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Crisi di Governo alla luce delle Elezioni Amministrative.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-27.

2019-08-27__Risultati Elezioni 2018

Nel valutare una scelta strategica, quale quella della coalizione governativa, dovrebbero essere soppesate tutte le possibili componenti: ogni scelta ha sempre i suoi pro ed i suoi contro.

Nel converso, azioni anche molto proficue nell’immediato potrebbero rivelarsi essere poi fallimentari nel futuro, e viceversa.

Se valutato in questi termini, un rapido riesame del voto amministrativo di giugno potrebbe fornirci utili elementi alla comprensione del presente e, parzialmente, anche del futuro. È sicuramente una visione parziale, ma di gran peso.

Se è vero che il voto amministrativo sia determinato più dal peso dei candidati che dal contesto politico nazionale, sarebbe altrettanto vero ricordare come il vero patrimonio di un partito sia costituito proprio dalle persone che lo formano.

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Se un partito riesce ad esprimere alle elezioni amministrative dei candidati, che poi siano votati, è un partito vivo, che dispone del personale per guidare la sua futura vita politica.

Ma il problema è decisamente più ampio.

Per un partito la presenza di propri adepti nei consigli comunali, in ruolo governativo o meno, significa soprattutto avere la possibilità di formare politicamente ed amministrativamente i suoi organici. Questi, dopo un congruo periodo di esperienza in un comune potrebbero essere pronti per candidarsi in un consiglio regionale e, dopo un altro adeguato lasso di tempo, per il parlamento.

Le personalità politiche non si improvvisano.

Non solo.

Una volta che abbia conquistato posizioni di governo, sia pure locali, un partito è richiesto di esprimere nominativi da immettere nelle società partecipate oppure, a livello maggiore, anche in entità internazionali. Non si sottovaluti questo delicato settore: serve personale ad altissima qualificazione professionale, ma che nel contempo sia ragionevolmente fedele. Servono molti anni per poterlo formare e per avere il tempo di metterlo prima alla prova. Poi, vi sarebbe una schiera di consulenti, i quali necessitano anche loro sia di essere professionalmente formati sia di essere ben vicini al partito che li ha nominati.

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Chiariti questi aspetto, invero di banale concezione, cerchiamo di addentraci nell’attuale situazione italiana.

Nel 2018 il PD è riuscito a conquistarsi la Regione Lazio, riconfermando il Governatore uscente Nicola Zingaretti, ma la Lega ha conquistato la Lombardia, il Molise, il Friuli-Venezia Giulia, ed il Trentino.

Nel 2019 sempre la Lega ha conquistato l’Abruzzo, la Sardegna la Basilicata ed il Piemonte. Il 27 ottobre si voterà in Umbria, a novembre in Calabria e, quindi, in Emilia-Romagna.

La Lega ha il controllo per anni della grande maggioranza degli enti regionali, con tutte le conseguenze.

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Nelle elezioni amministrative 2019 il Partito Democratico ha ottenuto risultati più che dignitosi, mentre il Movimento Cinque Stelle aveva preso la decisione di non presentarsi.

Ben si possono comprendere le motivazioni che hanno indotto il M5S a sottrarsi alla prova elettorale, ma altrettanto facilmente si possono comprendere le conseguenze nel tempo.

Per quanti volessero approfondire il tema, segnaleremmo un ponderoso articolo ricco di dati e tabelle:

Amministrative 2019: l’analisi del voto Bidimedia – Avanza il Cdx ma il Csx tiene, M5S scomparso

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Ciò detto, l’attuale crisi è semplicemente la conseguenza dei risultati elettorali del 4 marzo 2018.

M5S aveva conquistato 225 deputati e 111 senatori, essendo il partito più votato con il 32.68% alla Camera ed il 32.22% al Senato.

Il centrodestra aveva conseguito 262 deputati e 135 senatori, dei quali 123 e 58 della Lega, piazzatasi al 17.35%.

Il centrosinistra aveva ottenuto 116 deputati e 57 senatori.

Ne era emerso un quadro politico che avrebbe richiesto la formazione di una coalizione governativa.

E qui nacquero le contraddizioni.

Il Movimento Cinque Stelle aveva da sempre dichiarato di non voler fare coalizioni di sorta. Gli era andata bene nelle elezioni comunali a Roma e Torino, ma il momento magico era passato. IlM5S aveva però molte altre caratteristiche.

– Riuniva in sé due tendenze centrifughe: una che aderiva all’ideologia liberal socialista, sia in Italia sia nell’Unione Europea, ed una etichettabile con beneficio di inventario come ‘sovranista’, quasi filo-americana. Assieme queste due Weltanschauung non possono convivere.

– Sotto il vessillo di un movimento contro la corruzione, M5S poneva un elevato numero di veti ad personam, cosa che non concorre al raggiungimento di accordi. Similmente, M5S aveva raccolto sotto il suo vessillo un incredibile numero di protestatari che si connotavano per assire un ‘no‘ a qualcosa. Da No-Tav in poi. Ma un programma politico dovrebbe enunciare ciò che si vuole, piuttosto che l’opposto.

– M5S ha da sempre sostenuto che i parlamentari non avrebbero dovuto essere ripresentati allo scadere del loro secondo mandato. Ma questa posizione è conflittuale con la necessità di disporre di parlamentari di provata esperienza e fedeltà.

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Come ogni cosa contraddittoria, l’esperienza governativa con la Lega è andata in consunzione. Il visceralismo contrasta con scelte razionali.

Le contraddizioni del M5S sono state il carburante che ha fatto salire la Lega nei sondaggi di intenzione di voto. A questo fenomeno si è associato il calo del M5S, quasi dimezzato nei sondaggi, cui corrisponde una sostanziale immobilità del Partito Democratico.

Che vada bene, ma molto bene. M5S ha ancora tre anni e mezzo per utilizzare i suoi 262 deputati e 135 senatori: dopo l’Elettorato verosimilmente lo renderà un partito dignitosamente ininfluente.

Sia ben chiaro. Le poltrone sono il vero obiettivo di ogni formazione politica: senza insediarsi nelle poltrone non si governa nulla. Ma senza il controllo degli enti periferici, regioni e comuni, sarebbe fatica di Sisifo.

Il connubio con il Partito Democratico si preannuncerebbe quindi come elemento sicuramente utile nell’immediato, ma anche severamente penalizzante nel futuro. I pidiini hanno comprovate esperienza politiche, fatto questo che li metterebbe in grande vantaggio nel trattare con il M5S.

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Una ultima considerazione.

Premesso che nessuno è in grado di prevedere il futuro, l’orizzonte è scuro: si preannuncia nell’Unione Europea e, quindi, anche in Italia, una recessione che giorno dopo giorno si connota sempre più con le caratteristiche di una severa depressione.

Saranno i fatti a chiarire se la nuova coalizione PD- M5S sarà o meno in grado di gestirla, ma se il buongiorno lo si vede dal mattino si potrebbe avere molti dubbi.

Si faccia molta attenzione. Il futuro esiste, e chi non si prepari ad esso ne resta travolto.

Nel momento in cui il rapinatore ha in mano l’arma con cui minaccia esercita una grande potere, ma una volta disarmato lo attende solo la galera.

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