Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Svuotare il pitale dalla finestra è pratico ma non ecologico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-08.

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In altri tempi i rifiuti organici che si erano accumulati in casa erano smaltiti semplicemente rovesciandone il contenuto dalla finestra nella strada sottostante. E, data la difficoltà di procurarsi l’acqua, detto contenitore era lavato molto raramente. Se in casa rimaneva l’odore sui generis, non certo gratificante, le strade erano, nel complesso, fogne a cielo aperto. Ma fino a tanto che le Collettività non si organizzarono a costruire acquedotti efficienti, era semplicemente impossibile sia il lavarsi, sia il lavare, sia poter disporre di una rete nera.

Molte città sia antiche sia medievali disponevano di una rete nera, ove però si scaricava attraverso i tombini: ma la pigrizia umana spesso rendeva lo scarico dalla finestra ben più rapido.

Poi comparvero due benemeriti dell’umanità, che ad oggi sono totalmente ignorati, con rara ingratitudine: i fratelli Reinhard e Max Mannesmann. Costoro brevettarono nel 1886 il procedimento per la laminazione di tubi senza saldatura. Il costo dei tubi crollò di un fattore cento mentre la loro tenuta decuplicò. I Mannesmann avevano fornito lo strumento tecnico non solo per convogliare l’acqua in grandi acquedotti, ma anche per collegare ad essi e abitazioni.

Acqua corrente nelle case, e tubi per la eliminazione delle deiezioni direttamente dalla casa alla fogna, il tutto in un sistema chiuso. A seguito, venne rapidamente il riscaldamento degli alloggi, impossibile senza poter disporre di tubi efficienti a basso costo.

Ci si pensi bene: i Mannesmann rivoluzionarono la vita umana ben più delle teorie politiche, economiche e sociali che facevano capolino in quell’epoca. Ben si meriterebbero che le città intitolassero loro almeno una via oppure una piazza.

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La situazione odierna presenta molte similitudini con quella passata.

Come le nostre nonne rovesciavano i pitali nella strada, così i paesi industrializzati da decenni stanno riempiendo i paesi poveri dei loro rifiuti, specialmente quelli di plastiche.

Il Giappone ha mandato nel 2018 in Malesia e nelle Filippine 925,953 tonnellate di rifiuti, gli Stati Uniti 811.420, la Germania 701,539, il piccolo Belgio 415,792, la Francia 404.019. Misurati in altro modo, il Giappone ha ‘esportato’ 18,500 container di rifiuti, gli Stati Uniti 16,200 e la Germania 14,000.

Riempire due paesi di rifiuti è l’esatto opposto di ogni sano discorso ecologico. Che faccia comodo è una cosa, che sia economico è un’altra, che risolva il problema sicuramente no.

La Cina si è già ribellata al fatto di essere considerata la pattumiera dell’Occidente. Adeso anche Malesia e Filippine stanno puntando i piedi.

«China decided to prohibit its import amid environmental concerns»

«While the recycling of foreign plastic waste can be lucrative, lack of regulations and oversight have caused a myriad of problems in receiving countries»

«After China backed out, Malaysia became one of the biggest plastic waste importers (and is trying to change that).»

«This week, Malaysia sent back 3,000 tons of plastic waste in 60 shipping containers to several countries because the waste counts as contaminated under a new law in the country»

«On Friday, Filipino President Duterte returned 1,500 tons of household waste to Canada after years of legal battle»

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La gente è davvero ben strana.

Gli Occidentali dovrebbero squittire di gioia radiosa che Cina, Malesia e Filippine si siano convertite al credo ecologista. Invece, stanno tirando orridi moccoli perché non sanno dove mettere i loro rifiuti e, da animi sensibili, certo non li vogliono a casa propria.

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The Biggest Exporters of Plastic Waste in the World

The global battle about who will deal with the world’s trash is raging on. This week, Malaysia sent back 3,000 tons of plastic waste in 60 shipping containers to several countries because the waste counts as contaminated under a new law in the country. On Friday, Filipino President Duterte returned 1,500 tons of household waste to Canada after years of legal battle.

Slowly but surely, the global waste trade that kept a low profile for years is entering the public eye. Plastic waste, which is still imported by some countries for use by recycling companies, has been making headlines recently after China decided to prohibit its import amid environmental concerns. While the recycling of foreign plastic waste can be lucrative, lack of regulations and oversight have caused a myriad of problems in receiving countries. After China backed out, Malaysia became one of the biggest plastic waste importers (and is trying to change that).

This turning of the tide is felt in Japan, the United States and Germany, which were the biggest exporters of plastic scrap and waste in 2018. According to data retrieved from the UN Comtrade platform, Japan shipped almost 926,000 tons abroad in the previous year. If the waste was anything like that shipped back from Malaysia this week, that would equal 18,500 shipping containers. The U.S. clocked in more than 811,000 tons, or 16,200 containers, while Germany was responsible for 701,000 tons, or 14,000 containers.

Experts expect the streams of plastic waste exported from industrialized nations to continue shifting to countries where regulation are not (yet) in place.