Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Governo. Ex-Ministri silurati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-05.

Siluro 001

M5S ha 216 / 630 deputati e 107 / 321 senatori.

Pd ha 111 / 630 deputati e 51 / 321 senatori.

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Questo è l’elenco dei Ministri.

Luciana Lamorgese al ministero dell’Interno

Luigi Di Maio agli Esteri (M5s)

Alfonso Bonafede alla Giustizia (M5s)

Lorenzo Guerini alla Difesa (Pd)

Roberto Gualtieri all’Economia (Pd)

Dario Franceschini alla Cultura e Turismo (Pd)

Paola De Micheli ai Trasporti (Pd)

Roberto Speranza alla Salute (Leu)

Lorenzo Fioramonti all’Istruzione (M5s)

Stefano Patuanelli allo Sviluppo Economico (M5s)

Nunzia Catalfo al Lavoro (M5s)

Teresa Bellanova all’Agricoltura (Pd)

Sergio Costa all’Ambiente (M5s)

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Federico d’Incà ai rapporti con il Parlamento (M5s)

Paola Pisano all’Innovazione tecnologica (M5s)

Fabiana Dadone alla Pubblica amministrazione (M5s)

Peppe Provenzano al Sud (Pd)

Francesco Boccia agli Affari regionali (Pd)

Elena Bonetti alle Pari opportunità e famiglia (Pd)

Enzo Amendola agli Affari europei (Pd)

Vincenzo Spadafora alle Politiche giovanili e allo Sport (M5s)

*

M5S ha dieci ministri, PD 9, Leu uno.

Ci si sarebbe attesi che M5S avesse un numero di ministri doppio di quelli del partito democratico.

Al Senato il nuovo Governo può contare su 158 senatori, essendo 161 il quorum di maggioranza.

Verosimilmente, i Senatori del Gruppo per le Autonomie, 8 senatori, dovrebbero dare la fiducia al Governo, portandolo in maggioranza.

Resta la legittima suspicione sul voto degli ex-Ministri non rinnovati.


Adnk. 2019-09-05. Da Trenta a Toninelli, i ministri ‘silurati’

Fuori tutti: Trenta, Toninelli, Bonisoli, Grillo, Moavero Milanesi, Tria, Lezzi. Nasce il governo giallorosso ma per loro non c’è posto. “Continuerò sempre a credere che ci sia la possibilità del cambiamento. Lo devo a mio figlio, a voi e a me stessa. Buon lavoro al nuovo Governo che seguirò dal Senato” scrive su Fb l’ormai ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, rimpiazzata da Giuseppe Provenzano. E come lei sono diversi i ministri del primo governo Conte ai quali non sarà concesso il bis.

Esce a sorpresa l’ex ministra della Salute, Giulia Grillo, che cede il ministero a Roberto Speranza di Leu. Su Fb ringrazia “chi è stato con me in questi lunghi mesi spesso in salita, condividendo le ansie e gli entusiasmi” e poi ammette: “essere ministro è stato un privilegio e un onore”. Un onore che come lei hanno avuto anche altri colleghi prima di trasformarsi in esclusi di primissimo livello. Come Elisabetta Trenta, che non è riuscita a rientrare in squadra e cede ora il posto a Lorenzo Guerini.

“Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero – confessa l’ex titolare della Difesa al ‘Messaggero’ -. Non sono contenta, non meritavo tutto questo. Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini. Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti”. Trenta lascia con l’amaro in bocca ma prima dell’apertura della crisi il suo nome aveva fatto capolino tra i sacrificabili per un eventuale rimpasto gialloverde.

Sacrificabile – e di fatto sacrificato – anche Danilo Toninelli, rimpiazzato alle Infrastrutture da Paola De Micheli del Pd. L’amarezza non la lascia trapelare ma su Fb Toninelli si lascia andare a un post fiume in cui dice di aver “donato tutto me stesso, a volte anche sbagliando, come può capitare, ma comunque nella convinzione di aver agito, giorno dopo giorno, per l’esclusivo interesse dei cittadini”. Immancabile la lista di obiettivi realizzati: dal Ponte Morandi allo sblocca cantieri, fino allo “sforzo per il rilancio del porto di Gioia Tauro”. E la Tav? Non pervenuta. Ma tant’è.

Il club degli esclusi annovera altri nomi eccellenti. In via XX Settembre non resta in sella Giovanni Tria ma arriva Roberto Gualtieri. Romano, prof di storia col pallino per la chitarra, approda alla guida del Tesoro dopo ben tre mandati al Parlamento europeo. Che dire di Moavero Milanesi? Esce dalla Farnesina e cede i galloni a Luigi Di Maio che a sua volta lascia Mise e Lavoro nelle mani dei fedelissimi Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo.

Per non parlare di Alberto Bonisoli, ‘silurato’ dai Beni Culturali, dove torna Dario Franceschini, tra i primi a spingere per un’alleanza M5S-Pd. Il nuovo ministro mette in tasca anche il Turismo ma la sua nomina lascia a bocca asciutta, Anna Ascani, renziana doc, che fino a ieri mattina risultava ancora in lizza ai Beni Culturali.

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