezioni Regionali del 27 ottobre.

«Alle politiche del 2018 è stato il centrodestra a fare da padrone in regione con il 36.78%, con il Movimento 5 Stelle finito con il 27.53% di poco sopra la coalizione di centrosinistra arrivata al 27.51%»

«Alle recenti elezioni europee è stata quella della Lega la lista più votata con il 38.18%, staccando di molto il Partito Democratico che si è fermato al 23.98% e il Movimento 5 Stelle che non è andato oltre il 14.63%.»

«Ricordiamo come nel 2018 il centrosinistra abbia vinto la Regione Lazio, mentre la Lega aveva vinto la Lombardia, il Molise, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle di Aosta (ove il PD era sceso al 5.39%), ed il Trentino, mentre nel 2019 il centrodestra ha vinto la Regione Piemonte, la Basilicata, la Sardegna e l’Abruzzo.»

Ma l’importanza dei Governi Regionali non si estingue nel mero esercizio del potere. Essi svolgono un ruolo della massima importanza nella formazione di un corpo di uomini politici con comprovata esperienza. Il caso di Mr Zingaretti dovrebbe essere ben significativo, transitato da una regione alla segreteria nazionale del suo partito.

Da questo punto di vista, sia per il partito democratico sia per il movimento cinque stelle la partita regionale acquista valenza non solo politica, ma anche di mera sopravvivenza: senza quadri formati è semplicemente impossibile poter gestire un governo e tutto il sottogoverno che ne consegue: nomine nei cda delle amministrate, nelle diverse agenzie, e così via. Senza personale formato nessuna formazione politica può sopravvivere.

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Al momento attuale, il problema delle elezioni regionali potrebbe essere riassunto in uno statement.

Mentre Lega e centrodestra si attestano in termini medi attorno al 30% l’uno ed al 45% l’altro, presi singolarmente il PD è quotabile attorno al 29%, cos’ come M5S. Andando alle elezioni separati i partiti del Governo rosso-giallo andrebbero incontro a severe sconfitte.

È quindi del tutto comprensibile la proposta avanzata da Mr Zingaretti, ossia di formare con il M5S una alleanza non solo regionale ma anche politica. Proposta al momento sotto fase valutativa.

Di Maio. Tre pesche più due susine fanno cinque frutti.

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Come si constata, il problema è sia quello immediato delle elezioni umbre, sia quello di ben maggiore portata di sopravvivenza nel tempo.

Di Maio. Tre pesche più due susine fanno cinque frutti.

“Pd e M5S rappresentano insieme oltre il 40 per cento dell’elettorato italiano e se allarghiamo anche agli alleati abbiamo una potenziale alleanza che sta tra il 47 e il 48 per cento”

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Sono tutti conti che, a nostro parere, non tengono in adeguato conto Italia Viva, il cui comportamento politico sembrerebbe essere al momento difficilmente prevedibile.

«Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, l’intreccio dei «via libera» in vista delle amministrative. L’Umbria banco di prova dell’alleanza»

«Segno che la partita che il candidato governatore Vincenzo Bianconi sta giocando contro la leghista Donatella Tesei ha degli effetti, per l’alleanza Pd-M5S, che vanno molto al di là dei confini umbri»

«Già, perché sarà soprattutto il risultato umbro a scandire tempi e modi di quell’alleanza organica tra Pd e M5S di cui Zingaretti e Di Maio hanno discusso nel corso del loro ultimo faccia a faccia»

«Una vittoria di Bianconi o una sconfitta di misura sarebbero il «visto si stampi» a un piano che, a dispetto della prudenza messa a verbale ieri dal capo politico del M5S («Per ora gli accordi con il Pd non sono all’ordine del giorno»), è stato già stato messo a punto»

«L’ala ortodossa rimasta fuori dal governo, che in Calabria è rappresentata da Dalila Nesci e Nicola Morra, punta i piedi perché non si ripeta l’esperimento dell’Umbria. La prima ha avanzato una sua candidatura a governatore, che però è stata subito stoppata dagli uomini più vicini a Di Maio»

«La nomination dell’esponente dei M5S per la delicatissima partita calabrese, soprattutto nel momento in cui la spaccatura del centrodestra sul forzista Mario Occhiuto può riscrivere una storia che pareva già scritta, arriverebbe contestualmente al via libera per la ricandidatura del pd Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna»

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Ma sarebbe storicamente impossibile pensare ad una alleanza stabile tra formazioni politiche che abbiano obiettivi divergenti. La vera battaglia si conduce da parte del PD che mira semplicemente ad incamerare i voti ex-M5S.

Ma su tutto e su tutti grava l’ombra sinistra del convitato di pietra.

L’Europa e l’Italia stanno avviandosi ad una depressione economica di vasta portata e di ben difficile gestione.

Ai partiti del no e della spessa dovranno subentrare formazioni politiche sparagnine, capaci nei fatti di dare da mangiare a tutta la nazione. E questa sarà impresa epica: nessuno si faccia illusioni. Ma cercare di curare con i rimedi che hanno prodotto il male è idea davvero stravagante, che non può esitare altro che nella società delle miseria generalizzata.

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Umbria. Elezioni Regionali. Effetti della frammentazione del PD.

«In Umbria il Centrodestra si attesta attualmente sul 47,5% con la Lega al 32-36%, Fratelli d’Italia e Forza Italia entrambi al 5-7% e altri di Cdx 1-2%. Il Partito Democratico, stando alle stime del sondaggista Nicola Piepoli, si colloca tra il 25 e il 27% e il Movimento 5 Stelle vale il 17-21%.»

