Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

ECB. Rivolta dei Governatori contro i provvedimenti disperati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

EuroTower 004

L’Occidente è entrato in una fase fortemente disgregatrice. La maggior parte dei paesi importanti per popolazione ed economie hanno subito un processo di parcellizzazione politica ed i loro governi sussistono con maggioranze minime, mentre il confronto tra maggioranze ed opposizione ha raggiunto livelli conflittuali difficilmente riscontrabili in passato. Questa instabilità politica ha esitato nella nomina a Governatore dell’Ecb di Mrs Lagarde, scelta d’obbligo perché nessuna nazione avrebbe avuto la forza di imporre il proprio candidato.

A ciò si accoppia il fatto che l’Unione Europea è entrata in una fase regressiva, caratterizzata da un forte calo della capacità produttiva.

Per essere chiari, nessuno ha la più pallida idea di come poterne uscire minimizzando le perdite.

Consistente è la responsabilità dei governi nazionali, che non hanno approfittato del periodo a tassi negativi e dei passati QE per affrontare riforme strutturali. I debiti pubblici pesano peggio di macigni e limitano grandemente i margini di manovra.

Ad aggravare la situazione è la concomitanza di rinnovo della dirigenza politica dell’Unione Europea e del necessario rinnovo del Governatore Draghi, arrivato a fine mandato.

Il 12 settembre Draghi ha tenuto l’ultima riunione, un incontro tormentato.

– tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%.

– Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base.

– Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento.

– L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma.

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Sono manovre dettate dalla disperazione: i Governatori sono infatti ben consci come le manovre valutarie siano impotenti nella risoluzione di problemi politici ed economici. Ciò che al massimo possono fare è concedere ancora alquanto tempo all’Unione ed ai Governi, ma è una concessione pagata a ben caro prezzo.

Questo schema operativo ricalca quello messo in opera nel 2009, ma a quell’epoca la banche centrali erano nel pieno della loro vigoria, mentre adesso sono stremate. E poi, mica che tutte quelle operazioni abbiano dato un gran bel risultato: l’Unione Europea è infatti nuovamente in una recessione che sta volgendo sempre più verso la depressione.

È una angosciosa corsa a mangiarsi le sementi.

Germania. Tassi negativi strangolano il risparmio.

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Ecb. ‘Rallentamento più duraturo del previsto’.

Commissione Europea. Si preannunciano scontri ferocissimi.

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È stata una decisione sofferta, che potrebbe anche non avere seguito, che questa dirigenza Ecb lascerà in eredità ai successori.

A dispetto della pacatezza degli annunci, durante la riunione sono volate parole grosse: le divergenze sono state rigide e sanguigne.

«Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move»

«European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter»

«The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said.»

«Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population»

«Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure»

«Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure»

«One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal»

«Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash»

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Unione Europea, Eurozona e Banca Centrale Europea stanno pericolosamente avvicinandosi al melting point, al punto di collasso.


Bloomberg. 2019-09-12. Draghi Faced Unprecedented ECB Revolt as Core Europe Resisted QE

– France, Germany, Netherlands opposed immediate QE resumption

– ECB Markets Chief Benoit Coeure was also against the move

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European Central Bank governors representing the core of the euro-area economy resisted President Mario Draghi’s ultimately successful bid to restart quantitative easing, according to officials with knowledge of the matter. The unprecedented revolt took place during a fractious meeting where Bank of France Governor Francois Villeroy de Galhau joined more traditional hawks including his Dutch colleague Klaas Knot and Bundesbank President Jens Weidmann in pressing against an immediate resumption of bond purchases, the people said. They spoke on condition of anonymity, because such discussions are confidential.

Those three governors alone represent roughly half of the euro region as measured by economic output and population. Other dissenters included, but weren’t limited, to their colleagues from Austria and Estonia, as well as members on the ECB’s Executive Board including Sabine Lautenschlaeger and the markets chief, Benoit Coeure, the officials said.

Such disagreement over a major monetary policy measure has never been seen during Draghi’s eight-year tenure. It casts a shadow over the resolve underpinning his parting stimulus shot before Christine Lagarde succeeds him, and also over his account of the proceedings. The extent of the rift might open the door to critics of the institution to question the legitimacy of its decisions. Despite the disagreement, Draghi presented the decision to relaunch QE as having enough support to move forward. There was no vote on the matter, in line with typical ECB practice. Such a ballot would be a rare occurrence, but if one had taken place, under the Governing Council’s system of rotation to streamline decision-making, the French and Estonian governors would have been unable to cast a vote this month.

“There was more diversity of views on APP. But then, in the end, a consensus was so broad there was no need to take a vote. So the decision in the end showed a very broad consensus. As I said, there was no need to take a vote. There was such a clear majority.”

Mario Draghi, Sept. 12 press conference in Frankfurt. One key argument wielded by policy makers opposed to Draghi’s resumption of QE was that it would be better to save it to use as a contingency in an emergency, such as an abrupt outcome to Brexit if the U.K. leaves the European Union without a transition deal, the officials said.

QE has previously proved contentious.

Draghi encountered significant opposition in 2015, when he pushed the Governing Council to start bond purchases, against the wishes of his German, Dutch, Estonian and Austrian colleagues. ”Draghi’s decision to press ahead without such key support risks leaving Lagarde with a headache when she starts in November. She will need to decide whether to persist in a policy that has divided her Governing Council, risking further acrimony. The alternative would be to dial back the ECB’s current stimulus commitments, an approach that could provoke a market backlash.


Il nuovo bazooka di Draghi

Taglio ai tassi sui depositi, un nuovo programma di Quantitative easing (Qe) per 20 miliardi di euro al mese a partire del mese di novembre e nuove condizioni delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende, che saranno anche più lunghe del previsto. E’ questo il pacchetto di misure annunciato oggi dal presidente della Bce, Mario Draghi per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione tendenziale che nel 2019 dovrebbe crescere dell’1,2%, dell’1% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Stime, queste, riviste al ribasso rispetto alla proiezioni di giugno scorso. L’Eurotower ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, con una previsione di un pil all’1,1%, e per il 2020, stimato a +1,2%. Per il 2021 la previsione è di una crescita dell’1,4%.

Nel dettaglio il Consiglio direttivo di oggi ha deciso di tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. Per la terza serie delle Tltro, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base: il tasso applicato alle banche sarà quindi uguale al tasso medio delle aste principali di riferimento nella durata del rispettivo Tltro 3. Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di riferimento. L’ultima modifica, legata all’estensione della durata, consente alle controparti di rimborsare la somma presa in prestito prima della scadenza finale, con una frequenza trimestrale a partire da due anni dopo il settlement di ciascuna operazione. L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando che “si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali”.

Nel Consiglio direttivo, Draghi ha spiegato che c’è stata una “unanimità sulla visione che la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda”. Nel corso della riunione c’è stato un “pieno accordo sulla necessità di agire ma differenze sulla valutazione della gravità dello scenario” con “qualche membro che ha detto ‘aspettiamo e vediamo, ma il Consiglio ha deciso di agire ora”. Nella riunione del board, ha rilevato Draghi, c’è stato anche “un ampio accordo sulla forward guidance, sui tassi e sulle Tltro”: “C’è stata più diversità di vedute”, secondo la descrizione di Draghi, nella valutazione se fosse “appropriato” riprendere gli acquisti del Quantitative Easing. Draghi si è rifiutato – come da prassi – di fornire numeri sulle posizioni favorevoli e contrarie spiegando che “non c’è stato bisogno di votare, vista l’ampia maggioranza”.

Nel corso della conferenza stampa Draghi ha sottolineato in particolare la necessità che i governi con margini di manovra li utilizzino. “Alla luce dell’indebolimento delle prospettive economiche” nell’area dell’euro, ha osservato il presidente della Bce, “i governi con margini di manovra nei conti pubblici dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo”. Nei paesi in cui il debito pubblico è elevato, ha osservato Draghi, “i governi devono perseguire politiche prudenti che creeranno le condizioni affinché gli stabilizzatori automatici possano operare liberamente. Tutti i paesi dovrebbero intensificare gli sforzi per ottenere una situazione dei conti pubblici più favorevole alla crescita”.

