Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

SSN. Il fallimento dello stato inizia a fare i primi morti. Poi, ci sarete voi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Fallimento 1023

Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

«Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.»

Si legga con grande attenzione.

«non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti»

«Nel frattempo, però, il bambino è deceduto»

Bene.

Oggi quel bambino, domani Voi, quando cercherete invano un anestesista che vi addormenti per l’operazione che vi avrebbe salvato la vita. Oppure, quando cercherete un anestesista per fare operare Vostro figlio, mentre lo vedrete morire perché di anestesisti non ce ne sono più.

Questo è il bel risultato di avere al governo formazioni politiche stataliste, pianificatrici, idolatre della burocrazia. Vi promettono impossibili cose future e vi fanno morire ora come cani rognosi.

Già: mica che muoiano solo gli altri.

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Occorrerebbe fare molta attenzione. È da anni che segnaliamo accoratamente questo problema.

Fuga dei medici. Saranno sostituiti dai becchini negli ospedali della mala morte.

«Chiunque si periti di studiare anche solo superficialmente la ridda di leggi, norme e regolamenti che imbrigliano sia la formazione universitaria sia il servizio sanitario nazionale si troverà a rimpiangere e molto amaramente la burocrazia che vigeva nell’Unione Sovietica dell’epoca di Brèžnev.

Tutto dovrebbe essere sotto controllo di un immane moloch burocratico, che tutto dovrebbe prevedere e tutto dovrebbe sorvegliare. Il fine ultimo è la preservazione di posti e stipendi dei burocrati e dei funzionari: gli enti vivono benissimo, anzi ancor meglio, senza gli utenti.

Gli ospedali sopravvivono più che bene senza medici, senza infermieri e senza quegli incalliti seccatori che sono i malati. Ma chi mai si crederebbero di essere questi malati?»

«In 10 anni perderemo 47.000 camici bianchi, tra 5 non potremo curare 14 milioni di persone»

«L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto»

«il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni»

«A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno»

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Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Sanità. Ancora concorsi deserti. Il buon senso non alberga più in Italia.

«Dal punto di vista del bilancio costa 152.817 miliardi ogni anno, ma 35.989 miliardi ce li devono mettere le persone di tasca propria se vogliono essere curate.

Dal punto di vista stipendiale gli emolumenti sono troppo bassi per poter rientrare degli investimenti fatti per poter studiare i sei anni di corso di laurea, i cinque di specialità e gli almeno tre di scuola di perfezionamento. Il medico inizia a lavorare ben dopo il trentesimo anno di età.»

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Se è vero che la morte di una persona è un dramma umano, la morte di un milione è un fatto statistico.

Nel corso degli ultimi decenni il servizio sanitario nazionale ha subito una burocratizzazione di portata tale da fare impallidire quello sovietico di infausta memoria. Contemporaneamente, gli accessi alla facoltà di medicina e chirurgia sono stati sottoposti ad una ‘programmazione‘ ministeriale i risultati della quale sono sotto gli occhi di tutti: mancano specialisti preparati ed i concorsi stanno andando deserti. Nel contempo, larga quota dei nostri laureati in medicina e chirurgia emigrano all’estero, ove sono liberi di poter lavorare ed ottengono stipendi in linea con la loro preparazione. Ma, quel che è peggio, a nessuno viene mai in mente di ritornare: chi glielo farebbe fare?

Ma nessuno si illuda, ma proprio per niente.

Per formare un buon anestesista occorre un ciclo di studio di oltre venti anni.

Se adesso vi è carenza di personale, anche cambiando tutto e deburocratizzando al massimo, per lungo tempo questa carenza peserà come un macigno, un masso ogni morte.

Bene.

Facciano una legge che mandi in sala operatoria i burocrati ministeriali

Né ci si illuda che il richiamo in servizio di medici vegliardi possa risolvere la situazione: anche se di provata esperienza, un vecchio è pur sempre un vecchio, e le forze fisiche hanno dei limiti biologici.

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Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

La donna era stata mandata a casa e invitata a tornare, ma il bimbo è deceduto.

Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.

La 32enne era arrivata alla fase finale della gravidanza essendo alla trentanovesima settimana di gestazione. Il controllo a cui si era sottoposta la donna, e dal quale non erano emerse anomalie, era stato effettuato il 26 settembre scorso. La gestante, alla quale era stato detto che a giorni sarebbe stata chiamata per effettuare il cesareo, non aveva però ricevuto più notizie. E così ieri, insieme al marito, si è recata in ospedale per chiedere spiegazioni sui motivi del ritardo dell’intervento, ricevendo la comunicazione dell’impossibilità di procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti. Stamattina la nuova visita in ospedale con la scoperta della morte del feto.

L’Azienda sanitaria di Vibo Valentia ha disposto un’ispezione interna e in un comunicato ripercorre la vicenda: “La signora G.M.A., di 32 anni, il 26 settembre, essendo alla 37/ma settimana di gravidanza, si è presentata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia per i previsti accertamenti sanitari”.

“In tale circostanza la paziente, oltre alla visita preventiva, veniva sottoposta agli esami di laboratorio e strumentali (prelievo del sangue, ecografia, flussimetria, elettrocardiogramma, etc.) – continua il comunicato – Non emergendo problemi a carico del feto e della stessa paziente, quest’ultima è stata rinviata al proprio domicilio non prima di concordare con i sanitari un ricovero programmato per il 10 ottobre (39° settimana di gravidanza) al fine di procedere con il parto cesareo. Alle 10,21 di oggi la signora è stata sottoposta ad ulteriori controlli, dai quali purtroppo è emersa la presenza di un feto premorto”.

 “Una notizia molto dolorosa che dimostra come la situazione in Calabria sia catastrofica: è necessario un intervento di emergenza da parte del governo e tutte le regioni dovrebbero assumere e promuovere un ‘patto di solidarietà economica e di professionisti’ per sostenere la sanità calabrese”, afferma all’ANSA il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.

“Le conseguenze della disorganizzazione della Sanità non possono ricadere sui cittadini. Per questo – ha sottolineato Anelli – bisogna fare il punto sulla questione Calabria perché il sistema non ha finora funzionato”. Da qui la richiesta di un “intervento di emergenza” da parte del governo ma anche di un ‘Patto di solidarietà’ da parte delle Regioni che, ha concluso, “dovrebbero contribuire a tamponare l’attuale emergenza di questa Regione fornendo professionisti ma anche risorse economiche”.

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