Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Commercio, Russia

Rosneft. Da settembre le transazioni saranno fatte in euro, non più in dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Kremlino 002

C’era stato un primo, timido annuncio il 21 agosto.

Russia’s Rosneft to switch to euros in oil products tenders – traders

«Russia’s Rosneft, one of the world’s top oil producers and exporters, has notified customers that future tender contracts for oil products will be denominated in euros not dollars as early as this year, five trading sources told Reuters.

The move is likely to be seen as an attempt to offset any potential negative impact of U.S. sanctions on Russia.

Rosneft, which accounts for over 40% of Russia’s oil output, sells the bulk of its oil products for export at annual tenders as well as at a number of spot or short-term tenders.»

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Russia’s Rosneft seeks euros for all new export deals -documents

«Russia’s Rosneft has set the euro as the default currency for all its new export contracts including for crude oil, oil products, petrochemicals and liquefied petroleum gas, tender documents showed.

The switch from U.S. dollars, which happened in September according to the tender documents published on Rosneft’s website, is set to reduce the state-controlled firm’s vulnerability to potential fresh U.S. sanctions.

Washington has threatened to impose sanctions on Rosneft over its operations in Venezuela, a move which Rosneft says would be illegal.

Rosneft did not immediately reply to a Reuters request for comment. Rosneft is Russia’s top oil exporter, shipping abroad about 120 million tonnes of oil a year, or 2.4 million barrels per day.

“Rosneft has recently adjusted all the new contracts for export supplies to euros. We’ve been notified,” a trader at a company regularly buying from Rosneft told Reuters.

Reuters previously reported that Rosneft has turned to euros in its oil products sales.

According to three traders, Rosneft has named the euro as the default currency in all new contracts for its export sales starting from September.

As benchmark oil prices are quoted in dollars, Rosneft asks buyers to use the euro/dollar exchange rate published by Bloomberg one day prior to the set payment day, according to tender documents.

“Rosneft used to have the euro as one of the options, but since last month it’s the main option. We’ve been notified, but still it’s a visible change,” one of the traders said.»

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«La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde»

«E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari …. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi»

«Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno»

«mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare.»

«In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute»

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Una sola considerazione.

International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017)

Le proiezioni al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 (9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%),  Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).

I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).

Gli Stati Uniti valgono il 14.01% dell’economia mondiale ed i paesi del G7 il 27.06%.

Troppo poco per pretendere di continuare a governare il mondo.

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Rosneft passa all’euro: non è più il dollaro la valuta di riferimento

La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde. E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari.

Si accettano solo euro. La Russia ha compiuto un altro importante passo sul fronte della de-dollarizzazione, prendendo le distanze dal biglietto verde per mettersi il più possibile al riparo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, presenti e future. E se finora lo ha fatto soprattutto per mano della Banca centrale russa, che nel 2018 ha ridotto le proprie riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro), il passaggio ad altre valute sta lentamente progredendo anche negli scambi commerciali. E anche sui mercati del petrolio, tradizionalmente radicati sull’uso del dollaro.

Lo scrive l’agenzia Reuters: Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, ha scelto l’euro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione, a partire da settembre. Una svolta che riguarda greggio e derivati, prodotti petrolchimici, gas liquefatto. Reuters fa riferimento ai documenti per i tender (attraverso cui passa la maggior parte dell’export) pubblicati sul sito della compagnia russa. E in cui si chiede ai clienti di far riferimento al tasso di cambio euro/dollaro del giorno precedente al pagamento, dal momento che i prezzi del petrolio sono fissati in dollari.

Rosneft, controllata dallo Stato, non ha rilasciato commenti; ma una delle fonti citate da Reuters, trader in una compagnia che acquista regolarmente da Rosneft, ha confermato di avere avuto notifica del passaggio ai nuovi contratti. Come peraltro la stessa Reuters aveva riferito il 21 agosto scorso, in riferimento però solo ai contratti di esportazione dei prodotti petroliferi. Stando alle fonti dell’agenzia, l’euro diventerà invece la valuta di default per tutti i contratti: se fino a oggi era stata una delle opzioni possibili, ora è l’opzione principale.

Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno.

Il processo di de-dollarizzazione dell’economia procede lentamente man mano che la Russia, a partire dal 2014, entra sempre più nel mirino delle sanzioni decise dal Tesoro americano: quelle che potrebbero aggiungersi ora per Rosneft riguardano le attività della compagnia di Igor Sechin in Venezuela, mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare. In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute. L’ultimo annuncio riguarda l’Iran: il 17 settembre scorso il governatore della Banca centrale iraniana ha dichiarato che per le transazioni interbancarie Mosca e Teheran inizieranno a utilizzare un sistema alternativo a Swift. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi.