Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Italia. Un addetto alla scuola ogni 5.57 studenti, sei volte più che in Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-06.

2019-07-17__Scuola_Italiana__001

Il Miur, nel Portale Unico dei Dati della Scuola, mette a disposizione numerose tabelle numeriche.

Docenti a tempo indeterminato. Scuola statale Aggiornato a tutto il 2018-08-31.

ATA titolari per genere e fascia di eta’. Scuola statale. Aggiornato a tutto il 2019-03-04.

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L’Italia ha 8,481,183 persone in età scolare.

Il numero dei docenti a tempo indeterminato assomma a 1,346,487 unità lavorative.

Il numero geli Ata, acronimo di personale amministrativo, tecnico ed ausiliare, a tempo indeterminato assomma a 183,425 unità lavorative.

Il totale del personale a tempo indeterminato è quindi 1,346,487 + 183,425 = 1,529,912 addetti.

A questo numero dovrebbe essere aggiunto il personale non a tempo determinato, sul quale non sono però al momento disponibili statistiche recenti. Sono grosso modo stimabili trai 300,000 ed i 400,000 addetti.

Ragionando quindi sui soli dati disponibili emerge che in Italia vi siano:

– 6.29 studenti per ogni docente a tempo indeterminato;

– 5.57 studenti per ogni addetto alla scuola a tempo indeterminato.

Queste cifre sono tre volte maggiori di quelle riscontrabili per classi omologhe negli Stati Uniti, cinque volte maggiori per la Russia e sei volte maggiori per la Cina.

Tuttavia, mentre negli Stati Uniti, in Russia ed in Cina non risulterebbe che gli studenti siano particolarmente mal preparati, gli studenti italiani emergono essere particolarmente mal preparati.

Questi sono i risultati dell’Invalsi, pubblicati il 10 luglio.

«le scuole del Nord che riescono a mantenere un buon livello degli studenti durante tutto il percorso e le scuole di regioni come la Campania, la Calabria e la Sicilia in cui la metà degli studenti arriva alla Maturità con l’insufficienza sia in italiano che in matematica»

«soltanto due studenti su tre posseggono alla fine del percorso le competenze di base richieste dai programmi scolastici»

«matematica: se in terza media tre ragazzi su 5 (61,33 per cento) hanno appreso in maniera sufficiente o di più il programma, alla fine delle scuole superiori sono solo il 58,3 per cento quelli che si possono considerare «promossi»»

«in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna dove addirittura la situazione è rovesciata: il 60 per cento degli studenti non è sufficiente»

«Inglese: per quanto riguarda la comprensione orale solo uno studente su tre riesce a raggiungere il livello richiesto»

«i dati sulla lettura in inglese: il 51,8 per cento degli studenti di quinta superiore, cioè uno su due, arriva al livello B2. Ma resta un risultato comunque insoddisfacente»

«Si conferma anche per la quinta superiore il divario tra le regioni del Nord nelle quali l’insufficienza grave nelle prove di italiano è quasi fisiologica al di sotto del 10 per cento e quelle del Sud dove sfiora il 20 per cento in Puglia e Molise e supera il 25 in Calabria»

«Ma il vero problema della scuola superiore in Italia resta la matematica: ci sono regioni come la Calabria, la Campania e la Sicilia dove il 60 per cento dei ragazzi non ha raggiunto le competenze minime richieste dai programmi»

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Nel corso degli ultimi decenni la scuola ha subito una burocratizzazione che supera ampiamente quella che vigeva nella passata Unione Sovietica e nella Cina della rivoluzione culturale. Il corpo docente passa il suo tempo a disbrigare pratiche burocratiche che mai i burocrati ministeriali leggeranno.

Scuola Italiana. Fotocopie di una burocrazia satanica.

«Come si constata, le sole circolari interne dedicate in un anno al Corpo docente assommano a 477 (quattrocentosettantasette). Ogni tanto sono di semplice e rapida lettura, ma di norma sono lunghette e complesse, con molti rimandi.

Ragionando in termini medi, ogni circolare richiede grosso modo un’ora di tempo tra lettura e tentativi di comprendere cosa dicano.

Questo significa che un usuale Insegnate spende ogni anno circa 500 ore del suo tempo a leggersi e studiarsi circolari sulla utilità delle quali ben si potrebbe argomentare.

Ma un insegnante di liceo scientifico lavora mediamente 1,300 ore all’anno, secondo i dati ministeriali.

In altri termini, ogni insegnante passa più di un terzo del suo tempo lavorativo a leggere circolari.»

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Sorgono spontanee alcune domande.

– Che senso ha investire 80 miliardi ogni anno nella scuola per ottenere poi risultati così sconfortanti?

– Che senso ha utilizzare il comparto scolastico come ammortizzatore sociale di persone che hanno conseguito lauree fuori mercato?