E la reazione dei mercati agli annunci di Draghi sono stati positivi. Il mercato, infatti, ha apprezzato l’atteggiamento accomodante, da ‘colomba’, della Bce, che ha lanciato l’ultima “cannonata” della presidenza di Mario Draghi con un nuovo quantitative easing da 20. I rendimenti dei Titoli di Stato si raffreddano, quelli dei Btp italiani aggiornano i minimi storici, e le borse reagiscono, chiudendo la seduta in rialzo. Secondo analisti ed economisti, il presidente della Bce, che sarà sostituito da Christine Lagarde a novembre, ha posto le basi per proseguire, anche in futuro, con le politiche di stimolo monetario. Nel dettaglio lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a 139 punti base, ai minimi da maggio 2018, confermando il trend di forte discesa dei tassi dopo gli annunci di politica monetaria della Bce. Il rendimento del decennale italiano, che ha toccato il minimo dello 0,758%, si ferma allo 0,86%, secondo i dati della piattaforma Mts.


Riunione BCE: Draghi annuncia il QE a tempo indeterminato

Tasso sui depositi in calo, ripresa del Quantitative Easing, reinvestimento dei titoli in scadenza e «tiering» per il comparto bancario. Anche questa volta la Banca Centrale Europea non ha deluso le attese. Ora, ha detto Draghi, è il momento della politica fiscale.

Come sempre accade quando c’è di mezzo Mario Draghi, la conferenza stampa che fa da corollario alle riunioni della Banca Centrale Europea è stata particolarmente emozionante.

Vediamo nel dettaglio cosa ha deciso il board dell’Eurotower nella riunione di oggi, 12 settembre 2019, e quello che ha detto il chairman Mario Draghi.

Riunione BCE 12 settembre: tasso depositi al -0,5%

Il tasso sui depositi sarà ridotto di 10 punti base al -0,5%. “Anche se non piacciono alle banche, i tassi negativi non causeranno il collasso del sistema finanziario”, ha commentato Draghi. “Le banche devono pensare a migliorare la loro struttura dei costi”. “I tassi negativi ci servono per raggiungere il nostro mandato”.

Per limitare gli effetti negativi del costo del denaro sottozero, sarà introdotto un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve (c.d. tiering, ndr) tramite il quale una parte delle disponibilità liquide in eccesso sarà esentata dal tasso di interesse del -0,5%.

Riunione BCE 12 settembre: QE da 20 miliardi mensili

Gli acquisti netti di asset, il c.d. Quantitative Easing, sarà ripreso, a partire dal 1° novembre, a un ritmo di 20 miliardi mensili. “Non ci sono state discussioni sulle tipologie di asset da acquistare poiché, a grandi linee, gli acquisti saranno come quelli fatti in passato”.

Il fatto che il board non abbia discusso di una fine del piano di Quantitative Easing, che è a tempo indeterminato, è legato al fatto che “abbiamo un margine di manovra rilevante per continuare a questo ritmo”. “Ci attendiamo che il piano di acquisto asset duri per il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante della politica dei tassi”

Riunione BCE 12 settembre: continua piano di reinvestimenti

Continuerà invece anche dopo la risalita dei tassi il piano di reinvestimento dei proventi dei titoli in scadenza.

Per quanto riguarda invece i nuovi prestiti a lungo termine destinati al sistema bancario (TLTRO III), registreranno un cambiamento “per preservare –riporta il comunicato emesso dall’istituto di Francoforte- le condizioni dei prestiti, garantire la trasmissione regolare della politica monetaria e sostenere ulteriormente una politica monetaria accomodante”.

Riunione BCE 12 settembre: stimoli a tempo indeterminato

Una modifica particolarmente importante è rappresenta da quella relativa la “forward guidance”, la strategia comunicativa che prevede la fissazione di una scadenza per le misure di stimolo.