«La somma Pd-M5S raggiunge il 45% ovvero 2,5 punti percentuali in meno del Centrodestra»

«Un’eventuale lista civica unitaria tra i due partiti di governo arriverebbe comunque intorno al 45%.»

«E, quindi, nonostante un marginale vantaggio del Centrodestra a trazione Salvini-Lega la partita appare aperta con il risultato finale tutt’altro che acquisito»

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Scambi e battaglie sulle candidature. La partita giallorossa nelle Regioni

Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, l’intreccio dei «via libera» in vista delle amministrative. L’Umbria banco di prova dell’alleanza.

«Guarda questo, dice che siamo solo due punti sotto». Cambia solo il numero, che a seconda dei sondaggi che arrivano dall’Umbria in alcuni giorni diventa «tre», in altri «quattro». Ma il messaggino viaggia dal telefonino di Nicola Zingaretti a quello di Luigi di Maio, e viceversa, praticamente tutti i giorni. Segno che la partita che il candidato governatore Vincenzo Bianconi sta giocando contro la leghista Donatella Tesei ha degli effetti, per l’alleanza Pd-M5S, che vanno molto al di là dei confini umbri. E la prova sta nel fatto che persino Giuseppe Conte potrebbe entrare in extremis nella campagna elettorale, provando a spendere («Con un intervento o addirittura andando a Perugia», dicono dal M5S) la popolarità che gli viene riconosciuta per provare a dare il colpo di reni finale al tandem giallorosso.

La «grana» Oliverio

Già, perché sarà soprattutto il risultato umbro a scandire tempi e modi di quell’alleanza organica tra Pd e M5S di cui Zingaretti e Di Maio hanno discusso nel corso del loro ultimo faccia a faccia. Una vittoria di Bianconi o una sconfitta di misura sarebbero il «visto si stampi» a un piano che, a dispetto della prudenza messa a verbale ieri dal capo politico del M5S («Per ora gli accordi con il Pd non sono all’ordine del giorno»), è stato già stato messo a punto. E che probabilmente sarebbe anche stato annunciato, se non fosse per le divisioni interne al M5S per la scelta del candidato governatore in Calabria. L’ala ortodossa rimasta fuori dal governo, che in Calabria è rappresentata da Dalila Nesci e Nicola Morra, punta i piedi perché non si ripeta l’esperimento dell’Umbria. La prima ha avanzato una sua candidatura a governatore, che però è stata subito stoppata dagli uomini più vicini a Di Maio. E mentre il Pd sta per risolvere la grana legata al rifiuto del governatore uscente Mario Oliverio di farsi da parte (nei prossimi giorni, la direzione regionale darà il via libera al tavolo con i M5S, sconfessando la linea del governatore), ci sono diverse soluzioni condivise che sono arrivate sul tavolo di Zingaretti e Di Maio. «Il nome deve esprimerlo il M5S», ripetono dal Nazareno. Ci sono diverse piste che portano alla scelta di un candidato civico (l’imprenditore Pippo Callipo e l’ex prefetto di Vibo Valentia Giuseppe Gualtieri, il poliziotto che nel 2006 aveva arrestato Bernardo Provenzano), che rimangono in piedi; ma il jolly nascosto nel taschino dei maggiorenti giallorossi potrebbe essere la candidatura a governatore di Anna Laura Orrico, imprenditrice e deputata del M5S, oggi sottosegretario ai Beni culturali. Che potrebbe liberare un posto nel governo, a quel punto, per Morra o per Nesci.

Smentite tattiche

La nomination dell’esponente dei M5S per la delicatissima partita calabrese, soprattutto nel momento in cui la spaccatura del centrodestra sul forzista Mario Occhiuto può riscrivere una storia che pareva già scritta, arriverebbe contestualmente al via libera per la ricandidatura del pd Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna. Certo, in questa fase le smentite tattiche mascherano i progressi di una trattativa già in stato avanzato e comunque entrambe le forze politiche tendono a nascondersi dietro il «decidono i territori» (il Pd) e il sempreverde «l’ultima parola spetta alla piattaforma Rousseau» (il M5S). Ma il risultato dell’Umbria del 27 ottobre darebbe i crismi dell’ufficialità a quel patto nazionale in grado di trasformare la data del 26 gennaio 2020 — giorno del voto in Emilia-Romagna e in Calabria — nell’Armageddon. Giallorossi compatti di qua, Salvini di là. A quel punto, dovesse andare tutto secondo i piani, cosa ovviamente tutta da vedere, il governo Conte sarebbe sorretto da un’alleanza comunque strutturata anche a livello locale. E pronta quindi a correre insieme anche in luoghi dove sembra ancora fantapolitica. Come la Campania di Enzo De Luca, da sempre acerrimo nemico di Di Maio. Ieri il figlio Pietro, deputato pd, ha dichiarato che «l’alleanza coi M5S è una realtà già a livello nazionale» mentre «a livello locale vanno verificate le compatibilità per essere argini efficaci a Salvini». Parole che più d’uno ha letto alla luce della paura che la futura candidatura a governatore campano possa finire — nello schema giallorosso — nelle mani di Di Maio. Magari, come durante le fasi più critiche della nascita del governo Conte qualcuno aveva fantasticato, proprio a lui in persona.