– Cosa si aspetta a ristrutturare deburocratizzando l’intero comparto?

– Una scuola che non seleziona bocciando gli incapaci è solo un opificio di certificati senza valore.

– Lo si è capito o meno che gli studenti di oggi saranno i professori di domani nonché la classe dirigente?

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I ministeriali sono davvero fortunati a vivere in Italia. Fossimo in Cina sarebbero da tempo nel Laogai a meditare che lo stipendio ce lo si deve guadagnar con il sudore della fronte.


Corriere. 2019-07-10. Invalsi 2019, l’Italia divisa in due. Quasi la metà dei maturandi «analfabeta» in matematica

Italiano, uno su tre «bocciato»

E’ un’Italia divisa in due quella che appare dalla fotografia della scuola italiana presentata il 10 luglio dall’Invalsi, l’ente di valutazione del sistema d’Istruzione guidato da Anna Maria Ajello. Con le scuole del Nord che riescono a mantenere un buon livello degli studenti durante tutto il percorso e le scuole di regioni come la Campania, la Calabria e la Sicilia in cui la metà degli studenti arriva alla Maturità con l’insufficienza sia in italiano che in matematica. Per la prima volta quest’anno l’Invalsi ha testato i ragazzi della quinta superiore, quelli che hanno appena affrontato la maturità. Come media nazionale, i risultati delle superiori confermano quelli della terza media: soltanto due studenti su tre posseggono alla fine del percorso le competenze di base richieste dai programmi scolastici: sono il 65,6 % alle medie e il 65,4 % in quinta superiore per quanto riguarda l’italiano.

Emergenza matematica

Va anche peggio per la matematica: se in terza media tre ragazzi su 5 (61,33 per cento) hanno appreso in maniera sufficiente o di più il programma, alla fine delle scuole superiori sono solo il 58,3 per cento quelli che si possono considerare «promossi». Una situazione incredibile che diventa drammatica in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna dove addirittura la situazione è rovesciata: il 60 per cento degli studenti non è sufficiente. «Le cause sono varie – spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci – molto dipende dal contesto e dalla situazione socioeconomica familiare. In alcune aree l’impreparazione è tale che è come se un terzo degli studenti non avesse frequentato la scuola: alla fine delle superiori ha conoscenze e competenze della terza media». Nei piccoli centri delle regioni del Sud ancora esistono classi di fatto differenziate per i bravi e gli studenti considerati scarsi.

Il flop dell’inglese

Doccia fredda anche per l’inglese. I programmi ministeriali prevedono che i ragazzi escano dalle scuole superiori con competenze al livello B2 in lettura e comprensione orale, che è un livello avanzato: per quanto riguarda la comprensione orale solo uno studente su tre riesce a raggiungere il livello richiesto. «E’ un problema anche di didattica – spiega Anna Maria Ajello – ma ormai ci sono moltissime risorse facilmente reperibili: aver messo sotto la lente anche l’inglese in questi ultimi due anni ci ha permesso di avere già i primi miglioramenti per esempio alle medie. Questo è un caso in cui la valutazione aiuta a migliorare il curriculum».

La lettura (in inglese)

Sono un po’ più incoraggianti anche se ben lontano dal 77,5 per cento dei ragazzini della terza media che superano il livello A1, i dati sulla lettura in inglese: il 51,8 per cento degli studenti di quinta superiore, cioè uno su due, arriva al livello B2. Ma resta un risultato comunque insoddisfacente.

Nord vs Sud

Si conferma anche per la quinta superiore il divario tra le regioni del Nord nelle quali l’insufficienza grave nelle prove di italiano è quasi fisiologica al di sotto del 10 per cento e quelle del Sud dove sfiora il 20 per cento in Puglia e Molise e supera il 25 in Calabria: «In quest’ultima regione è come se uno studente su quattro non fosse andato a scuola», commenta Ricci.

Italiano, i migliori e i peggiori

I numeri sono inversi se si considerano gli studenti migliori, quelli che hanno i punteggi più alti: sono tra il 15 e il 20 per cento nelle regioni del Nord e sotto il 10 per cento al Sud.

Il tonfo in matematica

Ma il vero problema della scuola superiore in Italia resta la matematica: ci sono regioni come la Calabria, la Campania e la Sicilia dove il 60 per cento dei ragazzi non ha raggiunto le competenze minime richieste dai programmi. Al contrario di regioni come la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia dove tre studenti su quattro hanno raggiunto gli obiettivi.

Matematica, il divario comincia alle elementari

Occorrerà riflettere sui risultati della matematica e trovare qualche soluzione: il trend degli studenti scarsi comincia dalla quinta elementare e non si arresta più, aumentando anzi il divario.

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