Questi provvedimenti espansivi, è emerso dalla riunione di oggi della BCE, resteranno in vigore finché necessario.

Riunione BCE 12 settembre: è il momento dei governi

Nel complesso, il messaggio arrivato da Francoforte è: noi abbiamo fatto il nostro, ora tocca ai governi. Non a caso particolare enfasi, come mai prima d’ora, è stata riservata alla politica fiscale.

All’interno del board, ha detto Draghi, “c’è stata unanimità sul fatto che la politica fiscale debba diventare il maggior strumento di stimolo”. “È arrivato il momento per la politica fiscale di prendere il controllo della situazione”.

Per quanto riguarda possibili misure di “helicopter money”, di politiche monetarie estreme (anche arrivando a “lanciare soldi da un elicottero”), la BCE non ha affrontato il discorso. “Consegnare soldi alle persone rappresenta un politica fiscale, non monetaria”.

Riunione BCE 12 settembre: Germania deve fare di più

“In un contesto caratterizzato da un indebolimento dell’economia e di rischi ribassisti, i governi che hanno la possibilità di stimolare l’economia con misure fiscali dovrebbero farlo”.

Il riferimento è ovviamente alla Germania. Nel giorno in cui anche l’Ifo ha rilevato che la prima economia europea è entrata in recessione (La Germania è in recessione: a dirlo è l’IFO), Draghi ha sottolineato che le autorità tedesche “devono incrementare le spese governative”.

Riunione BCE 12 settembre: analisti ottimisti

«Non abbiamo ragione di dubitare -ha detto Vincenzo Longo di IG- sulla bontà delle misure odierne, pertanto crediamo che queste siano tali da liberare ulteriori acquisti sui mercati fino a fine mese». Continuiamo pertanto ad essere rialzisti sull’equity europeo e americano fino a fine mese.


BCE: rivolta senza precedenti contro Draghi?

Le decisioni prese ieri dalla BCE hanno fatto storcere il naso a diverse economie dell’Eurozona.

Alcuni governatori dell’istituto centrale rappresentanti dei cosiddetti “Paesi core” del blocco, si sono scagliati contro la nuova politica monetaria di Mario Draghi che, tra le altre cose, lascerà presto il Consiglio Direttivo nelle mani di Christine Lagarde.

Le ultime indiscrezioni di Bloomberg hanno parlato addirittura di una rivolta senza precedenti scoppiata nei corridoi della BCE: se il taglio dei tassi di interesse sui depositi è passato in secondo piano, l’avvio di un nuovo Quantitative Easing ha suscitato le ire di diversi Paesi.

La rivolta senza precedenti, ha continuato il quotidiano, è scoppiata durante un meeting particolarmente litigioso. Il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau è entrato ufficialmente a far parte della fazione più hawkish già comprendente l’olandese Klaas Knot e il tedesco Jens Weidmann.

Tutti e tre si sono scagliati contro la decisione di introdurre un nuovo Quantitative Easing (questa volta senza limiti temporali) a partire dal prossimo 1° novembre e a un ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Già qualche giorno fa altre indiscrezioni avevano lasciato trapelare la presenza di dissidi interni in BCE. Oggi alle voci iniziali si sono aggiunte quelle di Bloomberg che ha riportato le testimonianze di alcune persone a conoscenza dei fatti le quali, per la delicatezza della questione, hanno preferito rimanere anonime.

Mai visto un disaccordo così grande.

Francia, Paesi Bassi e Germania sono stati i più accesi critici del nuovo QE, ma non sono stati i soli: anche l’Austria e l’Estonia si sono scagliate contro le ultime decisioni della Banca Centrale Europea.

“C’è stata maggiore divergenza di opinioni sul PAA, ma alla fine il consensus è stato vasto e non c’è stato bisogno di votare,”

ha comunque tenuto a precisare il presidente uscente.

Eppure, hanno fatto notare diversi osservatori, un disaccordo così grande non si era mai visto durante la presidenza di Mario Draghi ed è proprio per questo che si è parlato di una vera e propria rivolta scoppiata, si noti, in occasione della sua penultima riunione come Presidente.

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