Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Era ricco, ma così ricco da investire in titoli di stato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-26.

Aureo di Valentiniano I

Nella Roma antica i ricchi avevano l’obbligo morale i finanziare giochi circensi ed ad edificare edifici pubblici.

La peste antonina segnò un punto di svolta: una popolazione decimata viveva in un sistema economico dissestato, con grande sofferenza delle finanze pubbliche. Si narra che la prima idea fu concepita da Lucio Vero: i ricchi avrebbero dovuto lasciare per testamento qualcosa all’imperatore. Ma si sa, l’appetito vien mangiando. Si inaugurò allora un sistema, che raggiunse il suo apice sotto Valente – provvidamente ucciso dai Goti – che i ricchi già in vita donassero buona parte dei loro beni all’imperatore. Questi, grato del gesto dovuto, in compenso non li avrebbe fatti decapitare subito.

Adesso la storia si ripete.

I ricchi, quelli veri ma anche quelli presunti, devono investire in buoni del tesoro a tasso negativo: in poche parole devono pagare lo stato che graziosamente fa loro il favore di custodire il loro denaro. Danno subito denaro cash che ritireranno, sempre che all’epoca l’Italia ci sia ancora, decurtato degli interessi dovuti a questo filantropico stato. Più, ovviamente, le commissioni bancarie.

Investire nei titoli di stato e status symbol di dovizia.

Certo, come ai tempi di Valente, si dovrebbe fare grande attenzione nel soddisfare questa voglietta: lo stato non si accontenta certo di dosi omeopatiche.

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Aste titoli di Stato: rendimenti del CTz scendono in territorio negativo

Il Ministero del Tesoro ha comunicato di aver registrato il tutto esaurito nelle aste odierne, che prevedevano il collocamento dei CTz al 2021 e BTp€i al 2041. Scendono i rendimenti di entrambe le emissioni.

Il ministero del Tesoro ha pubblicato l’esito delle audizioni in programma questa mattina, che prevedevano il collocamento dei CTz al 2021 e dei BTP€i al 2041.

Andando nello specifico, l’undicesima tranche del CTz con scadenza al 29 giugno 2021 e codice ISIN IT0005371247 collocato questa mattina, ha fatto segnare il tutto esaurito rispetto all’offerta di 1,5 miliardi di euro.

Il prezzo medio dell’emissione è uguale a 100,415. La domanda è stata pari a 2,978 miliardi di euro, con un rapporto di copertura a 1,99.

Il rendimento medio è stato del -0,236%. Informazioni positive da quest’ultimo elemento, sceso in territorio negativo: gli yield del CTz a 2 anni sono infatti scesi di 24,4 punti base rispetto al collocamento precedente.

Per quanto riguarda l’asta dei BTp€i (ISIN IT0004545890), scadenza al 15 settembre 2041, sono stati collocati interamente i 450 milioni di euro di euro offerti dal Tesoro. Il coupon è pari al 2,50%.

Con una domanda pari 890 milioni di euro, il rapporto di copertura tra ammontare richiesto dagli investitori e quantitativo offerto dall’Italia è stato pari a 1,98.

Il prezzo di emissione è stato di 138,40 e prevede un rendimento lordo allo 0,67%, in calo di 134 punti base rispetto al 2,01% dell’asta precedente.