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Istituzionali. Investono all’estero più che in Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-15.

Cervelli in Fuga 001

Quando i topi abbandonano la nave portandosi dietro le loro piccole cose sarebbe prudente indossare il giubbotto di salvataggio.

«Il risparmio previdenziale degli italiani, intermediato dalle Casse professionali e dai Fondi pensione, alla fine del 2018 ha raggiunto quota 254,2 miliardi di euro, pari al 14,4% del Pil»

«Di quei 254,2 miliardi, 87 vengono dalle Casse professionali e i restanti 167,2 dai Fondi pensione»

«Il trend evidenziato è che questi soldi vengono investimenti maggiormente all’estero che in Italia»

«Gli investimenti domestici delle Casse infatti ammontano a 35 miliardi di euro, ossia il 40,2% delle attività (in calo dello 0,2% rispetto al 2017), mentre quelli non domestici si attestano a 38,2 miliardi di euro, che corrispondo al 43,9% del totale (con un aumento dello 0,6% sull’anno precedente).»

«Per quanto riguarda i soldi dei Fondi pensione, nel 2018 sono stati fatti investimenti domestici per un totale di 36,7 miliardi di euro, rispetto agli 83,1 miliardi investiti fuori confine»

«Il totale degli investimenti nazionali è diminuito del 2,2% se confrontato con le cifre del 2017, e di questa quota un 1,3% è da imputare ai titoli di Stato»

«Quanti di questi soldi sono destinati alle imprese dello Stivale? Nel 2018 il totale arrivava a 9,9 miliardi di euro, in ribasso rispetto ai 10,7 del 2017, di cui 5,5 provenivano da investimenti delle Casse professionali e 4,4 dai Fondi pensione»

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Con sintesi grossolana, si potrebbe dire che i fondi pensioni e le casse professionali usano le quote loro conferite dagli iscritti in parte per pagare le pensioni in atto ed in parte per investirle a mo’ di riserva.

Nulla da stupirsi quindi se vogliano investirle traendone i giusti ed equi interessi: sarebbe invero masochista se li investissero a tassi negativi, bruciando così ricchezza. Vogliono altresì investirli in titoli solidi e con il regime fiscale più conveniente.

Paucis verbis, i fondi pensioni e le casse professionali investono principalmente all’estero, evitando l’Italia più che sia possibile.

Se lo stato non li tassasse, avrebbe perso qualche miliardo di tasse, ma 254 miliardi sarebbero stati investiti nel sistema produttivo nazionale. Quaranta volte lo stanziato dalla finanziaria.

Non sono i fondi pensione i brutti cattivi: è uno stato che taglieggia gli investimenti facendo rimpiangre quando nelle strade c’erano gli orsi affamati ed i briganti. Il problema è solo ed unicamente politico.

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Fondi pensione e casse professionali investono di più in società straniere. Snobbati i titoli italiani

Il risparmio previdenziale degli italiani, intermediato dalle Casse professionali e dai Fondi pensione, alla fine del 2018 ha raggiunto quota 254,2 miliardi di euro, pari al 14,4% del Pil. I dati vengono dal «Quadro di sintesi 2018 sulle politiche di investimento», presentato dal presidente di Covip Mario Padula il 3 ottobre. Di quei 254,2 miliardi, 87 vengono dalle Casse professionali e i restanti 167,2 dai Fondi pensione. Il trend evidenziato è che questi soldi vengono investimenti maggiormente all’estero che in Italia.

I dati

Gli investimenti domestici delle Casse infatti ammontano a 35 miliardi di euro, ossia il 40,2% delle attività (in calo dello 0,2% rispetto al 2017), mentre quelli non domestici si attestano a 38,2 miliardi di euro, che corrispondo al 43,9% del totale (con un aumento dello 0,6% sull’anno precedente). Per quanto riguarda i soldi dei Fondi pensione, nel 2018 sono stati fatti investimenti domestici per un totale di 36,7 miliardi di euro, rispetto agli 83,1 miliardi investiti fuori confine. Il totale degli investimenti nazionali è diminuito del 2,2% se confrontato con le cifre del 2017, e di questa quota un 1,3% è da imputare ai titoli di Stato. Quanti di questi soldi sono destinati alle imprese dello Stivale? Nel 2018 il totale arrivava a 9,9 miliardi di euro, in ribasso rispetto ai 10,7 del 2017, di cui 5,5 provenivano da investimenti delle Casse professionali e 4,4 dai Fondi pensione.

La situazione delle Casse professionali

Un altro dato notevole riguarda il valore di mercato delle Casse professionali, che nel 2018 hanno raggiunto 87 miliardi di euro, segnando un aumento del 56% rispetto al 2011 e dell’1,9% sul 2017. Il 54% delle risorse totali fa riferimento a sole tre Casse, che sono Enpam (la Cassa dell’Ordine dei Medici), Cassa Forense (quella degli avvocati) e Inarcassa (la Cassa degli architetti). Queste tre, insieme a Cassa dottori commercialisti ed Ensarco (che raccoglie il denaro degli agenti e dei rappresentanti di commercio), raccolgono circa il 73% delle risorse. Nelle prime quattro casse (Enpam, Cassa Forense, Inarcassa e Cassa dottori commercialisti) si concentra l’80% del flusso netto tra contributi e prestazioni, che ha raggiunto quota 2,7 miliardi di euro. In due casi, Cassa geometri e Inpgi (la Cassa dell’Ordine dei giornalisti), i soldi che escono per le prestazioni sono maggiori rispetto alle entrate dei contributi. Per tutti gli altri enti la differenza tra contributi e prestazioni è positiva, con percentuali che oscillano tra un minimo di 1% dell’Enpaia (l’Ente di previdenza per addetti e impiegati nell’agricoltura) e l’8,5% di Enpav (quello dei veterinari).

Il regolamento

Gli assetti regolamentari che definiscono le politiche e le pratiche di investimento di ciascuna Cassa sono molto diversi, e presentano a volte incongruenze e duplicazioni. Per questo motivo il presidente Mario Padula ha ribadito l’importanza di un regolamento unico, che si attende da otto anni. Lo scopo di un regolamento unitario è gestire le risorse in modo prudente, garantendo una maggiore qualità. Dopo la presentazione dei dati, ha risposto il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, che con un messaggio inviato a Covip ha detto che il governo si impegnerà a «innovare il vigente sistema regolatorio del settore al fine di renderlo più funzionale alle esigenze di tutela dei diritti previdenziali degli iscritti in considerazione della nuova veste di investitori istituzionali assunta dalle casse professionali».

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